Il dono dell’ipersensibilità – Il Quorum
CULTURA Psicologia e Sociologia

Il dono dell’ipersensibilità

L’ipersensibilità, intesa come maggiore e più intesa partecipazione degli stimoli, è da considerarsi un dono e un vantaggio, in quanto essa, proprio in ragione della sua essenza, è fonte di ricchezza interiore

Se rimuginate a lungo sulle vostre e sulle altrui affermazioni, anche quando banali, se spesso vi sentite fraintesi o incompresi, se siete facilmente impressionabili, se le novità vi spaventano, se avete l’impressione di cogliere molti più aspetti della realtà di quanti non ne colgano la maggioranza delle persone che conoscete, se siete intolleranti alle ingiustizie anche quando non vi coinvolgono in prima persona, allora, con buona probabilità, siete ipersensibili.

Poco importa che siate uomini o donne: l’ipersensibilità non ha sesso e non guarda in faccia nessuno. Per fortuna. Già, perché l’ipersensibilità, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è una dote.

O almeno questo è quello che sostiene Rolf Sellin nel suo volume “Le persone sensibili hanno una marcia in più”, testo nel quale lo psicoterapeuta tedesco fornisce diverse chiavi di lettura dell’ipersensibilità e indica, a coloro che presentano questa caratteristica, la via più efficace per gestirla autonomamente e in maniera costruttiva e fruttuosa.

Il punto di forza del libro, oltre che nel fatto d’incarnare una sorta di “manuale di sopravvivenza per gli ipersensibili”, sta proprio nel suo autore, il quale, in quanto ex ipersensibile infelice e consulente psicologico specializzato nella corretta e profittevole gestione dell’ipersensibilità, dà una bella prova di competenza in materia, nonché di chiarezza di linguaggio (il che rende il libro una lettura davvero godibile).

Lo stesso sostiene che l’ipersensibilità, intesa come maggiore e più intesa partecipazione degli stimoli, sia da considerarsi un dono e un vantaggio, in quanto essa, proprio in ragione della sua essenza, è fonte di maggiore ricchezza interiore e garanzia di un più intenso godimento dell’esistenza.

Il ragionamento che fa Sellin è elementare, logico e lineare: colui che ha una capacità percettiva più sviluppata dispone di una visione d’insieme più lucida e obiettiva, è in grado di rilevare e apprezzare un’elevata quantità di stimoli, è più attento della media ed è maggiormente predisposto al successo in società (anche in ragione della sua spiccata empatia), per cui, almeno sulla carta, è una persona potenzialmente in grado di vivere la sua esistenza al meglio.

Peccato che, nella realtà, molti ipersensibili vivano con sofferenza e disagio questo loro aspetto caratteriale e tendano a condurre un’esistenza solitaria e infelice, come riscontrato dallo stesso autore nella sua lunga esperienza di psicoterapeuta (e vissuto sulla propria pelle).

Il trucco per uscire da questa impasse e tramutare l’ipersensibilità in un vantaggio consisterebbe nel riappropriarsi della percezione di se stessi: “chi non percepisce se stesso, non può prendersi cura di sé”.

Soltanto avendo piena consapevolezza della propria persona, del corpo e dei suoi bisogni, così come dei suoi limiti, si può imparare a non farsi sopraffare dagli eventi, a non dipendere dai giudizi altrui, a non annullarsi per gli altri, a dire di no, ad aumentare la propria autostima, a non aspirare alla perfezione; in altre parole, solo imparando a gestire la propria ipersensibilità attraverso una percezione centrata su se stessi è possibile fare della medesima una dote da sfruttare a proprio vantaggio ed evitare che diventi un ostacolo ad una vita serena.

Tale processo è assolutamente necessario, se non si ha l’assoluta certezza di rientrare nella sparuta categoria degli ipersensibili felici, e cioè di coloro che, avendo fatto della loro persona il centro della loro percezione fin dall’infanzia, sono riusciti a fare dell’ipersensibilità un vantaggio.

Con l’ipersensibilità bisogna necessariamente imparare a convivere: essendo essa una caratteristica innata, anche se solo in parte, non si può fare altro che accettarla (meglio se di buon grado, atteso che, se ben sfruttata, è garanzia di una vita più serena ed appagante). Il testo di Sellin, ricco di test, esercizi e suggerimenti, può essere d’ausilio in questo processo di riconoscimento dell’ipersensibilità e di sua accettazione quale vantaggio.

D’altra parte, la vita è una sola, anche per gli ipersensibili, e bisogna fare tutto quanto è nelle proprie possibilità per viverla al meglio.

Dalila Giglio