Il “desert-rock” dei Queen Of The Stone Age – Il Quorum
Musica

Il “desert-rock” dei Queen Of The Stone Age

Travolgenti e psichedelici al Rock in Roma

A dir poco psichedelica pochi giorni fa, l’apertura di Rock in Roma, la celebre manifestazione musicale che vivacizza l’estate romana con appuntamenti internazionali presso l’Ippodromo delle Capannelle.

La chitarra di Josh Homme con quella di Troy Van Leeuwen, il basso di Mickey Shuman, la batteria di Jon Theodore con il pianoforte e le tastiere di Dean Fertita hanno permesso ai Queens Of The Stone Age di travolgere gli ottomila spettatori accorsi.

Dopo l’appuntamento del giorno precedente a Bologna, questa è stata la prima e unica data del gruppo a Roma dove la band statunitense ha potuto mettere in mostra tutto il suo “robot rock”, secondo la definizione che fu data dallo stesso leader del gruppo per descrivere quel particolare stile caratterizzato da una continua ripetizione di riff.

IL CONCERTO

Intorno alle 22 suoni magnetici e ipnotici iniziano a riverberare sopra al pubblico fremente, ondate foniche si ripetono con la sinuosità di un serpente che increspa le sabbie del deserto.

Si susseguono brani della memoria come No one Knows, In my head, The Lost Art Of Keeping a Secret, con l’irriverenza e la sovversione di Feel Good Hit Of The Summer. Luci e fumi accompagnano Burn The Witch, Little Sister, I Wanna Make It Wit Chu. Le percussioni e le atmosfere tribali di Better Living Through Chemistry instaurano un’aura quasi infernale di spiriti e anime vaganti. Ci sono poi i sei brani estratti dall’ultimo album Like Clockwork, nei quali si avverte una visione particolare della musica e della vita, con movenze pagane e credenze quasi fataliste, affidate alla forza dirompente e inarrestabile della natura.

C’è l’amarezza del rimpianto di Smooth Sailing, il dolore dell’amore finito di I Sat By The Ocean e tutto lo sconvolgimento emotivo vissuto da John durante la sua depressione in The Vampyre Of Time and Memory. Le luci e le ombre, i suoni forti e quelli tenui ricordano gli alti e i bassi dell’essere umano, la particolarità di ogni melodia come di ogni esistenza stanno a rappresentare l’impossibilità di incasellare la musica, come la vita, in confini predefiniti ed invariabili di forme e stili.

Ogni scelta può essere sovvertita, ogni rotta può essere modificata, l’importante è non lasciarsi sfuggire le possibilità che si incontrano lungo il cammino, perché potrebbero non ripresentarsi.

Eventi come Rock in Roma offrono sicuramente tante possibilità di divertimento e di emozione con artisti internazionali che arricchiranno fino ad agosto il cielo della capitale, a ricordare che la musica è vita e che proprio la vita, anche in momenti storico – sociali come questo, può essere quantomeno confortata proprio dalla magia di voci e strumenti che solo i live, come ad esempio quello offerto dai Queens Of The Stone Age, possono offrire.

Sabrina Pellegrini

IL VIDEO