CULTURA Musica

Tommaso Caronna, l’elettronica e la poesia

Colline tranquille, placidità, ambienti paesani rimasti immutati nelle campagne. La città di Pavia è un gioiello medioevale spaccata in due dal Ticino…

“Un album intimo, spudorato e reale al limite della violenza”, questo è il nuovo album di Tommaso Caronna, artista eclettico e tecnico del suono nato a Broni (Pavia), così come Tiziano Sclavi, padre di Dylan Dog. Abbiamo incontrato Tommaso per una breve chiacchierata, ecco cosa ci ha detto:

– Tommaso, parlaci della tua terra… della fertile provincia pavese…

Colline tranquille, placidità, ambienti paesani rimasti immutati nelle campagne. La città di Pavia è un gioiello medioevale spaccata in due dal Ticino. Zona di vini, zanzare e tradizioni universitarie che animano, in parte, la vita sociale e culturale. Ma è anche strade dissestate, vecchie case lasciate andare in decadenza nei piccoli centri e una mentalità provinciale un po’ leggera e chiusa.

– …E quanto ha influito sulla tua musica questa placida provincia…?

Quando scrivi, ti capita di fare una pausa, affacciarti alla finestra e guardare fuori cercando con la mente di spaziare altrove. Poi esci per cambiare aria, fai una lunga passeggiata in salita, dove vedi vigne e campi, balle di fieno e trattori, e il frinire ininterrotto delle cicale d’estate. C’è sempre una parte del tuo suono che si ricollega al contesto in cui sei vissuto e rende tutto più chiaro.

– Leggendo i testi delle tue canzoni, sono concepiti come poesie… Come nasce e si sviluppa la tua composizione? Prima il testo? Prima la musica?

Parto quasi sempre prima dalla musica. Mi piace avere il sottofondo principale e poi decidere se il brano sarà una traccia strumentale o una canzone. A volte, non mi rendo conto nemmeno cosa è partito per primo, se il testo o la musica, perché mi sembra che tutto viaggi allo stesso tempo. Il linguaggio poetico è uno spunto, ma non rappresenta la ricerca di una forma evidente e costante.

– Le pause sono vuoti, cosa colma il vuoto?

Tutto ciò che si trova tra una fermata e l’altra, senza scendere mai dal treno. Affetti, amore, esperienze concrete che valgono un ricordo. I sospiri e i rumori di fondo, presenti volutamente nel disco, raccontano la bellezza dei silenzi che spesso ci perdiamo.

– Elettronica da una parte, vena cantautorale dall’altra… come si abbinano? Cosa prevale?

Un cantautore non è un cantautore solo perché ha una chitarra in mano. Io ho cercato di ricostruire quel mondo solo con l’elettronica, lasciando implicito che è possibile unire i due aspetti con personalità senza mostrarsi monolitici e monogenere. Vari tentativi sono stati fatti, ma rimane una diffidenza di fondo, soprattutto quando gli strumenti veri mancano del tutto e c’è sempre qualcuno pronto a dire: “Con Omnisphere si fanno solo i pad”. Chi te l’ha detto?

– …Quale linea seguirai in futuro…? Cosa prevarrà? L’elettronica o la vena cantautorale? Cosa deve attendersi il tuo pubblico?

Non abbandonerò la musica sintetizzata, su questo non ho alcun dubbio. E continuerò a scrivere canzoni, magari provando anche una direzione più pop.