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Lo Sciacallo – Nightcrawler

Incetta di nomination ai BAFTA Film Awards

Potrebbero essere ben 4 i premi che, la British Academy of Film and Television Arts, assegnerà al film diretto da Dan Gilroy e distribuito in Italia da Notorious Pictures: Miglior attore protagonista per Jake Gyllenhaall, Miglior attrice non protagonista per Rene Russo, Miglior sceneggiatura originale per Dan Gilroy e Miglior montaggio per John Gilroy. La cerimonia di consegna degli “Oscar inglesi” si svolgerà il prossimo 8 febbraio.

Da qualche anno si sta sviluppando un fenomeno molto interessante che è quello del Citizen Journalism: i grandi mezzi di comunicazione ufficiali attingono ai video e materiali di utenti privati per i loro servizi di informazione di massa.

YouReporter è il caso più esemplificativo di questa tendenza: è la prima piattaforma italiana di videogiornalismo partecipativo, seguita e ritrasmessa dai principali mezzi d’informazione italiani (tv nazionali, carta stampata, portali di news) e internazionali.

Scaricando un’applicazione mobile, gli utenti possono pubblicare foto e video legati a notizie o fatti di cronaca di cui sono stati testimoni. La clip resta disponibile sulla piattaforma e aperta a commenti, condivisioni e geolocalizzazioni, come in un social network.

Questo fenomeno introduce ad uno dei temi di Lo Sciacallo – Nightcrawler, bellissimo film del 2014 scritto e diretto da Dan Gilroy, al suo debutto come regista, con protagonista il sottovalutato e secondo me formidabile Jake Gyllenhaal.

Vi si narra di Lou Bloom, un uomo solitario e per lo più dedito a piccoli furti che tuttavia vorrebbe trovare lavoro e dare una svolta alla propria esistenza. Un giorno assiste per caso a un incidente stradale e ha l’agognata folgorante ispirazione: si procura una videocamera e da quel momento passa le notti correndo sui luoghi delle emergenze, per riprendere le scene più cruente e vendere il materiale ai network televisivi.

Questi giornalisti freelance, nella realtà conosciuti come “gli sciacalli”, vanno a caccia di incidenti, incendi, omicidi e altri disastri nella speranza di vendere le riprese alle TV locali. Schizzando da una zona del crimine all’altra, sono mossi dalla semplice equazione che converte crimini e vittime in dollari e centesimi.

Per il regista e sceneggiatore Dan Gilroy la sottocultura notturna del cacciatore reietto di notizie è dunque il mondo perfetto per Lou. Incarnazione di una giovane generazione alienata, egli ha di fronte a sé un futuro in cui (se va bene) gli stage ed il salario minimo hanno rimpiazzato la promessa di un lavoro a tempo pieno e di una carriera. Vive in un mondo di crescente disparità economica. Porte chiuse. Praticantati che creano servitori per necessità. Questa è la realtà del lavoro per lui (e invero altre milioni di persone).

Ma quella che sembra esclusivamente una storia sulla deriva etica del giornalismo e dell’umanità è anche il ritratto minuzioso della psicologia di una persona fortemente disturbata, che mentre cerca di adattarsi all’ambiente e alle persone con cui si relaziona, ne subisce naturalmente le influenze e distorsioni, trovando progressivamente peculiari (mi si passi l’eufemismo) meccanismi di adattamento.

Di base non è difficile riscontrare infatti nel protagonista i tratti salienti del disturbo antisociale di personalità, caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi della società, dall’incapacità di assumersi responsabilità, dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui. Il dato psicodinamico fondamentale è la mancanza del senso di colpa o del rimorso.

Il gruppo di lavoro sul DSM-V consiglia una revisione del disturbo antisociale di personalità, in modo da includerlo nel “Antisocial/Psychopathic Type”, con criteri diagnostici che diano più risalto ai modelli comportamentali. Anche la tassonomia diagnostica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la psicopatia un disturbo della personalità con influenze antisociali.

Gli psicopatici sono tendenzialmente criminali menzogneri, incorreggibili e recidivi. Spesso e volentieri riescono ad ottenere ciò che vogliono, e lo fanno con tale maestria che gli investigatori, anche quelli con una notevole esperienza alle spalle, a volte sono ingannati. Tale talento si trova in coloro che non tradiscono segni di ansia, esitazione, o vergogna, anche quando sono di fronte a prove incontrovertibili o domande scomode in modo tale da sconcertare frequentemente il propri ascoltatori distraendoli dalle incongruenze nelle loro parole: credono che lo psicopatico sia onesto, perché è difficile per loro credere che un bugiardo possa essere così audace e imperturbabile.

Le persone normali di solito si sentono ansiose quando mentono, esitanti nei propri discorsi e soprattutto quando si confrontano con altri. Gli psicopatici invece sono completamente indifferenti alla possibilità di essere colti in fallo, raramente sono perplessi o imbarazzati, e, senza esitare, semplicemente fanno in modo da rielaborare il racconto in modo che appaia coerente.

Un potenziale psicopatico tenta di ingannare più spesso di quanto sembri (il linguaggio del corpo, la fiducia, ecc.) che dal contenuto del loro discorso. In realtà, i racconti psicopatici sono spesso pieni di incoerenze e contraddizioni. La prima ragione di ciò è la natura spesso improvvisata della loro coscienza. Se sono colti in fallo o di fronte a domande impreviste, semplicemente rielaborano la propria narrazione per adattarsi alla nuova realtà senza fermarsi a riflettere sulle cose. La seconda ragione è che gli psicopatici sembrano avere difficoltà a integrare correttamente il linguaggio e le componenti emotive dei loro pensieri (questo aspetto secondo me rende magistrale l’interpretazione di Gyllenhaal), e ciò non rende possibile notare le contraddizioni nel loro discorso.

La manipolazione pratica degli psicopatici è più difficile di quanto molta gente pensi perché tendono, camaleonticamente, a perfezionare le proprie capacità e (SPOILER) Lou la farà franca proprio per questa sua capacità di imparare dalle esperienze così automaticamente e meccanicamente come dice di aver “memorizzato da internet tutto ciò che occorre”. Caricaturale e senza traccia di componenti emotive è un personaggio destinato a diventare perfetta icona dei nostri tempi.

Una nota a margine: secondo alcuni studi sulla la corporate psychopathy (psicopatia aziendale; psicopatia e successo, vedi ad esempio “Why psychopaths are more successful” (“perché gli psicopatici hanno più successo degli altri”), articolo uscito su “The Telegraph” il 7 Maggio 2014) persone che presentano tali tratti disturbati avrebbero occupato i vertici della società. Ora, postulando che sia vero che il mondo sta seguendo questa tendenza, le persone ragionevoli si pongono una domanda: se ai vertici delle singole imprese industriali e finanziarie le recenti trasformazioni avessero concentrato una inattesa percentuale di psicopatici, cosa succederebbe al vertice di tutta la società?

Massimo Lanzaro