Nicola Samorì e la bellezza sfregiata – Il Quorum
Arte

Nicola Samorì e la bellezza sfregiata

Dalla Morte all’Arte

C’era una volta Il ritratto di Dorian Gray, opera letteraria con la quale Oscar Wilde ha dato vita al simbolo per eccellenza della bellezza e della sua inevitabile dipartita. La paura della morte celata, tenuta a distanza eppure sempre presente, come un soffio gelido, un alito di vento che c’è ma non si vede. Un uomo e il timore che lo perseguita: la decomposizione del corpo.

Oggi la bellezza si trasforma radicalmente nelle opere di un artista che usa la caducità umana come stimolo per scuotere il passato dal suo torpore. Un Dorian Gray moderno e cresciuto che deturpa volontariamente il suo ritratto e riesce a guardarsi dentro con ritrovata consapevolezza, per lasciare al mondo un segno del suo passaggio. Nicola Samorì, giovane pittore e scultore romagnolo, sta sconvolgendo l’Europa e soprattutto l’Italia più conservatrice attraverso uno stile inconfondibile e provocante che sradica il concetto di avvenenza. Per le sue opere Samorì attinge dai maestri rinascimentali e trasfigura i volti celebri del passato scorticandoli, scalfendoli, sfregiandone la perfezione originaria. Questo tratto decostruzionista è la firma di un uomo che riversa la paura della morte nell’arte per sentirsi davvero vivo.

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La sua non è una provocazione a vuoto, il “saccheggiamento” rappresenta il rapporto personale con le figure anticamente sacre, non per deriderle ma per farle tornare a parlare dopo secoli di silenzio; affinché non muoia l’interesse verso i capolavori di un’epoca che si rifugiava nella grazia dell’arte per sfuggire alla decadenza. La pittura di Nicola è solo l’inizio di un viaggio che prosegue con la scultura: è qui che egli fa tabula rasa dell’immagine, instillando all’interno delle sue opere il processo di decomposizione corporea.

Il linguaggio sviluppato da Samorì è uno strumento affascinante che affronta il terrore del declino per creare un’opportunità di confronto, al di là delle incomprensioni di chi intende la sua pittura oltraggiosa. Attraverso la sovrapposizione di piani, segni e colore l’attenzione si focalizza sul rapporto tra l’uomo e la realtà circostante. I problemi sono messi a nudo sulla tela, esposti alla vista di uno sguardo indagatore che ha la possibilità di fare l’esperienza migliore, quella di osservare il mondo e le sue debolezze da un altro punto di vista, oltre l’apparenza.

Giulia Giarola