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TRAPPIST-1, le meraviglie di un altro sistema stellare

L’annuncio della Nasa: scoperti 7 pianeti gemelli della Terra che orbitano tutti attorno alla stessa stella

“Le orbite descritte dai pianeti attorno a TRAPPIST-1 sono ellissi di cui TRAPPIST-1 occupa uno dei fuochi”: ecco una parafrasi piuttosto fedele di ciò che Keplero direbbe oggi dinanzi alla pubblicazione su Nature della scoperta del sistema planetario TRAPPIST-1. Le osservazioni sono state possibili grazie al telescopio TRAPPIST-South telescope dell’ESO a La Silla Observatory, il Very Large Telescope (VLT) a Paranal e lo Spitzer Space Telescope. I pianeti chiamati TRAPPIST-1b, c, d, e, f, g ed h hanno tutti una grandezza simile al nostro mondo e tre di loro si trovano in piena fascia d’abitabilità.

La scoperta è sensazionale ed è stata resa possibile dai transiti avvenuti davanti alla stella, che hanno comportato i cali di luminosità necessari per identificare i pianeti.

Per comprendere l’importanza della rilevazione abbiamo contattato due membri del team che ha condotto l’indagine sul sistema TRAPPIST-1, Amaury Triaud, del Kavli Exoplanet Fellow, dell’Università di Cambridge e Emmanuel Jehin dell’Università di Liegi. I due ricercatori ci hanno parlato dell’impatto della scoperta: “E’ la prima volta – ha specificato il ricercatore belga – che tanti pianeti di dimensioni della Terra vengono trovati in un sistema planetario vicino a noi”. L’astro si trova a soli  39.13 anni luce e il suo sistema ha molte particolarità, come Triaud ci ha spiegato: “La stella è davvero piccola, ha il 12% delle dimensioni del Sole. I pianeti orbitano in una configurazione molto compatta. Il più interno ruota a 1,5 giorni intorno alla stella, mentre il più esterno dura circa 20 giorni”. Se questa può sembrare un pericolo per l’acqua e la vita non temete, infatti ha aggiunto il ricercatore di Cambridge: “Anche se vicini alla stella, i pianeti sono ben temperati, il che significa che alcune parti della loro superficie sono suscettibili a permettere all’acqua di rimanere liquida. Ulteriori osservazioni dovrebbero essere in grado di confermare se c’è acqua, e se è probabile che sia liquida”.

La similitudine con il sistema TRAPPIST-1 la possiamo trovare con la catena di risonanza delle orbite dei satelliti di Giove: “I pianeti – come specificato da Jehin – sono una catena di risonanza, cioè le varie orbite sono collegate tra loro, come accade ai satelliti di Giove. Il sistema è molto compatto, i 7 pianeti entrerebbero all’interno dell’orbita di Mercurio. Tra di loro i vari mondi si possono vedere vicini quanto la Luna per noi”.

TRAPPIST-1 ha un’anatomia ben precisa: è una stella ultracool, molto piccola, con solo 2500K. La popolazione di questa tipologia di stelle rappresenta circa il 15% della galassia. A colpire è la presenza di earth like planet in abbondanza, come ha osservato lo studioso di Liegi: “Non ci sono pianeti giganti perché non c’è abbastanza materiale nel disco protoplanetario. Questo potrebbe significare che ci sono decine di miliardi di pianeti simili alla Terra solo nella nostra Via Lattea”.

L’iter di ricerca e conferma del sistema TRAPPIST-1 è stato molto lungo. La prima fase è stata la scelta di indagare sulla possibile presenza di pianeti in orbita a stelle del genere, le dimensioni ridotte aiutano a rilevare e studiare pianeti. Triaud ci ha ulteriormente spiegato come hanno sviluppato la tecnica del transito per osservare i mondi: “Per osservare i pianeti dobbiamo aspettare che passi di fronte alla stella. Come questo avviene, si crea un’ombra, chiamata transito. Da un passaggio ripetuto conosciamo il periodo orbitale. Ad esempio nel caso di TRAPPIST-1b, il pianeta più interno, c’è un transito sulla stella ogni 36 ore più o meno”.

Nel 2016 gli scienziati avevano già annunciato tre dei pianeti del sistema, ma c’erano varie incertezze sui periodi orbitali. Il telescopio spaziale Spitzer, come ci ha precisato Triaud, ha permesso di trafugare ogni dubbio e ha fatto distinguere ben sette pianeti diversi, in grado di lasciare “ombre” sulla stella attraverso il loro transito.

Ognuno dei pianeti merita di essere conosciuto al meglio: per questo non resta che aspettare la nuova generazione dei telescopi, come il JWT o altri telescopi terrestri da tempo in costruzione.

I nuovi strumenti permetteranno analisi dettagliate delle atmosfere, Jehin ha concluso: “E’ un momento emozionante per tutti noi: attualmente stiamo costruendo un nuovo osservatorio a Paranal, in Cile, per continuare a studiare al meglio gli esopianeti intorno a queste piccole stelle”.

La caccia è appena iniziata e quotidianamente si fa sempre più interessante, per noi potervela raccontare è un onore.

Gianluigi Marsibilio

Crediti: ESO/M. Kornmesser/spaceengine.org

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