Nixon e il massacro di My Lai – Il Quorum
Storia

Nixon e il massacro di My Lai

Documenti venuti alla luce recentemente comprovano che il Presidente statunitense operò per insabbiare le prove della strage

Prima dello scandalo del Watergate che fece saltare la propria Presidenza, Richard Nixon fu protagonista di un altro episodio che poteva essere motivo di impeachment.

E’ ormai accertato, dopo approfondite ricerche, che il Presidente stutunitense avviò una campagna per sabotare ed inquinare le prove del massacro di My Lai in modo che nessun soldato americano potesse essere coinvolto negli omicidi e conseguentemente essere condannato per crimini di guerra.

A collaborare con Nixon in questa campagna furono alcuni suoi uomini di fiducia: “Bob” Haldeman e Franklyn “Lyn” Nofziger; quindi due leader del comitato per le Forze Armate della Camera: L. Mendel Rivers e F. Edward Hebert.

La pistola fumante sono una serie di note attribuite ad Haldeman, ed una parte trascurata dei documenti di Nixon, materiale ritrovato recentemente e che ha portato alla luce gli eventi.

Dai documenti emerge che il 1 dicembre 1969 Nixon ebbe un incontro con Haldeman per trattare l’argomento My Lai e trovare una via per insabbiare le responsabilità dei soldati americani.

Le atrocità non erano avvenute durante il mandato di Nixon, ma durante l’amministrazione del proprio predecessore, il Presidente Lyndon Johnson; ma oramai erano un problema di Nixon.

Come Presidente avrebbe dovuto affrontare le conseguenze derivanti da uno dei capitoli più bui della storia militare degli Stati Uniti: il massacro di centinaia civili vietnamiti, tra cui donne, anziani e bambini da parte di battaglione di soldati americani fuori controllo, avvenuto il 16 marzo 1968. Un massacro che era stato coperto con successo per più di un anno dagli ufficiali della catena di comando in Vietnam ma che venne improvvisamente alla luce grazie alla denuncia di un ex soldato: Ron Ridenhour.

Nel novembre del 1969 tutti i maggiori quotidiani del paese erano sul pezzo. Il Cleveland Plain Dealer pubblicò fotografie di donne, vecchi e bambini sdraiati morti su una strada sterrata a My Lai. Erano le prove inconfutabili della strage. Nello stesso mese vi fu un’incredibile intervista televisiva di Mike Wallace di CBS News, in cui un ex soldato, Paul Meadlo, confessò pubblicamente l’assassinio di vietnamiti di tutte le età.

“C’erano circa 40-45 persone che radunammo nel centro del paese”, raccontò dinnanzi alle telecamere Meadlo. “Uomini, donne, bambini… e il tenente [William] Calley si avvicinò e disse, ‘Sai cosa fare con loro, non è vero?’  E io gli risposi di sì, immaginando dovessimo tenerli semplicemente sotto controllo. Quindi se ne andò, e tornò indietro dopo 10 o 15 minuti, e urlò: ‘Come mai non li avete ancora uccisi?’ E io gli dissi che non pensavo che volesse ucciderli, e lui ordinò, ‘No. Li voglio tutti morti!'”

Nuove rivelazioni vennero pubblicate e trasmesse a un ritmo vertiginoso. Il popolo americano si sentì allora disgustato.

Nixon ed i suoi consiglieri erano tornati su questo tema molte volte negli ultimi sei-otto mesi. Ora era chiaro che la necessità di limitare i danni era ancora più grande di quanto avevano inizialmente pensato.

Non era nello stile di Nixon stare sulla difensiva, egli amava dire che si deve lottare per vincere. Di conseguenza, il 1 Dicembre 1969, si sedette con Haldeman e cominciò a pensare come l’amministrazione potesse approcciare la crisi.

In primo luogo, Nixon ordinò ad un gruppo di consiglieri, alcuni dei suoi migliori pensatori, tra cui Pat Buchanan, Henry Kissinger e Herb Klein di formare una My Lai Task Force. Il Presidente diede, poi, incarico ad Haldeman di trovare una soluzione per minimizzare i danni alla reputazione dell’esercito.

Nelle note ritrovate Haldeman afferma: “Nixon ha approvato l’uso di trucchi sporchi, ma non a livello troppo elevato. Quindi è necessario ‘screditare il testimone'”.

Hugh Thompson

Hugh Thompson

Nixon si riferiva a Hugh Thompson, l’uomo che stava emergendo come testimone per l’accusa dei reati a My Lai. Thompson era un pilota di elicottero dell’esercito che si era ribellato agli ordini ricevuti dai propri superiori, proprio a My Lai. Fermò l’eccidio atterrando con il proprio mezzo, frapponendosi tra i soldati americani e i superstiti vietnamiti, dicendo agli ufficiali statunitensi che avrebbe aperto il fuoco su di loro se fossero continuate le uccisioni di civili inermi.

Sempre nelle note riferite ad Haldeman è scritto: “Nixon ordina di usare un senatore o due per insabbiare il caso”.

Haldeman aveva i suoi ordini di marcia.

Nixon usava ordinariamente deputati e senatori per ottenere dei risultati, quando non voleva assumersi la responsabilità diretta. Secondo Ken Hughes storico dell’Università di Miller Center della Virginia, il Presidente a volte faceva scrivere dai suoi aiutanti discorsi o punti di discussione per i senatori, che avrebbe consegnato loro come se fossero i propri.

Il giorno dopo l’incontro con il Presidente, il registro mostra che Haldeman incontrò Franklyn “Lyn” Nofziger, consulente politico, che scriverà nella sua autobiografia, pubblicata nel 1992, che il proprio lavoro era di attaccare e screditare le persone che andavano contro la volontà del Presidente.

“Era mio compito convincere i membri della Camera e del Senato di lodare il Presidente quando faceva bene e di far sostenere le cose che stava tentando di fare, e di attaccare chi lo stava attaccando”.

Cercare aiuto tra i membri pro-militari della Camera dei Rappresentanti rientrava nelle funzioni di Nofziger.

In seguito al suo incontro con Haldeman, Nofziger entrò in contatto con il deputato Rivers, un democratico conservatore del South Carolina, Presidente della commissione Forze Armate della Camera. Rivers fu attivo nel ruolo di sostenere gli interessi delle forze armate statunitensi e promuovere la loro immagine di onorevoli ed efficaci combattenti.

Anche se Rivers non era sicuro di come avrebbe potuto aiutare il Presidente a raggiungere i suoi obiettivi, si era comunque attivato energicamente.

Tanto per cominciare, si oppose fermamente alla messa in stato di accusa di ogni soldato statunitense per quello che era successo a My Lai. Quindi istituì una speciale sottocommissione indagini delle Forze Armate della Camera. Lo scopo dichiarato della sottocommissione era quello di condurre un’inchiesta congressuale indipendente su My Lai,  l’obiettivo effettivo era di servire come meccanismo per sabotare le prove del massacro, in linea con la volontà del Presidente di evitare la condanna per ogni soldato coinvolto nei crimini di guerra in Vietnam.

Per una settimana nel dicembre 1969 e successivamente per circa 3 mesi, a partire da metà aprile 1970, la sottocommissione si riunì in sedute segrete, per prelevare notizie dai soldati con conoscenza diretta delle atrocità avvenute a My Lai. Iniziò così un periodo oscuro in cui questo organismo operò per inquinare le prove della strage, minando il sistema di giustizia militare.

La sottocommissione agì soprattutto nel tentativo di intimidire e screditare Hugh Thompson, il principale testimone ed accusatore.

Nonostante tutto, Thompson continuò a testimoniare contro i macellai di My Lai nella speranza di ottenere giustizia per i civili uccisi quel giorno, ma alla fine, solo un uomo venne trovato colpevole: il tenente William Calley, che fu condannato per l’omicidio premeditato di 22 civili vietnamiti e condannato al carcere a vita (pena che non fu mai scontata pienamente).

Molti altri soldati che erano stati raccomandati per la corte marziale, per crimini di guerra e misfatti relativi vennero assolti o non entrarono mai a processo.

La sottocommissione aveva assolto il suo compito… insabbiare tutto.