Monografie

Vent’anni senza Massimo Troisi

Aveva solo 41 anni quando se ne andò. Firmò capolavori della comicità come “Ricomincio da tre” e “Non ci resta che piangere” in coppia con Roberto Benigni

Massimo Troisi nacque a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio 1953 e avrebbe oggi 61 anni, se non fosse morto a soli 41 per una crisi cardiaca, il 4 giugno del 1994. Stava male da tanto tempo, ormai, il suo cuore stava cedendo e sul set de Il Postino recitava a stento prendendosi lunghe pause, tanto era affaticato; se ne andò nel sonno, un pomeriggio in casa di amici a Ostia subito dopo aver concluso le riprese del film.

Troisi era amatissimo, aveva ottenuto la popolarità televisiva con il trio La Smorfia (insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro) verso la fine degli anni ’70, proponendo gag esilaranti entrate oggi nella Storia della televisione. Quindi il grande salto come attore più versatile nei primi film comici degli anni ’80 tra i quali: Ricomincio da tre, Scusate il ritardo e l’indimenticabile Non ci resta che piangere con Roberto Benigni, tutte pellicole che hanno restituito un’immagine di Troisi unica e straordinaria caratterizzata da una parlata inconfondibile, dentro ruoli di ragazzi timidi e sensibili capaci di rapire il cuore dello spettatore.

A fine anni ’80, inizio anni ’90 un ulteriore salto di qualità, quando i suoi personaggi divennero sempre più articolati e indipendenti dal lato comico, con interpretazioni più malinconiche nelle tre pellicole girate da Ettore Scola, dove Troisi recitò in coppia con Marcello Mastroianni: Splendor (1988), in cui è proiezionista di un cinema prossimo alla chiusura; Che ora è? (1989), un film sui rapporti conflittuali tra padre e figlio, per il quale venne premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, ex aequo con Mastroianni, alla Mostra del Cinema di Venezia; e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990), dove interpretò Pulcinella, presentato in anteprima alla 41ª edizione al “Berlin International Film Festival; fino alla consacrazione arrivata con la candidatura all’Oscar proprio per Il Postino (di Michael Radford) due anni dopo la sua morte, nel 1996.

Padronanza scenica, “napoletanità”, capacità verbale e mimica, questo era Troisi, un mix esplosivo di ironia, malinconia e ipocondria, un attore capace di analizzare e di scherzare sui difetti della società e allo stesso tempo di calarsi in ruoli di uomini molto sensibili, indifesi, di un’assoluta tenerezza e impacciati di fronte alle situazioni quotidiane in continuo cambiamento.

Chiunque lo abbia conosciuto ricorda Troisi come un uomo speciale e la sua grande popolarità, immutata a tanti anni di distanza dalla scomparsa, è dovuta al fatto che quando recitava rimaneva sempre se stesso, con il proprio candore e quella simpatia contagiosa.

La sua amica, l’attrice Anna Mazzotti lo ricorda così:

“Con Massimo sembrava sempre di trovarsi nella scena di un suo film, e infatti, inevitabilmente, arrivava un suo commento, sempre leggero ma lapidario, o una battuta folgorante che oltre a far riflettere scatenava una risata (nostra) e un lieve sorriso (suo). Era un uomo, anzi, un eterno ragazzo, intelligente, profondo, sensibile, malinconico, dotato di quel guizzo di fantasia e d’intuizione che contraddistingue il vero talento; ed era anche semplice, nonostante il successo, umile e quasi inconsapevole del suo valore, come accade solo ai migliori: una personalità complessa, la sua, non subito decifrabile, ma che traspariva da quel bozzolo di ironia e di indolenza con la quale si avvolgeva per proteggersi dal mondo”.