Musica

Storia ed evoluzione della musica elettronica – Parte I

Che cos’è la musica elettronica? Il “Denis d’Or” è considerato il primo strumento musicale elettronico nella storia

Per scoprire quale sia effettivamente il primo passo che ha portato ad uno sviluppo della musica elettronica, di cosi come la vediamo ai giorni nostri, dobbiamo, da premessa, porci una semplice domanda:

Che cos’è la musica elettronica? Come la intendiamo? E’ un movimento culturale legato ad un determinato periodo o è una continua evoluzione del modo di produrre musica che interessa i principi dell’elettrica e degli strumenti elettronici?

Sì lo so sono più di una domanda ma va bene lo stesso; cerchiamo piuttosto di inquadrare tutte queste problematiche in un unica sola, cosa sia la musica elettronica.

Bene dal momento che è più interessante e soprattutto storicamente certo, io dirò che la musica elettronica è ogni tipo (non mi sentirete mai parlare di generi che sono unicamente stupidaggini che possono aiutare il commerciante ma distorcere l’ascoltatore), dicevo, è ogni tipo di espressione musicale che coinvolge strumenti elettrici/onici, quindi ad esempio, anche blues o rock; certamente al giorno d’oggi non poniamo tutte queste sfumature musicali sotto il nome di “musica elettronica” che ai nostri occhi si riferisce ad un qualcosa un po’ più techno, trip hop, house, disco.

Ad essere precisi infatti è proprio l’evoluzione e lo sviluppo di quegli stili un po’ più vecchiotti come il blues, il funk, il soul, il gospel ma anche tornando un passo indietro riferendoci alla musica classica, che, per quanto possa sembrare strano, tra tutte è la più legata alla musica elettronica (ecco se proprio vogliamo parlare di generi per me esistono musica classica e musica elettronica) che ha portato alla concezione moderna di musica elettronica.

Vedremo che ci sono delle premesse importanti che hanno condotto fino ai giorni nostri e che continuano a finanziare, da un punto di vista culturale, lo sviluppo del suono e della musica. Perché come sempre le parole chiavi in tema di evoluzione musicale sono: cultura e sperimentazione.

Senza tutte le innovazioni e le invenzioni che sono state concepite grazie ad una solida base culturale e scientifica non avremmo mai raggiunto, storicamente parlando, il punto in cui siamo adesso; e questo è bene non dimenticarlo perché sfortunatamente oggi quello che ci manca è proprio una cultura simile ed un sano spirito di sperimentazione. Purtroppo, oggigiorno, la parola chiave è il “Dio denaro” e ciò ci rende poco degni ma, da… “tradizionalista” l’unica cosa che mi sento in dovere di dire è che possiamo ancora sperare, sperimentare, evolvere… perché come diceva anche Bob Marley (buon 70esimo compleanno, tra l’altro!), “money can’t buy life” e per me e per molti altri la musica è vita.

Ora perdonatemi, ma, salvo questo piccolo momento di sfogo personale, sto cercando di scrivere questo articolo per mostrare a chi voglia e a chi sia curioso tra voi, quale, tra tutti, sia effettivamente il primo vero e proprio passo di distacco dalla tradizione passata. Un passo che ha segnato quel percorso che oggi termina con la parola “electronic music”.

Et voilà, potrete rimanere forse scioccati, arrabbiati, emozionati, eccitati, non lo so, ma il primo momento in cui l’elettronica ha iniziato ad avere un cuore pulsante, è stato esattamente un giorno qualunque del 1753.

Il teologo ceco (di nazionalità) Vàclav Prokop Divis, che noi chiameremo Signor D, nella sua piccola bicocca a Primetice, in quello che ora è il sud-est della Repubblica Ceca, inventò e costruì il cosiddetto “Denis d’Or”, considerato il primo strumento musicale elettronico nella storia.

Siete sconvolti?

Almeno un po’? Dai, è pazzesco! 260 anni fa!

Il Signor D. era un grande scienziato ed è stato un pioniere per le sue ricerche sui principi dell’elettricità soprattutto per l’invenzione in Europa del parafulmine, contemporaneamente – probabilmente prima – e sicuramente indipendentemente da Benjamin Franklin.

Tornando al Denis d’Or, sfortunatamente non abbiamo tantissime fonti storiche che possano donarne un ritratto preciso di come fosse o di come funzionasse, cosi come non possiamo nemmeno fissare la data esatta della sua nascita.

La più antica menzione del Denis d’Or è datata al 1753 ma si pensa che esistesse già 5 anni prima, nel 1748. Alcune fonti ne riportano l’origine ancora prima, nel 1730, ma questa presupposizione non è supportata da alcuna fonte, né dalle informazioni che abbiamo sulla biografia ed i lavori del Signor D.

Sfortunatamente, dopo la morte di D. nel 1765, l’unico strumento esistente si narra sia stato venduto e portato fino a Vienna dove è, poi,  sparito senza lasciar traccia. Inoltre i documenti pervenuti che possano aiutarci a comprendere come fosse e come funzionasse il Denis d’Or sono molto pochi e soprattutto molto frammentati, cosi da lasciare nella nostra mente, un’immagine indefinita, opaca.

Fortunatamente però, se guardiamo l’altro lato della medaglia, possiamo dire di avere alcuni piccoli dati:

Il Denis d’Or aveva 14 registri (di cui la maggior parte erano doppi) ed il suo complesso meccanismo era cullato in una piccola cabina di legno, tagliata simmetricamente, ed equipaggiata di una tastiera ed un pedale. Riguardo le dimensioni si parla di 150 cm di lunghezza, 90 di larghezza e 120 di altezza. Di base era un cordofono (che è diverso da un clavicordo): le corde venivano “colpite” diciamo, e non “pizzicate” (per farvi un esempio comune, nel banjo o nella chitarra le corde vengono pizzicate -“plucked string”- mentre nel clavicembalo o nel pianoforte vengono “colpite” -“strucked string”-).

Comunque la sospensione e la tiratura delle numerose corde di metallo (790!) era molto elaborato. Il meccanismo era talmente geniale, ed era stato elaborato da Divis con tale accuratezza matematica che il Denis d’Or poteva imitare il suono di un’enorme varietà di strumenti differenti, inclusi cordofoni come arpe, liuti e anche gli strumenti a vento!

Questo risultato era dovuto alla eccezionale reattività e combinabilità dei parametri che permettevano a chi suonava di variare il suono in tantissimi modi, anche generando molte più di 100 voci tonali differenti messe insieme. Oltre a queste “genialate” lasciatemelo dire, la caratteristica essenziale del Denis è che il Signor D. caricò le corde metalliche elettricamente in modo da potenziare la qualità del suono e renderla più “pura”. Questa era una assoluta novità all’epoca che egli stesso perfezionò installando, in aggiunta, un piccolo stratagemma che permetteva di donare un leggero shock elettrico alle corde.

Il grandissimo Signor D. è stata la prima persona ad incoraggiare e promuovere l’idea di una connessione estetica tra musica ed elettricità; prima di lui nessuno aveva  immaginato un potenziale estetico degli effetti elettro-acustici. Ovviamente, per le ricerche e le scoperte scientifiche in materia nella metà del XVIII secolo, l’idea rivoluzionaria di Divis poteva essere realizzata nella pratica solo in maniera primitiva. Ma nonostante tutto, queste circostanze storiche non possono togliere al Denis D’Or di essere considerato, almeno da un punto di vista idealistico, il primo padre degli “elettrofoni“, una generazione di strumenti che ricoprirà i secoli a venire fino ad oggi.

Infatti il teologo tedesco Johann Ludwig Fricker (1729-1766) che visitò Divis nel 1753 e vide il Denis d’Or con i suoi occhi, lo descrisse, in un articolo sul giornale dell’Università di Tubingen, come un “Electrisch-Musicalische[s] Instrument” che letteralmente è la traduzione tedesca di “strumento musicale elettrico”.

Ottone Scamacca