Il Commissario Ricciardi: Il senso del Dolore – Il Quorum
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Il Commissario Ricciardi: Il senso del Dolore

“L’Amore. Una malattia talvolta mortale, ma necessaria. Forse non si può vivere senza , pensava Ricciardi camminando controvento, le mani nelle tasche del soprabito.”

“L’Amore. Una malattia talvolta mortale, ma necessaria. Forse non si può vivere senza , pensava Ricciardi camminando controvento, le mani nelle tasche del soprabito.”

Luigi Alfredo Ricciardi. Meglio conosciuto come Il Commissario Ricciardi. La sua “condanna” è il dolore, il dolore dei morti. E’ colui che dopo esser giunto sul luogo del delitto rivive gli ultimi istanti della vita, le ultime parole che egli pronuncia prima di passar a miglior vita.

Un dono, se cosi si può chiamare, con un arma a doppio taglio. Se da una parte quelle ultime parole di sofferenza aiutano Ricciardi a risolvere il caso, da un’altra “IL FATTO”, come lo soprannomina lui, lo trascina in una vita tormentata e piena di inquietudine. Aveva circa dieci anni quando scopri per la prima volta questo dono, quando vide in un bosco un cadavere e questi gli parlo per pochi secondi. Ma quella volta nessuno credette a quel bambino, attribuendo tutto alla sua fantasia e da quel momento Ricciardi non ne fece parola con nessuno, diventando cosi nel tempo colui che cerca di assicurare un po’ di giustizia a quelle anime a cui è stata tolta la vita.

E’ il primo romanzo del “Il commissario Ricciardi” nato dalla penna di Maurizio De Giovanni e con la riedizione della casa editrice Einaudi, alla fine del libro si può godere di un dialogo unico. Seduti ad un tavolino di un bar ci sono Luigi Alfredo Ricciardi e Maurizio De Giovanni. Io gli chiamo Papà e Figlio. Colui che ha creato la storia e colui che ne ha dato “vita”. Vita, perché, anche se fittizio il personaggio c’è. C’è nella nostra testa, c’è mentre leggiamo e mentre immaginiamo la storia. Beh, se avete tutti questi fattori con voi, allora la storia merita di essere vissuta. Un libro si vive non si legge solo.

Trama:

All’interno del teatro San Carlo di Napoli avviene un omicidio crudele. Avviene durante la prima di un’opera o meglio di due opere che danno inizio alla stagione teatrale. Un cantante lirico, amato persino dal Duce, viene trovato sgozzato e trafitto da una scheggia di uno specchio.

Ricciardi assieme al suo fedele Brigadiere Maione, cercherà di risolvere questo caso spinoso e pieno di insidie. Ricciardi è conosciuto per la sua risolutezza nel risolvere gli omicidi, poco tempo ne passa e l’assassino viene preso. Uno di poche parole, ma quando parla, parla con cognizione di causa.

Orfano di genitori, vive da sempre con la sua tata Rosa, colei che si occupa della casa e di lui, colei che lo tratta come un figlio. Affascinante nella sua inquietudine e misterioso è quello che attira di più nelle donne, che lui  abilmente e educatamente respinge, perché nel suo cuore c’è solo una ragazza che lui ogni sera vede ricamare dalla finestra della sua camera, si chiama Enrica ed è dolce e timida, bella e elegante come piace a lui, pur non avendoci mai parlato. Ogni sera apre le tende e la vede li, seduta con i suoi ricami o che prepara la cena per la sua famiglia e rimane ore a guardarla concludendo sempre la serata con una frase  “Buona Notte Amore Mio”. Ed è solo a lei che lui mostra la sua dolcezza e debolezza, anche se lei non lo sa. Nonostante, anche lui non sappia, che pure lei fa le stesse cose di lui e concludendo la serata con la stessa frase d’Amore.

Buona Lettura

Arianna Mancinelli