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Vizio di forma (Inherent Vice)

Un film che avrebbe dovuto vincere una montagna di Oscar e non ne ha preso nemmeno uno, lasciando il campo a un nuovo conformismo hollywoodiano

Vizio di forma (Inherent Vice) è un film del 2014 diretto da Paul Thomas Anderson.

È basato sull’omonimo romanzo del 2009 scritto da Thomas Pynchon, uno dei massimi esponenti del postmoderno in letteratura, che si caratterizza per la scrittura labirintica ed estremamente complessa.

La traduzione del titolo tanto per cominciare è mai come in questo caso lapidariamente inutile. Inherent Vice è il vizio intrinseco di forma (o corruttibilità intrinseca) che induce qualcosa (di relativamente fragile ad esempio) a rompersi in certe circostanze. Letto così ha un senso il riferimento alla fragilità della utopia della rivoluzione sessuale, della liberazione psichedelica, della lotta studentesca che lasciarono il posto all’America di Reagan e Nixon, al concerto dei Rolling Stone di Altamont con i suoi morti, agli Hells Angels e agli orrori della Manson Family.

La trama: Larry “Doc” Sportello è un investigatore privato tossicodipendente che si vede chiedere aiuto da una sua ex, Shasta. La donna vuole infatti evitare che l’uomo con cui ha una relazione, il miliardiario Mickey Wolfmann, sposato con un’altra donna, venga internato dalla moglie e dall’amante di quest’ultima. Doc accetta di aiutarla, intraprendendo a sua insaputa un cammino che lo porta ad incontrare una serie di stravaganti personaggi e vivere bizzarre situazioni nella California degli anni 70.

Scrive Christian Raimo su Internazionale:

“C’è un film che avrebbe dovuto vincere una montagna di Oscar e non ne ha preso nemmeno uno, lasciando il campo a un nuovo conformismo hollywoodiano: performativo, muscolare, virtuosistico. Film molto eterogenei come, l’anno scorso, Gravity o, quest’anno, Birdman, ma anche Interstellar, Boyhood o The Grand Budapest Hotel hanno questo in comune: un esibizionismo artistico e soprattutto tecnico che ti fa allargare la bocca in un “oooh!” senza riposo, ma che non ti fa dimenticare praticamente mai che ci sia un regista dietro, e che quel regista stia ora dicendo la sua sul cinema, sull’America, su Hollywood stessa come se fosse un manifesto definitivo, da premi e discorsi sul palco.

Uscito l’autunno scorso negli Stati Uniti, Vizio di forma di Paul Thomas Anderson è un film (il suo settimo) meraviglioso e – nonostante sia il parto di un regista iperconsapevole e cinefilo – non dichiara di esserlo ogni minuto, anzi dissimula il suo splendore in una specie di indolenza che è la stessa del suo protagonista. Da Boogie Nights a Ubriaco d’Amore altro non è che la sintesi di ogni declinazione incantevole o terribile del sogno americano”.

Perché cercare parole migliori o diverse quando per una volta qualcuno le ha già trovate?

Massimo Lanzaro