Cinema ENTERTAINMENT

Un ragazzo d’oro

Il nuovo film di Pupi Avati, con Riccardo Scamarcio, Cristina Capotondi e Sharon Stone

Un bambino felice, tenuto per mano dal padre, che salta e supera un ostacolo e la voce paterna che gli sussurra: “Insieme noi due siamo invincibili”. Il bambino cresce, Davide Bias (Riccardo Scamarcio), e lo ritroviamo a Milano come giovane uomo creativo pubblicitario che coltiva anche il sogno di diventare uno scrittore.

Davide, nel capoluogo lombardo dove si è rifugiato, cerca di costruirsi una vita con la sua compagna, Silvia (Cristina Capotondi), e desidera trovare pace con se stesso “investigando” nella sua psiche a furia di sedute psicoanalitiche e pillole contro l’ansia e quella strana mania di contare i passi mentre cammina.

Alle spalle un rapporto non facile con il padre Achille, uno sceneggiatore di B-movie di cui il figlio si è sempre vergognato. La madre (Giovanna Ralli) lo informa dell’avvenuta morte del padre e quindi è “costretto” a ritornare nella casa della sua infanzia a Roma dove incontrerà un’affascinante Ludovica (Sharon Stone), e un aspetto del padre più intimo che non gli era mai stato rivelato, perché come dice Avati: “il rapporto padre-figlio è sempre più introverso e riservato rispetto a quello che si ha con la madre”. Da qui Davide inizia un interessante viaggio a ritroso nel suo “spazio interiore”, dove le pillole non sono più gradite e le emozioni, insieme a sentimenti congelati, iniziano a sciogliersi e ad “eruttare” sconvolgendo tutta la sua esistenza.

Anche questa volta il Maestro Avati indaga su quelli che sono i confini nei rapporti e li fa travalicare come un fiume in piena. Così come nel film Una sconfinata giovinezza (2010) in cui il protagonista trascende con la malattia la realtà, qui, nel passaggio del testimone padre-figlio si scambiano le identità in un gioco di specchi e di piccoli travestimenti… Il rischio è di non ritrovarsi più.

La presenza della star hollywoodiana, Sharon Stone, dà un tocco piccante a tutta l’economia del film, non è da tutti avere le più viste, belle e sexy gambe della storia del cinema internazionale!

La sceneggiatura, scritta a quattro mani con il figlio Tommaso e insignita del primo premio al Festival di Montreal, procede delicatamente verso la trasformazione di Davide. I personaggi sono appena abbozzati e anche lo stesso Davide viene fuori dai contorni sfumati. La vera protagonista è la storia. Essa rimane incisiva nella mente dello spettatore.

Avati, classe ’38 e uomo, ormai, con la maggior parte dei conflitti interiori superati, sa come amalgamarsi sapientemente con la problematicità della vita – ha sempre quel sorrisetto ironico e un classico distacco dalle cose pur accogliendole – pertanto riesce a emozionare ancora… De Gregori direbbe “ha la faccia di uno che ha capito e anche un principio di tristezza in fondo all’anima”. I suoi film ne sono la testimonianza e la sua visione può non essere facilmente comprensibile a tutti e quindi il suo “lavoro artigianale” – così lo chiama lui! – può essere visto prettamente di nicchia.

Un ragazzo d’oro è una storia di “confini sconfinati” che mandano all’aria la normale routine quotidiana di piccoli esseri umani. Ad accompagnare il tutto, in sottofondo, una melanconia “jazzistica” e una dimensione enigmatica che sono la cifra stilistica del regista bolognese… Lost in time, and lost in space. And meaning (Rocky Horror Picture Show).

Fortunata Grillo