Musica

“Al Monte Live”: Il nuovo tour di Mannarino che racconta il mondo

Il cantautore è partito da Villafranca (VR), e toccherà ben 17 date in giro per l’Italia

Si è aperto, a Villafranca (VR), “Al Monte Live” il nuovo tour di Alessandro Mannarino che toccherà ben 17 date in giro per l’Italia.

Il cantautore romano, circondato da 11 musicisti e accompagnato dalla sua inseparabile chitarra, riporterà nei live la tipica atmosfera onirica e surreale della sua musica dopo l’uscita, il 13 maggio, del suo terzo album di inediti Il Monte, salito già al terzo posto nella prima settimana tra i dischi più venduti. Il secondo singolo di tale lavoro, Malamor, arriva in radio proprio oggi 4 luglio.

Questo terzo progetto rappresenta un’evoluzione nella filosofia artistica di Mannarino il quale ha dichiarato a Repubblica «fino a oggi la pancia è stata il mio punto di forza: ho sempre scritto sull’onda della rabbia. In questo disco invece il punto di partenza è stata la testa, perché questo è un momento in cui più che piangere serve pensare, mettere da parte l’urlo e i piagnistei. E organizzarsi».

Il sound a metà tra folkloristico, country e autoriale, il dialetto romanesco, la voce calda, soffiata e aspra insieme, dagli echi profondi e vibranti, quell’approccio amaramente ironico e dolcemente sornione alla musica, le impennate di rabbia e di riscatto, tutto rimane ma riproposto con una maggiore decisione e puntualità: «negli anni passati ho avuto spesso paura di non essere stato chiaro, oggi devo evitare i fraintendimenti, devo riuscire ad andare al nocciolo, essere chirurgico, come un laser».

Come un cantastorie consapevole e accorato, che mette al centro l’umanità dissestata e confusa nella degenerazione dei nostri tempi, presta la sua voce ad ognuno di noi, alle storie quotidiane, ai problemi comuni. Le nove canzoni dell’album diventano immagini e parole che vogliono descrivere il mondo; esse nascono dai sobborghi della vita, dagli interstizi della verità, dall’inscindibile legame con il mondo suburbano e con una certa ambientazione proletaria e si elevano poi ad esempi, ad emblemi di una società che, se guardata con gli occhi dell’universo, appare piccola e degenerata.

L’atto chirurgico di cui parla Mannarino, consiste nell’amputare ogni protuberanza superflua, ogni sovrastruttura insulsa e accessoria, per arrivare all’essenza, alla profondità ancestrale dell’essere: «i personaggi sono esemplari, c’è l’Imperatore, il Carcerato, il Dio, il Popolo, il Militare e io li affronto con volontà chirurgica cercando la vera essenza, la nudità dell’uomo di fronte allo sconosciuto e alle stelle. È questo lo scatto che volevo fare anch’io, come persona, e credo di aver fatto consegnandolo a queste nove canzoni».

Un’evoluzione più matura e definita, si potrebbe dire, di quelle che sono le origini e le basi contenutistiche del cantautore romano, radici emotive e stilistiche ben presenti già quando, all’età di sedici anni, cominciava ad avvicinarsi da autodidatta alle strimpellate con la chitarra per poi trasformarle nel tempo in composizioni di riscatto e di denuncia, con la sonorità rabbiosa e appassionata della romanità. Continua ad attingere, oggi come allora, alla concretezza dei quartieri secondari e delle periferie, agli scorci più silenziosi e bui della Capitale i soli in grado di urlare davvero la realtà, con credibilità e sincerità.

Proprio la verità, forse, è stato il fendente in grado di colpire prima gli ascoltatori casuali, magari avventori occasionali dei locali del rione Monti dai quali Mannarino ha iniziato ad esprimere la sua arte, e poi un pubblico sempre più vasto e articolato che ora sta superando anche i limiti del popolare. Un’escalation di successi la sua carriera, puntellata di autorevoli ospitate radio e tv, come quelle di Viva Radio Due o di Ballarò, e di importanti premi e riconoscimenti, come il Premio Giorgio Gaber nel 2009, l’esibizione in occasione del Premio Tenco, il premio speciale della SIAE come miglior giovane compositore italiano.

Nel 2012 è invitato a partecipare all’Hit Week, insieme a Subsonica e Negrita e nell’anno successivo il suo tour acustico Corde: concerto per sole chitarre, riscuote un grandissimo successo. Al Monte, rappresenta l’esito di un percorso di maturazione artistica e personale: «mi sono infilato in un percorso di formazione, come Petrarca sul Monte Ventoso, come Dante o Goethe. Si parte dalla città verso il monte e le idee si schiariscono: come tarocchi, mi sono uscite figure paradigmatiche».

Un album acustico, nel quale permane il sound folk e la ritmica intensa ma che lascia spazio anche ad un nuovo modo di denuncia, l’invettiva rabbiosa viene modulata, l’arringa sonora stemperata; lucidità di intenti e pulizia dei colpi che riverberano attutiti da una certa razionalità in modo da cogliere il bersaglio senza troppo clamore ma più in profondità. Un tour certamente carismatico ed interessante quello che ci riserverà Mannarino, durante il quale ognuno potrà scalare il proprio “monte”, quello dei limiti e delle sovrastrutture, dei pregiudizi e delle convenzioni, degli ostacoli, dei dubbi, delle ingiustizie… perché solo raggiungendo la cima si potrà osservare bene il mondo e noi stessi.

Sabrina Pellegrini