Guida Perversa – Il Quorum
Cinema ENTERTAINMENT

Guida Perversa

Il cinema che legge tra le righe della realtà

A sei anni dall’uscita di ‘The Pervert’s Guide to Cinema’, torna (uscito all’inizio del mese, ma in questi giorni si trova ancora in qualche sparuta sala) una nuova “guida” del filosofo e psicoanalista sloveno Slavoj Žižek, realizzata nuovamente in collaborazione con la regista Sophie Fennes (sorella di Ralph e Joseph): ‘Guida perversa all’Ideologia’.

Roba di nicchia, di quella che passa inosservata, tuttavia a mio modesto avviso un must per chi ama il cinema e forse non solo. Žižek è stato o è un collaboratore regolare di numerosi giornali e riviste, fra cui New Left Review, London Review of Books, Critical Inquiry e The Guardian. Lo conosce già, dunque, chi lo ha letto in lingua originale, o in italiano sulla rivista “Internazionale”. In questo nuovo film, attraverso i classici del cinema e i brand più pop del nuovo millennio lo scrittore sloveno  prova a spiegarci “che cos’è l’ideologia”.

Perché “guida perversa”? In realtà l’aggettivo “pervert” si lega per zeugma anche al sostantivo cinema. Il cinema è perverso! Nonostante sia comunemente associata a connotazioni sessuali, la perversione è anche un termine tecnico che la psicanalisi lacaniana usa per indicare la certezza che un soggetto ha di sapere ciò che l’Altro vuole. Il perverso è definito da una mancanza di interrogazione. E parafrasando Žižek, il cinema è un’arte perversa perché non ci offre quello che desideriamo, ma, al contrario, ci dice precisamente come desiderare, ci addestra a farlo mentre ne siamo più o meno consapevoli.

Questo concetto lo spiegano benissimo due delle pellicole prese corposamente in esame in questa “guida”: ‘Essi vivono’ (1988) di John Carpenter e ‘Operazione diabolica’ (1966) di John Frankenheimer.

Consideriamo la prima, ad esempio. ‘Essi vivono’ è un film di fantascienza degli anni Ottanta che include bizzarri alieni, un improbabile lottatore e un sacco di occhiali da sole. Mentre a prima vista, la pellicola può sembrare insomma un calderone pieno di sciocchezze, contiene in realtà un forte messaggio riguardo all’utilizzo dei mass media. Le lenti “radiografiche” indossate da John Nada sono la modalità operativa necessaria per disoccultare la menzogna ideologica; per metterla a fuoco occorre inforcare gli occhiali e non toglierli come recita il luogo comune.

Immagino sia lecito attendersi che qualcuno storca il naso per la logorrea dogmatica e l’esibizionismo di questo istrionico narratore, che la Fiennes asseconda in tutto e per tutto. Ad altri poi non piacciono le opere che sembra  “dimostrino un teorema”, un po’ alla Michael Moore. Personalmente mi limito ad augurare che prima o poi questi due film diventino una trilogia.

Massimo Lanzaro