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A Most Wanted Man, l’ultima interpretazione di Philip Seymour Hoffman

Con alcune note di dietrologia sulla scomparsa del grande attore

Alle ore 21:00 oggi, presso la Sala Petrassi, il Festival di Roma renderà omaggio a Philip Seymour Hoffman, premio Oscar per Truman Capote – A sangue freddo, candidato all’Academy Award altre tre volte per La guerra di Charlie Wilson, Il dubbio e The Master, con la proiezione de La spia – A Most Wanted Man, ultima interpretazione dell’attore scomparso lo scorso febbraio all’età di quarantasei anni. Il nuovo film di Anton Corbijn, tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré, è un action thriller ambientato tra Amburgo e Berlino.

Trama e recensione

Bachmann, un agente segreto anti-terrorismo con base ad Amburgo, deve indagare su un rispettato accademico musulmano che sta appoggiando segretamente delle attività terroristiche tramite donazioni ad una compagnia di navigazione con sede a Cipro. Con l’aiuto di una giovane avvocatessa, di un’astuta agente della CIA e di un losco banchiere, Bachmann organizza un contorto piano per incastrare il suo obiettivo. Non dirò altro. Il film è stato presentato il 19 gennaio 2014 al Sundance Film Festival. Nelle sale statunitensi è uscito il 25 luglio, mentre in quelle italiane uscirà il 30 ottobre.

E’ una pellicola di rara bellezza ancorché amara e pessimista sulla realtà, dalle tinte dark e con un climax mozzafiato. La performance di Philip Seymour Hoffman è viscerale, a tratti soffocante. Il suo personaggio rasenta la perfezione e domina lo schermo dall’inizio alla fine, trascinando nello stesso empireo anche tutti i comprimari. La fotografia è fatta di immagini e dettagli eleganti e la mano di Corbin è ferma e consapevole.

Note di dietrologia e cospirazionismo

I cospirazionisti americani dicono che Scientology avrebbe in realtà commissionato l’omicidio di Philip Seymour Hoffman per il film The Master, parzialmente ispirato a Ron Hubbard, fondatore di Scientology. Altra dietrologia vede il personaggio di Bachmann troppo sopra le righe, per il modo in cui affronta nei dialoghi temi molto scomodi quali l’Islam, la politica, il terrorismo, i servizi segreti americani, con quell’accento tedesco che a qualcuno non è piaciuto.

Il New York Times, in un lungo articolo, ha messo insieme quello che si sa degli ultimi giorni di Hoffman, parlando con amici e conoscenti ma anche con persone che lo avevano incontrato per caso e ricordavano particolari rilevanti. Negli ultimi complicati giorni della sua vita, Hoffman era stato visto più volte da diverse persone ubriaco e alterato, cosa che però non aveva suscitato troppe preoccupazioni anche tra chi lo conosceva. Senza voler rivelare il proprio nome, una persona ha detto al New York Times di aver incontrato Hoffman ad un incontro di un gruppo di aiuto per tossicodipendenti e che in quell’occasione Hoffman aveva detto di essere stato pulito per trenta giorni. Di fatto il 2 febbraio 2014, all’età di 46 anni, Philip Seymour Hoffman è stato trovato morto nel suo appartamento di New York, nel quartiere di Manhattan, probabilmente a causa di una overdose di un mix di eroina, cocaina e benzodiazepine. L’attore secondo alcune fonti sarebbe stato ritrovato con la siringa ed il laccio emostatico ancora nel braccio.

La verità forse non la sapremo mai o forse è proprio quella ufficiale. Sta di fatto che una o due cose le sappiamo di sicuro:

1. ci ha lasciato un granissimo attore;
2. è possibile essere assassinati veramente per aver girato un film: Theodoor “Theo” van Gogh (L’Aia, 23 luglio 1957 – Amsterdam, 2 novembre 2004) è stato un regista, attore, produttore televisivo, sceneggiatore, conduttore televisivo, pubblicista, scrittore, cineasta e attivista olandese. Discendente del fratello del celebre pittore Vincent van Gogh, fu assassinato da Mohammed Bouyeri, estremista islamico esponente del Gruppo Hofstad, come ritorsione contro alcune immagini mostrate nel suo film Submission.

Massimo Lanzaro