Diseguaglianza sociale estrema in Elysium – Il Quorum
Cinema ENTERTAINMENT

Diseguaglianza sociale estrema in Elysium

Una pellicola per riflettere sulle attuali condizioni economiche, di disparità, nel mondo ed in Italia

Nel 2009 Neill Blomkamp aveva ottenuto con “District 9” un enorme successo: la critica apprezzò lo stile del regista e il pubblico di tutto il mondo ne ammirò originalità e innovazione. In particolare gli spettatori sono colpiti dagli argomenti affrontati dal film e dal modo in cui l’invasione aliena si intreccia senza sbavature con temi sociali importanti e scottanti. E non soltanto loro ne rimangono impressionati, visto che i membri dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences candidarono il film all’Oscar come miglior film e miglior sceneggiatura.

In Elysium, Blomkamp torna apparentemente alla fantascienza per dipingere due mondi distinti e separati: una Terra sovrappopolata e alla deriva ed una stazione spaziale realizzata appunto dall’uomo per i multimilionari. Il governo del pianeta ha stabilito nel film nuove leggi contro l’immigrazione, per tentare di fermare le persone che continuamente tentano di raggiungere il lusso ed i benesseri riservati ai pochi abbienti. Non stupisce che le case di produzione americane si siano contese Elysium, e il suo futuro (forse non così tanto distopico e lontano, comunque il 2154 per la precisione).

Stupisce invece che di diseguaglianza sociale in generale si occupino abbastanza poco i media nella quotidianità, per cui prima di parlare del film cedo all’indulgenza della citazione, sparsa, di qualche dato e qualche cifra.

Le forti disparità e le discriminazioni tra i cittadini provocate dalla politica sarebbero le vere cause delle cosiddette “primavere arabe”, e non la crisi economica globale. Queste le conclusioni alle quali giunge il  Rapporto sulle economie del Mediterraneo, curato dall’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Issm-Cnr). Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal Guardian: (World’s richest 1% own 40% of  all wealth, UN report discovers) il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l’85% della ricchezza mondiale, l’1% ne possiede il 40%; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l’1%.

Secondo la Banca d’Italia, nel 2008 e nel 2009, il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale; la metà della popolazione ne possiede il 10%. (Statistiche Banca d’Italia 2008 | Statistiche Banca d’Italia 2009). Negli anni ’50, la torta del reddito nazionale si divideva per il 60% a salari, stipendi e pensioni e per il 40% ai profitti ed alle rendite; nel 2009 la situazione è quasi ribaltata.

Torniamo al film. Anche ricordando che intervistato da Wired, Blomkamp ha spiegato che Elysium «non contiene un messaggio politico». Transeat. I terrestri tentano dunque in tutti i modi di fuggire da un mondo ormai devastato e dominato da crimine e povertà. L’unico uomo che può riuscire a ripristinare l’equilibrio tra i due estremi è Max (Matt Damon), un ragazzo comune che vuole a tutti i costi raggiungere la stazione spaziale. La sua vita è appesa a un filo e, non senza remore, intraprende una missione pericolosa che lo porterà a scontrarsi con Delacourt (Jodie Foster, fantastica), Segretario di Stato di Elysium, e con le sue inflessibili forze armate. In Italia esce al cinema giovedì 29 agosto, distribuito dalla Warner Bros Pictures Italia.

Peter Travers di Rolling Stone ha definito il film «uno sparatutto a vocazione sociale». Il critico del New Yorker Anthony Lane ha scritto che rispetto a District 9, che conteneva precise critiche all’apartheid, «l’intento didattico è più semplicistico», e definisce il personaggio di Matt Damon «un Robespierre con un fucile a raggi laser».

Beh, Elysium a mio modesto avviso coinvolge dal primo all’ultimo minuto, e anche nelle ore successive, quando pian piano ci si rende anche conto che la storia di un uomo che cerca di “salvare gli uomini dal male” l’avevamo già sentita… ma forse non l’avevamo mai vista rappresentata o narrata in questo modo (con buona pace di qualsiasi revisionismo o trasposizione delle gesta di Robespierre).

Massimo Lanzaro