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“Gomorra – La serie” e il fascino dell’Italia criminale

Gomorra è la serie più vista nella storia della pay tv italiana, e i relativi diritti sono venduti in 50 paesi diversi

“In Gomorra non ci sono personaggi buoni. Sono tutti coinvolti negli orrori che vengono raccontati”. Così lo scrittore Roberto Saviano, in un’intervista al The Hollywood Reporter, commentava la nuova trasposizione audio-visiva del suo celebre libro, che nel 2006 fece conoscere al mondo intero i business legati alla organizzazione criminale camorristica a Napoli e dintorni.

Dopo il Gomorra di Matteo Garrone, anno 2008, ecco che Sky presenta, tra il 6 Maggio e il 10 Giugno 2014, Gomorra – La serie, realizzata dall’emittente di Murdoch e co-prodotta con Cattleya e Fandango, in collaborazione con La7 e Beta Film. Il successo è clamoroso: è la serie più vista nella storia della pay tv italiana, e i relativi diritti sono venduti in 50 paesi diversi. Commenti entusiastici dall’estero: negli Stati Uniti si trovano affinità coi personaggi di Scorsese e Tarantino, in Germania fanno paragoni coi Soprano, i britannici la elevano al pari dell’apprezzatissimo The Wire. Il mondo intero è attratto da questa storia criminale tipicamente italiana, e le parole del suo autore letterario (e co-autore del progetto televisivo) sono emblematiche per capirne il significato.

L’Italia non è nuova a questo tipo di fiction: già nel biennio 2008-2010 il Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo veniva serializzato proprio da Sky, ottenendo successi di critica e di pubblico. La storia della Banda della Magliana fu, in quel caso, fortemente romanzata, e contribuì a creare intorno ai propri protagonisti un alone di figure quasi mitiche, di cui certamente non si condividevano i comportamenti, ma che subirono un processo di iconizzazione evidente. Gomorra – La serie distrugge questa possibilità di affezione, presentando un racconto di destabilizzante crudeltà e pura malvagità. Dai vicoli di Secondigliano fino alle case popolari del quartiere Scampia di Napoli, il mondo in cui lo sceneggiato è ambientato è mostrato nella sua oscurità, nella sua corruzione ormai radicata, è un ambiente “sporco”, al cui interno non c’è spazio per personaggi “buoni” o dai facili sentimentalismi. La guerra tra il clan Savastano e il clan Conte per il controllo dei vari traffici illegali si dipana lungo una scia di sangue e di morte inarrestabili, in cui vengono coinvolti tutti: uomini, donne, “soldati” e “uagliuncelli”.

La cura dei particolari è massima, la ricostruzione degli ambienti realistica, la sceneggiatura non annoia mai, i dialoghi sono iperrealistici (l’uso del dialetto campano è garanzia di verisimilitudine), la colonna sonora salta subito “all’orecchio” per la sua efficacia, e il cast è semplicemente ottimo, con un mix di attori già avviati ed attori emergenti, ognuno adatto al proprio ruolo. Sono tutti questi, e forse anche altri, gli elementi che rendono Gomorra un prodotto ampiamente differente rispetto al resto della produzione televisiva italiana.

Un prodotto, finalmente, di qualità. Un’opera che narra con cruda verità ciò che vuole denunciare, che racconta in maniera spietata e senza censure, in modo da far riflettere. E non ci stupiremo se, fra un anno o due, all’avvio della seconda stagione, saremo ancora seduti sul divano, ancora curiosi, ancora affascinati.

Daniele Drago