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Snowden di Oliver Stone: trailer e recensione

Presentato alla Festa del Cinema di Roma il film su Edward Snowden, ex tecnico della CIA, accusato di spionaggio

Amnesty International ha inserito  nella maratona mondiale della raccolta firme “Write for Rights 2016” il caso di Edward Snowden, l’informatico americano che dal 2013 è costretto a vivere in esilio in Russia per aver divulgato informazioni segrete sulla sorveglianza illegale e di massa attuata dal governo statunitense.

Trattato come una spia e un nemico in Patria, se tornasse nel suo paese rischierebbe molti anni di carcere e  Amnesty International chiede al presidente degli Usa di concedergli la grazia. A smuovere le acque avrà sicuramente contribuito “Snowden” di Oliver   Stone, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella selezione ufficiale e presente ora nelle sale italiane.  Nel suo ventiduesimo film, il regista  narra la vicenda di Edward Snowden, ex tecnico della CIA ed ex collaboratore della Booz Allen Hamilton (azienda di tecnologia informatica consulente della NSA, la National Security Agency). accusato di spionaggio dal governo degli Stati Uniti e da quello della Gran Bretagna, per aver  rivelato pubblicamente dettagli riguardanti i programmi di sorveglianza di massa sulle intercettazioni telefoniche e sulle intrusioni informatiche (potevano spiare i cittadini anche attraverso le webcam dei computer), attuate in segreto con la scusa della sicurezza. Attraverso la collaborazione con Glenn Greenwald, giornalista del quotidiano inglese “The Guardian” che ha pubblicato una serie di denunce sulla base di sue rivelazioni avvenute nel giugno del 2013,   Snowden è riuscito ad informare i cittadini di tutto il mondo che la loro privacy è stata violata in modo invasivo e costante. Pochi giorni dopo aver fatto le sue dichiarazioni,  i procuratori federali degli Stati Uniti gli hanno presentato una denuncia, resa pubblica il 21 giugno. Oliver Stone ha realizzato “Snowden” con grandi difficoltà, non avendo dietro la macchina promozionale degli Studios (Hollywood non lo ha voluto produrre), il regista è dovuto ricorrere a finanziamenti francesi e tedeschi. Basato sui libri “Snowden” (in Italia edito da Newton Compton) del giornalista del “Guardian” Luke Harding,  e “Time of the octopus” dell’avvocato russo di Snowden, Anatoli Kucherena, oltre alle registrazioni tra Snowden e Stone, scritto dal regista con lo sceneggiatore  Kieran Fitzgerald, il film si apre con il ventinovenne Snowden  (Joseph Gorden-Levitt), chiuso nella  camera di un albergo di lusso di Hong Kong in compagnia di Greenwald (Zachary Quinto) e della documentarista Laura Poitras. L’atmosfera è concitata, il giovane informatico deve fare in fretta a rivelare quello che sa, perchè teme che la Cia, ormai al corrente di quali siano le sue intenzioni, possa intervenire e far fallire il suo piano, quello cioè di far sapere all’intero pianeta cosa ne è della loro privacy. Stone ha voluto girare il film con il  ritmo di un thriller, senza fronzoli, raccontando soprattutto i fatti, ovviamente romanzati, per mettere in evidenza tutta la gravità del  caso Snowden e rendere giustizia alla scelta coraggiosa di mettersi contro tutti, nella lotta eterna tra il singolo cittadino e i poteri forti. Tanti in America non sanno come definire quest’informatico nato in North Carolina, se un nemico della patria o un eroe, perchè le molteplici discussioni sorte al riguardo hanno fuorviato i cittadini che non sono neppure riusciti a capire la portata di quello che è veramente successo. Stone nel biopic ne ripercorre la vita e la sua formazione. Prima la carriera militare  nei Corpi Speciali dei Marines, a cui ha dovuto rinunciare dopo aver riscontrato una fragilità ossea alle gambe, poi  informatico geniale soggetto ad attacchi di epilessia ed infine fuggiasco e ricercato. Oggi, Snowden vive esiliato a Mosca, nell’attesa che qualcuno lo riconosca innocente,  che gli venga riconosciuto l’aver agito per il bene degli altri. Una delle scene più impressionanti del film è quella in cui si mostra il protagonista impietrito dall’orrore che, insieme ad altri funzionari,  sta osservando su un video in diretta  come, attraverso un cellulare, si possa rintracciare un presunto terrorista e con  una bomba farlo saltare in aria, colpendo anche tutti i civili che gli sono intorno. Il caso Snowden non poteva non interessare Stone, amante delle biografie e della rappresenatazione della distorsione della politica e del potere. Dipinge Snowden come una persona che con coscienza ha denunciato un sopruso, praticamente rinunciando alla sua vita. Ha dovuto lasciare tutto, soprattutto sua moglie, la democratica Lindsay Mills ( nel film interpretata da  Shaleine Woodley). Nel cast anche Rhys Ifans, nei panni del capo e protettore di Snowden nella CIA, e Nicolas Cage, nel piccolo ma ammirevole ruolo di un rassegnato funzionario ribelle.

La recensione è di Clara Martinelli

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