Cento anni fa la “Grande Guerra” – Il Quorum
CULTURA Storia

Cento anni fa la “Grande Guerra”

Le conseguenze del Primo conflitto mondiale sulla Storia Europea

Quando il 28 Giugno del 1914, il serbo (e bosniaco) nazionalista Gavrilo Princip sparò verso l’arciduca austriaco erede al trono Francesco Ferdinando e la sua consorte Sofia a Sarajevo uccidendoli entrambi, il corso della Storia dell’Europa, e non solo, cambiò definitivamente, dando origine ad altre sciagure immani successive. Quell’evento drammatico, che in realtà, sarebbe meglio definirlo un pretesto fortemente atteso e utilizzato dalle grandi potenze per alimentare i propri interessi geopolitici, scatenò quella che viene unanimemente indicata, in quanto a tecnologie impiegate e tecniche di combattimento, come il primo vero conflitto bellico dell’era moderna, ossia la Prima Guerra Mondiale. Quest’anno cade il centenario di questa carneficina lunga quattro anni che insanguinò soprattutto l’Europa ma che coinvolse anche con un ruolo discretamente rilevante gli Stati Uniti, l’Africa (tramite le colonie), e persino nazioni in Asia, America Latina, Oceania e nei Caraibi.

Forti discrepanze riguardano le vittime, per anni si è parlato di 8-10 milioni di morti cifre totalmente sbagliate che non davano alcuna idea delle dimensioni enormi territoriali e in termini di persone coinvolte nel conflitto. Le più dettagliate e veritiere parlano di circa 17 milioni di caduti tra militari e civili. Prima di questo conflitto, solamente le guerre Napoleoniche erano considerate come qualcosa che sarebbe stato molto difficile da superare riguardo a perdite di vite, circa 600.000, e a territori coinvolti (estese alla campagna in Russia condotta dalle truppe francesi stremate e decimate dal freddo).

L’attentato all’Arciduca provocò una reazione a catena determinata da una escalation di eventi rapida e “voluminosa” mai vista in precedenza. L’Impero Austro-Ungarico tra lo sdegno per aver perso in un modo così drammatico un importante esponente della Corona e il suo desiderio di espansione verso i Balcani, dichiarò lo stesso giorno del gravissimo episodio, guerra al piccolo ma incandescente Regno di Serbia, ovviamente spinto anche dallo storico alleato, ossia il Kaiser tedesco, con la speranza da parte di quest’ultimo, che il conflitto si sarebbe concluso velocemente a suo favore.

Regno Unito, Francia e Russia si schierarono a difesa della Serbia, dichiarando a loro volta guerra all’Austria e alla Germania.

Alle due potenze occidentali ciò che interessava veramente erano le pericolose brame espansionistiche tedesche sul continente, a est inizialmente ma con la minaccia concreta che si diffondessero anche a ovest. Ma non solo, c’era in ballo anche una supremazia militare. La Marina tedesca aveva infatti avuto negli ultimi anni precedenti all’entrata in guerra, uno sviluppo esponenziale, considerato estremamente pericoloso agli occhi degli Inglesi.

Un elemento accomunava tutte questi imperi, la convinzione che il conflitto si sarebbe concluso in maniera abbastanza rapida senza grossi spargimenti di sangue. Ma non fu così, soprattutto per il fronte occidentale che vide protagoniste feroci battaglie tra Anglo-Francesi e Belgi da una parte e Tedeschi dall’altra. Infatti, se sul fronte balcanico, la Serbia cadde abbastanza facilmente, i Tedeschi dopo i primi successi e avanzate, furono bloccati dai Transalpini a pochi chilometri da Parigi nel finire dell’estate del 1914 – l’evento che trasformò la Prima Guerra Mondiale da un iniziale conflitto “dinamico” (simile allo scontro frontale e allo “sbaraglio” tipici delle guerre ottocentesche) in uno statico e di attesa fu la battaglia della Marna, e gli scontri nelle Fiandre con i Tedeschi incapaci di sfondare.

La conseguenza diretta di questo stallo fu la nascita lungo chilometri delle inumane trincee, un modo di combattere quasi assente o comunque molto limitato prima della “Grande Guerra”. Discorso analogo sul fronte orientale con Russi e Austro-Ungarici quest’ultimi, da subito in difficoltà, supportati più volte dal Kaiser.

Quale fu il ruolo dell’Italia? Molto è stato scritto sul voltafaccia del Paese prima alleato dei Tedeschi e degli Austriaci nella Triplice Alleanza, e poi traditori nei riguardi di entrambi. La voglia di proseguire il cammino intrapreso durante il Risorgimento nelle Guerre di Indipendenza proprio contro l’Austria e il desiderio ovviamente alimentato da possibili nuovi ottenimenti territoriali (Istria e Dalmazia) ebbe la meglio sul già cronico precario livello di fedeltà italico. Il Paese entrò in guerra nel 1915 al fianco del Regno Unito e Francia contro gli ex alleati di lingua tedesca.

Ma al di là degli avvenimenti puramente storici, cosa è stata la Grande Guerra e quali conseguenze ha avuto sul corso della Storia? Abbiamo già parlato del numero enorme di caduti e dell’estensione territoriale mai raggiunta precedentemente da un conflitto. Ma è doveroso fare un approfondimento anche per quanto riguarda l’introduzione di “concetti” nuovi, ossia massacri di massa, e tecniche di offesa estremamente cruente come l’utilizzo del gas conosciuto comunemente come Iprite. Utilizzato per la prima volta dai Tedeschi in Belgio, a Ypres, (da cui prende il nome), veniva impiegato soprattutto per “stanare” i soldati dalle trincee, i quali se erano riusciti a scampare ai proiettili delle mitragliatrici o ancora più miracolosamente ai cannoni nemici, subivano gli effetti primariamente invalidanti coinvolgenti più organi del gas. Ovviamente, si moriva anche a causa di questa arma chimica.

Lo scopo era chiaro da parte tedesca: limitare ad ogni costo una perenne guerra di trincea logorante e scarsamente produttiva.

La Grande Guerra vide anche la prima “tendenza” a crimini di guerra con modalità differenti rispetto al passato che sarebbero purtroppo state una costanza nei grandi conflitti successivi. Rastrellamenti, deportazioni, violenze contro i civili in gran parte dei territori coinvolti, dal fronte occidentale (soprattutto in Belgio) a quello orientale, in Russia, Bulgaria e in Serbia. E poi si scoprirono le potenzialità del cielo. Anche la nascente aviazione, (il primo volo ufficiale fu compiuto dai fratelli Wright nel 1903), poteva rappresentare un modo nuovo ed efficace di combattere. Ed ecco, quindi, i primi bombardamenti dal cielo, un altro cambiamento epocale e di rottura rispetto al passato con rilevanti perdite tra i civili.

L’Austria e la Germania oltre a essere impiegate sui vari fronti, furono logorate soprattutto internamente e questa fu una delle cause della sconfitta di entrambe. La prima, in particolare, da decenni impegnata a domare le varie rivolte tra le diverse etnie soprattutto slave, (dopo le guerre di Indipendenza da parte piemontese contro i Savoia), all’interno dell’Impero, aveva visto subire con gli anni una certa perdita di efficacia del proprio glorioso esercito. La seconda, dilaniata negli ultimi anni del conflitto, dalle rivolte e ammutinamenti avvenute nella Marina. E proprio riguardo a questo, l’intervento degli Stati Uniti nel 1917, a differenza di quanto avvenne della Seconda Guerra mondiale, fu rilevante ma non primario nella sconfitta tedesca.

La Conferenza di Versailles fu una vera e propria disgrazia con conseguenze dirette riguardo a ciò che avvenne in seguito. “Spacciato” come trattato di pace, fu invece il motivo principale (o comunque tra i più decisivi) per il secondo conflitto mondiale con perdite tre volte superiori rispetto al primo e con annesso il più grande genocidio di massa di un popolo (e minoranze).

Spinti soprattutto dalla Francia e in maniera più marginale dal Regno Unito (quest’ultimo interessato soprattutto all’aspetto militare) l’obiettivo principale era quello di rendere più innocua possibile la Germania, non solo dal punto di vista territoriale (perdita di regioni cruciali a favore di Francia, Polonia, oltre alle colonie) ma soprattutto dal punto di vista economico, con il Paese costretto a pagare per molti anni i danni causati dal conflitto.

Insomma, fu un armistizio fortemente impositivo e umiliante per una singola nazione ma non tendente a costruire una pace duratura visto le tensioni che di li a pochi anni avrebbe generato.

Ma il vero “pasticcio” (per usare un eufemismo) fu compiuto a Est, le cui conseguenze nefaste sono arrivate sino agli anni ’90. La disgregazione dell’Impero Austro-Ungarico, infatti, vide la questione della sovranità politica territoriale delle minoranze etniche presenti. Questione risolta in maniera frettolosa e maldestra dall’ “Autodeterminazione dei popoli” presente nel programma del presidente degli Stati Uniti (“I quattordici punti”). Il Regno di Yugoslavia fu creato attraverso la convivenza di popoli differenti per lingua e religione, una polveriera che prima o poi sarebbe esplosa, e fu così.

Le Guerre Balcaniche dei primi anni ’90 tra Croati e Bosniaci prima e successivamente con l’aggiunta della Serbia furono generate da una rinascita del nazionalismo su base etnica e territoriale. Un conflitto nel quale crimini di guerra e genocidi di popoli ebbero nuovamente un ruolo da protagonista, mentre l’Europa pensava di averli accantonati definitivamente con la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta dei regimi totalitari. Invece, uscirono fuori personaggi sanguinari quali il serbo Milosevic e il serbo bosniaco Karadžić. Ma ovviamente, come scritto in precedenza, la conseguenza maggiore del Trattato di Versailles fu il Secondo conflitto bellico e ancora prima l’ascesa del Nazismo in Germania.

Difficile affermare cosa sarebbe accaduto se gli Imperi centrali avessero vinto. Sicuramente, il paese europeo che avrebbe più “sofferto” della vittoria tedesca sarebbe stata la Francia, con la perdita della propria sovranità. Il Regno Unito avrebbe avuto probabilmente un ridimensionamento a livello coloniale rilevante, e soprattutto uno smacco dal punto di vista militare-marittimo. L’impero Asburgico avrebbe mantenuto il suo Impero pieno di contraddizioni per altri anni ma le tensioni tra le popolazioni slave (tra cui quelle della problematica Serbia sconfitta e annessa) sarebbero comunque emerse.

L’Italia avrebbe ceduto all’Austria quei territori faticosamente ottenuti tramite le Guerre di Indipendenza meno “toccati” dall’esito del conflitto, in quanto ancora non rivestita del ruolo di prima potenza mondiale; forse sarebbero nati gli Stati Uniti Europei, tuttavia con addosso una intolleranza forte nel vedere un’Europa sotto il Kaiser forte sia economicamente che militarmente. Con una Germania vincente, forse sarebbe venuto meno quello spirito di vendetta che avrebbe generato anche verso un odio a livello etnico (Ebrei e popoli dell’Est). Ma ovviamente, le “sliding doors” della Storia per quanto possano essere affascinanti lasciano il tempo che trovano. La vera certezza è che la Grande Guerra segnò un solco profondissimo rispetto al passato mutando definitivamente e irreversibilmente le sorti della Storia europea.

Luca Prete