La psicoanalisi ad personam – Il Quorum
Psicologia e Sociologia

La psicoanalisi ad personam

Una risposta alle recenti esternazioni di Massimo Recalcati

Dispiace che un bravo psicanalista e valido scrittore, una persona che ha dato di recente nuova vita a molte sottovalutate idee lacaniane sia intervenuto in modo non condivisibile, in questi giorni, su argomenti di cui si è fatta una dose di strumentalizzazione.

In “Perché si prende di mira il corpo femminile” Massimo Recalcati, su la Repubblica del 6 febbraio 2014, scrive:

“Il nemico non è qualcuno che ha idee diverse dalle mie, ma è un impuro, un essere profondamente corrotto, indegno, privo di etica, per definizione reietto. Una donna è per il leader del M5S questo? Perché altrimenti suggerire la fantasia di cosa si potrebbe fare alla Boldrini avendocela in auto? A chi verrebbe mai in mente di proporre un quesito del genere?”. “Gli psicoanalisti sanno bene che le fantasie non sono mai innocenti perché traducono moti pulsionali inconsci. Che razza di rappresentazione inconscia il leader del M5S ha del femminile? Lo scatenamento delle fantasie sessuali sul web (….) riflettono una ideologia totalitaria in piena regola che riduce la donna a roba, oggetto, strumento di godimento, pezzo di carne da dare in pasto agli appetiti di maschi in calore”.

Dunque.

Avere una maggiore consapevolezza di sé ci rende più umani e più autenticamente in relazione con gli altri. Infatti, divenire consapevoli delle proprie proiezioni significa vedere l’Altro per quello che è, non come il nemico o lo stupratore di turno.

Credo poi che abbia poco senso demonizzare fantasie e pulsioni (se non altro Freud ha mostrato che le hanno tutti) ed è discutibile trarre arbitrarie conclusioni addirittura sulla rappresentazione inconscia del femminile di una singola persona che, immagino, non sia un suo cliente. A volte si impiegano anni per aiutare qualcuno a comprendere la costellazione del femminile interiore, nelle molteplici sfaccettature della psiche individuale.

La linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre legata a comportamenti che non siano compulsivi (fuori controllo) e, soprattutto, che prevedano il consenso reale dei partner sessuali.

Le perversioni (quelle vere, anche dette parafilie secondo il DSM) sono costituite da fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti ed intensamente eccitanti sessualmente, che in generale possono riguardare oggetti inanimati, comportare la sofferenza o l’umiliazione di sé stessi o del partner o coinvolgere persone non consenzienti.

Le parafilie assumono carattere di patologia quando i comportamenti, i desideri sessuali o le fantasie diventano pervasive nella vita del soggetto, provocando un disagio significativo sul piano dell’adattamento sociale e lavorativo. Ovviamente quando comportano attività con persone non consenzienti, ancorché minori, tali comportamenti patologici hanno elevata rilevanza penale in quanto trattasi di reato sessuale.

Le fantasie inconsce sottostanno ad ogni processo mentale ed accompagnano tutte le attività mentali. La fantasia è una sorta di precursore del pensiero col quale mantiene complessi rapporti. Le origini del pensiero risiederebbero infatti in un processo di verifica della fantasia nella realtà. Ricordiamo con Freud che il processo primario è una modalità di funzionamento dell’apparato psichico caratterizzato da una scarica immediata della pulsione, così come avviene nei primi anni di vita (senza filtri, o “senza pelle”, come il titolo di un bel film di Alessandro D’Alatri). Il processo secondario si sviluppa gradualmente, è invece capace di dilazionare la pulsione, è caratteristico dell’Io maturo, e si identifica solitamente con il pensiero cosciente.

Il senso comune implica la conoscenza delle regole fondamentali che guidano il comportamento umano e quando il suddetto processo di verifica è fallace, lo “scatenamento” delle fantasie (inteso come mancanza di insight o controllo) dà anche origine a varie forme di malattie mentali, al di là delle parafilie cui si è accennato (dal disturbo del controllo degli impulsi alla psicosi, in cui si perde, appunto “il senso comune”).

Leggere che “le fantasie tutte sarebbero la matrice di una ideologia totalitaria che sia persino potenzialmente pericolosa” fa sorgere il desiderio di chiedere a Recalcati: come?

Ricapitolando: non ha senso parlare di potenziali stupratori, che di fatto non esistono. E non esiste uno studio scientifico che collega determinati fenomeni (esprimersi sul web) alla pericolosità sociale. Anzi, alcuni hanno evidenziato che l’abuso di internet sarebbe maggiormente correlato negli adolescenti e nei giovani alla depressione e all’ambito dell’autolesionismo (come ad esempio emerge da uno studio pubblicato sull’ultimo numero di World Psychiatry: A newly identified group of adolescents at “invisible” risk for psychopathology and suicidal behavior: findings from the SEYLE study).

In tutti i casi, comunque, particolarmente nelle situazioni di accertata gravità del quadro clinico, si può supporre come detto che alla base del comportamento sessuale di tipo deviante ci sia, in assenza di un basso quoziente di intelligenza, una importante psicopatologia e/o un serio disturbo del carattere, per altro difficili da trattare clinicamente. L’aiuto psicoterapeutico in ogni caso risulta difficile (ma indicato) anche perché raramente la persona con una perversione sessuale giunge all’osservazione clinica spontaneamente: o sono portati dal proprio partner o vengono in cura obbligatoria per decisione di un giudice per i loro comportamenti penalmente rilevanti. Sono queste le persone le cui fantasie vanno “fuori controllo” e diventano pericolose, per intenderci, gli individui dai moti pulsionali “non innocenti”.

Se invece parliamo non di individui, ma di moti dell’inconscio collettivo, ovvero di ciò che sostiene i comportamenti ed il sentire comune e che è pieno di emozioni, inclusa la rabbia, ebbene questi andrebbero, quando canalizzati attraverso i nuovi media, invece che condannati a priori, analizzati e compresi.

Quando infine Recalcati parla di un arcaismo di fondo: quello del padre totemico che gioca coi figli al gioco della rivoluzione, senza rendersi conto di quale potenziale ad alto rischio maneggia, credo che bisognerebbe ricordargli (per rimanere su temi arcaici, o meglio archetipici) il mito di tutti i figli che vengono divorati da Crono. Egli era stato avvertito dai genitori Gaia e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato, ma non vuole cedere il potere regale. Cosa fece poi Zeus è noto a tutti.

Massimo Lanzaro