Attualità

I nuovi luoghi di Torino

Torino ha cambiato pelle negli ultimi dieci anni, e di conseguenza molti luoghi oggi sono un’altra cosa rispetto a quando sono nati, o forse non esistevano prima

Torino ha cambiato pelle negli ultimi dieci anni, e di conseguenza molti luoghi oggi sono un’altra cosa rispetto a quando sono nati, o forse non esistevano prima. Il risultato è discontinuo, non sempre buono, non sempre sbagliato, non sempre al servizio della cittadinanza, ma molto è cambiato e molto cambierà.

Lascia perplessi la scelta di fare dello storico Palazzo del Lavoro, progettato da Luigi Nervi, l’ennesimo centro commerciale, così come lascia basiti il suo degrado in fondo pilotato, fino all’incendio di alcune settimane fa, che in qualche modo ha fatto precipitare tutta la questione inerente il suo recupero.

Lascia anche perplessi la mancanza di progettualità dietro alla zona Spina 3, nata sulle rovine di un quartiere industriale intorno ad alcuni centri commerciali, senza un luogo d’incontro come una biblioteca, con un Poliambulatorio più volte promesso e mai realizzato presso l’ex fabbrica della Superga. L’unico luogo in cui ci sono fermenti da non sottovalutare è il Parco Dora, anomala area verde con non pochi elementi di fascino, diventata luogo d’incontro per vecchi e nuovi cittadini, per momenti di culto e di divertimento, per festival di musica e alimentari, pur con qualche mugugno.

Interessante invece il progetto intorno a Torino Esposizioni, tra campus del design e Biblioteca Civica Centrale, anche se occorrerà aspettare fino al suo compimento e non si sa ancora quanto.

Buone le nuove Case del Quartiere, in via Lombroso, ai Bagni pubblici di via Aglié, la storica Cascina Roccafranca di via Rubino e la prossima casa di via Reiss Romoli 43, nello stabile dove tra qualche settimana aprirà il Museo della fantascienza.

Ma le due principali novità vengono dal basso, dalle iniziative dei cittadini: presso la Cavallerizza di via Verdi è in corso una progettazione culturale da parte di varie associazioni, tra teatro, musica, eventi, per non lasciare alla speculazione un’area molto attiva da anni ma dove sembra esserci una volontà a privatizzare.

La Caserma La Marmora di via Asti 21, tristemente famosa per quello che successe durante la guerra, è stata per anni abbandonata e poi oggetto di mire speculative, ma da alcuni mesi è stata occupata da associazioni come Terra del fuoco che propongono eventi, attività, scambio culturale.

Insomma, c’è molto di nuovo e da tener d’occhio sotto la Mole. E molto ancora da cambiare e rinnovare.

Elena Romanello