CULTURA Letteratura

Trainspotting, ultima fermata per Leith

<<Mi dispiace interrompere, ma volevo solo dirti che mi sei piaciuta, quando hai mandato affanculo quel grassone poco fa. Ho pensato che poteva essere interessante parlare un po’ con te. Ma se mi mandi affanculo come il grassone non mi offendo, sai? A proposito, io sono Mark.[…] Gli piace sempre di più, quella ragazza. Con una scrollata di spalle gliela dà vinta, anche se quel che pensa è che Kerr è sempre un passo indietro rispetto al suo idolo, Peter Gabriel, e che da Live Aid in poi, tra i cantanti rock, è diventato di moda fare i buoni. Però se la tiene per sé quell’idea, e decide che in futuro deve sforzarsi di avere delle opinioni meno dogmatiche, in fatto di musica. In fondo guardando le cose un po’ più in generale, chi se ne fotte?>>

Recensire Trainspotting  adesso, perché? Perché oltre ad essere uno dei miei  “libri dei cuore” -se così si può definire un romanzo che parla di eroinomani-  è anche il mio aiuto per voi nel fare un bel ripasso prima dell’uscita al cinema di Trainspotting II (tratto però dal suo sequel: Porno), una sorta  di prescrizione ricostituente in vista dell’estate, il vostro integratore letterario. Come si fa a non essere galvanizzati dal teaser trailer uscito pochi giorni fa!?

O.K. ci vorrà ancora del tempo, dato che al momento Danny Boyle è in fase di riprese e si vedono ancora Renton (Ewan McGregor) e Spud (Ewen Bremner) correre in giro per le strade di Edimburgo; e sì, questa è una recensione del libro e non del film, ma come si dice: leggi prima il libro e poi guarda il film. Sarà per la mia simpatia per la Scozia e per la sua storia un po’ sfigata, per i suoi vari tentativi di indipendenza e per la poca simpatia che nutro per l’Inghilterra; o anche perché in tema di Brexit preferisco ricordare che il Regno Unito è fatto anche da comuni mortali, gente che non beve il the delle cinque e non sa un cazzo di economia, ma eccoci qua, ecco i compiti per le vacanze!

Quasi sorprende che il Guardian, nel lontano  1993, avesse accolto l’uscita del libro con una sonora pernacchia, definendo il linguaggio usato, lo slang, un trend futile di quella nuova letteratura scozzese che tanto amava i tossici, ma che faticava ad emergere dall’ombra di James Kelman (altro autore scozzese che per primo aveva adottato questo linguaggio, principalmente per contrastare quello importato dall’inglese invasore). Quello di Kelman, e poi di Welsh, è  un atteggiamento che nasce dall’idea che la maggior parte della narrativa britannica è borghese e come tale, in qualche modo, disonesta e bugiarda di fronte alla realtà vissuta ogni giorno dal popolo britannico. Il libro è ambientato negli anni ’80, gli anni di Margaret Thatcher, la Lady di Ferro, del conflitto militare nelle Isole Falkland e dei gravi disordini tra parti sociali e polizia; non certo un periodo storico sereno.

Trainspotting, è letteralmente una sorta di passatempo prettamente inglese, un  hobby o una perdita di tempo socialmente accettata, che consiste nel guardare i treni passare per la stazione. La battuta insita nel titolo del libro è che i treni hanno lasciato la vecchia stazione centrale di Leith, il sobborgo di Edimburgo in cui è ambientato il libro, tra la classe operaia scozzese, proteste e scioperi, luogo invisibile ai professionisti di New Town. I personaggi: drogati, prostitute, psicopatici, bigotti ottusi, artisti della truffa alla previdenza sociale che vivono di ciò che resta del loro ingegno sono assolutamente plausibili, ed Edimburgo lo è ancor di più come capitale europea dell’eroina e dell’AIDS.
Il romanzo riesce a trarre grande spirito ed energia dalle sue anime sprecate. Welsh è forte sui ritmi del discorso, lo slang e le oscenità rendono i personaggi reali, vivi, quasi tangibili e riconoscibili nella schiera di diseredati che ancora oggi popolano le grandi città europee. Drogati di eroina, drogati di sesso, drogati di libri, drogati di musica, quando sei un drogato nulla può mai essere al primo posto nella tua classifica se non l’oggetto dei tuoi desideri, nessuno potrà mai capirti meglio di te stesso e della tua droga.

<< Era meglio che non gliene parlavo nemmeno, a Lizzy, del concerto di Barrowland. Neanche per il cazzo, ragazzi, questo l’avevo capito benissimo. Il biglietto me l’ero comprato appena arrivato l’assegno. Ero rimasto talmente a secco. Ed era pure il suo compleanno. Dovevo scegliere: o il biglietto o un regalo per lei. Che scelta c’era? Suonava Iggy Pop, ragazzi. Pensavo che avrebbe capito. >>

Renton nega l’imposizione e preferisce l’eroina, come il suo amico Spud, goffo dall’animo candido; come Sick Boy, ossessionato dal mito di Sean Connery, del quale non perde occasione di citarne i film (ironico contrappunto di conoscenza). Completano la costellazione dei personaggi il violento Begbie e il pacifico Tom, il più puro del gruppo al quale spetterà, tremenda nemesi, la sorte peggiore. Se cercate pudore e politically correct, Trainspotting non fa per voi. Rents è un ragazzo modestamente colto, ha frequentato addirittura qualche corso all’università ed è forse il più “normale” del microcosmo Welsh, quello che tra uno “schizzo” e l’altro cerca di portare avanti il suo progetto di “disintossicazione fai da te” con risultati non incoraggianti, a dimostrazione del fatto che uscire dal vicolo cieco della droga sia qualcosa fuori portata se non si ha nient’altro per cui voler continuare a vivere. Emblematico è il dialogo tra Mark e l’amico Tommy, ragionamento attraverso il quale Renton cerca di spiegare cosa lo abbia spinto verso l’eroina:

<<La vita è una rottura di palle, non ti dà mai un cazzo. Partiamo tutti pieni di belle speranze, che poi ci restano in canna. Insomma, campiamo tropo poco, la vita è una delusione; e poi moriamo. Ce la riempiamo di merda, la vita: la carriera, i rapporti e roba del genere, per illuderci che magari non è tutto inutile. L’eroina è una droga onesta, perché toglie di mezzo tutte le illusioni. Con l’ero, se stai bene ti senti immortale.>>

Il viaggio dissonante di Welsh, shockato e frammentato, attraverso il ventre squallido e proletario della città più importante della Scozia, della sua città, abbandonata a se stessa con un umorismo particolarmente mordente non è per i gusti di tutti i lettori, bisogna ammetterlo. Ma la storia episodica di questo gruppo di senza-speranza, di compagni che condividono alcol, droghe e una visione nichilista della vita, ha una potenza pura e un innegabile fascino maniacale tale da permettere all’autore la vincita di premi di critica sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. Il libro vale la pena di essere letto, o meglio riletto, anche se avete già visto il film. Non solo perché pochi scrittori hanno frugato nella particolare enclave della cultura giovanile britannica (per il panorama italiano mi viene in mente un film: Amore Tossico di Claudio Caligari), ma anche perché in pochi avevano scavato così profondamente. Welsh rappresenta in tutto e per tutto la voce cresciuta del movimento punk, ampliatosi però in modo più saggio ed eloquente. La prosa del libro è pazzesca e sicura di sé, e anche se questo autocompiacimento potrebbe in qualche modo guastare il romanzo, agli occhi del lettore rimane il fatto che è un libro estremamente leggibile, in parte anche grazie al talento comico di Welsh, i cui dialoghi sono spesso esilaranti.

Trainspotting, nonostante gli argomenti trattati, sprizza vita da tutti i pori perché è crudamente realistico mettendo a nudo le brutture, le perversioni, i dolori dei ragazzi che soffocati dalla prospettiva di una vita preconfezionata preferiscono la “non-vita”, preferiscono guardare il treno che trasporta la vita degli altri anziché salirci sopra e vivere la propria.

Spero di avervi convinti, e per essere ancora più persuasiva vi regalo una piccola nota a margine: non tutti sanno che quando nel lontano 1996, anno di uscita del film di Danny Boyle, un giovane e ancora capellone Irvine Welsh partecipò alle riprese interpretando in un piccolo cameo, uno spacciatore dal quale si rifornisce Renton. Non lo sapevate? Chissà se nel sequel il nostro caro Welsh apparirà nuovamente?

Alessandra Cristofari