Arte

Yayoi Kusama: Arte Psicosomatica

Le strade per arrivare all’io sono illimitate

Si può scappare di fronte alla paura o si può affrontarla. Lo sa bene Yayoi Kusama, protagonista dell’arte contemporanea giapponese. Lei che ha incantato perfino Andy Warhol, lei che ha usato il suo corpo come una scultura, lei che ha fatto di ogni espressione artistica il mezzo per esorcizzare le proprie ossessioni.

Anima tormentata cresciuta in una famiglia tradizionalista, Kusama spicca il volo per New York nel 1958. Un anno dopo, a 30 anni, realizza i suoi primi lavori: le Infinity Nets. Enormi tele, lunghe quasi una decina di metri sulla cui superficie è dipinta una galassia di punti priva di qualsiasi struttura o centro. Universi immobili, sospesi nel tempo e nello spazio, grazie ai quali l’artista apre le porte della sua interiorità.

Fin da giovane è affetta da allucinazioni visive e uditive, una condizione che la porta alla depressione ma non certo ad arrendersi. Sceglie di manifestare i suoi tormenti attraverso le tele e non solo, lei stessa diventa parte dei suoi capolavori. Le Infinity Nets si evolvono, proliferano e cominciano ad espandersi trasformandosi in sculture. È il 1961 e i pois più famosi del mondo infrangono la bidimensionalità iniziando a ricoprire pavimenti, sedie e tavoli, fino a tappezzare il corpo di Kusama. In questo modo l’arte si allarga, assorbendo oggetti e persone. Si tratta di un processo fisico e mentale molto intenso e delicato: l’artista entra nel mondo da lei creato, guarda in faccia le sue paure e le esorcizza con la ripetizione costante di quei punti. È un gesto maniacale e perpetuo, la firma di un’arte psicosomatica che aiuta a sconfiggere i propri demoni.

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Nelle sculture di Kusama si riflette anche la sua curiosità per l’infinito, il vuoto e i misteri dell’universo. L’uso degli specchi e di ingegnosi strumenti ottici dà vita a sorprendenti giochi di luci e ombre. Esplora in continuazione l’esterno e l’interno, impara, si rinnova e non smette mai di inventarsi.

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Le strade per arrivare all’io sono illimitate e Kusama è riuscita a raggiungersi, ad annullarsi e a rinascere grazie alle sue ossessioni e alla molteplicità di strumenti che ha utilizzato per affrontarle e superarle. Pittura, scultura, moda, opere letterarie, film e design sono solo alcuni passi di un’artista la cui genialità sfiora la follia e la cui passione abbraccia la più completa libertà d’espressione.

Oggi, alla tenera età di 85 anni, Yayoi dipinge ancora nel suo studio a Shinjuku e i suoi lavori sono oggetto di importanti esposizioni internazionali. Dal 1977 vive, per sua scelta, nell’ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone.

Giulia Giarola

IL VIDEO – SELF OBLITERATION by Nowness, director Martín Rietti: