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Tillmans a Venezia, una buona occasione per chi studia multimedia

Biennale di Venezia Giardini/Arsenale. Dal 7 giugno al 23 Novembre 2014

Lo spazio umano e l’architettura raccontati in 450 scatti dal fotografo tedesco che ha reso i dettagli del quotidiano opere figurative in mostra nel Padiglione Centrale della XIV Biennale di Architettura di Venezia con  Book of Architects, un’installazione video su due canali nella sede di “Elements of architecture”.

Tillmans è un fotografo del contemporaneo, nato in Germania 44 anni fa, che  vive tra New York, Londra e Berlino. E’ tra i capostipite della fotografia macro del reale, e vanta una carriera di tutto rispetto. Studia arte e design in UK, ed è artista residente nello stato del Maine dove insegna.

La fotografia lo cattura da piccolo, rivolge scatti casuali ai luoghi e alle persone che lo circondano. Crea uno stile fatto di cromie forti, trasparenze ed esasperazione dei dettagli. Il fotografo quasi involontario, diventa così documentarista di una generazione che lotta. I suoi primi scatti forti sono sulla discriminazione e sull’AIDS quando nel ’92 documenta il Gay Pride e poi dai fenomeni sociali alla Love Parade berlinese.

La sua inquadratura è un incontro tra la lezione di Diane Arbus, e di Bernd e Hilla Becher (già vincitori del Leone d’oro) e la si distingue nei soggetti con i quali  genera un nuovo stilema del linguaggio fotografico.

Tillmans ama riprendere persone e oggetti nella loro natura e semplicità, ma dagli accostamenti forti, e dalle cromie essenziali, estremizza anche il taglio. Genera un nuovo linguaggio e la sua foto diventa arte.

Le stesse foto che imitano oggi, spesso involontariamente in tutte le forme e in tutti gli stili sui social network, ecco perché ve lo consiglio.

Il suo stile spazia sempre tra la documentaristica del sociale come quando nel 2011 si reca ad Haiti per riprendere le fasi della ricostruzione del post-terremoto; e l’astrattismo, ad esempio in Terra del fuoco (2010) dove si sofferma su tronchi di alberi attraversati da fasci di luce in contrasto con le ombre, deboli e quasi trasparenti, che sembrano un quadro di Fontana.

Nelle sue opere una semplice tazzina di caffè diventa una superficie liquida su cui le irregolarità sono stile. Uomo e natura in un tutt’uno inscindibile, con forti contrasti e un linguaggio crudo essenziale.

In pratica lo stile Dussendorf filtrato dallo sguardo di Fassbinder, in contrasto tra tecniche come il macro e l’astratto.

Ora quando Rem Koolhaas sente che Tillmans lavora a un progetto sull’architettura del reale lo prende per la biennale. Tillmans espone così  in video un antologia di 450 scatti del suo lavoro e le proietta alla maggiore risoluzione possibile, per mostrare quello che per lui è l’architettura.

Uso le sue parole: “Edifici che mi piacciono, edifici che non mi piacciono, e tutto quello che sta in mezzo. Sono guidato dall’idea di far vedere gli edifici per come si presentano agli occhi di chi li vive, non per come si desidera vederli”.

Daniele De Sanctis