CULTURA Letteratura

Un libro da mettere in valigia

Un compagno che indicherà un passaggio, un’emozione che sarà incredibile e fulminante oppure devastante triste e rabbiosa, sono tante le sensazioni che un libro può darti

Agosto, è arrivato il tempo di migrare. E’ il momento migliore dell’anno.

La casa appare vuota, si è staccato il frigo e asciugato il pavimento, riposte vie le cose preziose e coperto con le lenzuola bianche i pochi mobili importanti. Non resta che mettere lo spazzolino da denti in valigia e prendere la bottiglia di acqua dalla giacciaia.

Quasi pronti… E’ il momento di scegliere il libro da portare con sé.

E’ una scelta importante fatidica, il libro rimarrà nella casa al mare e non lo rivedrò più per due tre anni, o chissà quanto. Io non ci vado spesso, non faccio tante vacanze. Ma quel compagno indicherà un passaggio, un’emozione che sarà incredibile e fulminante oppure devastante triste e rabbiosa, sono tante le sensazioni che un libro può darti. La scelta è complessa: una novità o un’opera a cui sei legato? Li porterei tutti ma non è sano. Devo portarne uno al massimo due, e sono andato a cercarli più volte, nei mercatini tra i banchi di piazza Esedra o a Porta Portese, ovunque.

Di solito è lui che trova me. Ma la questione è questa: come lo scegli il libro da mettere in valigia?

Posso dire che alcuni mi hanno deluso profondamente, altri mi hanno aperto luoghi della mente che non conoscevo. Un libro in fondo è questo, farsi portare in viaggio nel viaggio.

“Il caffè è un brusio di voci… voci si levano si confondono le si sente alle proprie spalle avviandosi in fondo alla sala. Non è male riempire i fogli sotto le maschere che ridacchiano tra l’indifferenza della gente seduta intorno. Quel bonario disinteresse corregge il delirio di onnipotenza latente della scrittura che pretende di sistemare su pezzi di carta e di sdottorare sulla vita e sulla morte. Cosi la penna s’intinge volente o nolente in un inchiostro temperato con umiltà e ironia”.

“La paura bussa alla porta. La fede va ad aprire. Fuori non c’è nessuno”.

“Scrivere significa sapere di non essere nella Terra Promessa e di non potervi arrivare mai ma continuare tenacemente il cammino nella sua direzione, attraverso i deserto. Seduti al caffè si è in viaggio come in treno, non si può apporre a nulla una vanitosa impronta personale, non si è nessuno”.

Claudio Magris – Microcosmi

Cosa aspettarsi da un buon libro?

Emozioni, come quando ne hai goduto tanto da perderci il sonno, o di quando sognavi di fare l’astronauta.

Da parte mia non c’è una giustificazione al lasciarsi andare coi ricordi, o raccontare bevute colossali, o un tuffo nel grano. Piuttosto mi chiedo cosa può interessare? La trasformazione del personaggio, il cosa è successo, da quando ha lasciato gli amici a bere al bar, seguendo quello sguardo carico di promesse e odore di sandalo. A quando dieci anni dopo lo vedi con due bambini a Villa Ada al concerto dei Cani. O di come sei riuscito a capire l’armonia di un giorno di sole. Come se il filo dei pensieri non fosse etereo, inconsistente, frammentato.

E se un racconto, una sceneggiatura, un Hiaku, un libro è buono… basta sedersi ed ascoltare.

Amo per questo Magris e Forster Wallace, perché di un argomento ne prendono la concretezza e la trasformano in emozioni universali.

Pertanto dal mio punto di vista si legge e si scrive per farsi cullare in un luogo della mente non ancora conosciuto. E nel viaggio questa cosa si amplia si trasforma perché viaggiando ci si apre alla scoperta, alla caccia di emozioni, al diverso, all’esotico.

Scegliere il libro sarà una cosa lunga quanto scegliere di rimanere a casa a leggerlo.

Eccovi la domanda: sto facendo la valigia quale libro dovrei portare?

Daniele De Sanctis