INTERVISTE Musica

Roy Paci e la marcia in più che ricorda agli italiani che l’eccellenza è possibile

Tra gioco e studio, divertimento ed impegno

Presentare Roy Paci come un trombettista appassionato; come un crooner di successo; come musicista poliedrico, curioso, generoso; artista dai molteplici interessi, è forse inesatto. Roy Paci, con i suoi oltre vent’anni di carriera e lo stesso spirito degli esordi, è un po’ tutto questo insieme, oggi in una doppia veste: quella di Direttore Artistico, insieme a Mamo Giovenco della XXI edizione di “Villa Ada incontra il mondo”, non più solo un Festival ma, nelle intenzioni, un “presidio permanente di cultura” che sposi sinergicamente arti e ambiti differenti in un progetto che avrà vita lunga. E quella di protagonista con la “famiglia” Aretuska del live che presenterà il nuovo singolo Italians do it better: il ritratto simbolico di un’Italia eccellente, con la partecipazione di volti nostrani noti e meno noti dell’impegno e della tenacia, tratteggiato su un tappeto musicale che, come sempre, mixa ad arte generi diversi e collaborazioni internazionali; che fa incontrare un Mr. Ring Ding con un Saturnino.

– Qual è il segreto che vi permette di ottenere sempre Armonia mettendo insieme ciò che potrebbe essere Caos?

Come popolo siciliano, abbiamo radicato nel nostro DNA il senso dell’ospitalità, il fatto di condividere le cose con gli altri. E la propaggine musicale di questa caratteristica si manifesta anche in questo modo: nella posada Negro Studios di Lecce, dove noi andiamo a sperimentare le cose, il nostro team lavora alla stesura e all’ossatura dei pezzi e poi apriamo la porta, ci permettiamo di ospitare la gente. Ed è un divertimento! Quando l’idea è venuta fuori, dal sapore groove e funky, mi è saltato subito in testa Saturnino, un grande bassista e, soprattutto, rappresentativo della musica italiana anche all’estero. Uno degli italians do it better.

– Con i vostri 25 anni di carriera e di successi, fate parte a pieno titolo anche voi della categoria. Da cosa nasce l’esigenza di questo brano tanto coinvolgente nella musica, quanto nel messaggio?

L’idea è questa qui: che ci sono due grossi problemi da superare, secondo me. Il primo è che non sappiamo essere abbastanza autocritici come popolo, difficilmente ammettiamo di aver sbagliato mentre siamo sempre pronti ad additare il prossimo. Poi nel marasma generale, dove alle asperità della vita si uniscono le contingenze del periodo che stiamo vivendo, si crea una cappa di negatività, di depressione, di rassegnazione che non fa del bene a nessuno e che, direi, obnubila il mondo “bello” degli italiani, che c’è ed esiste e di cui bisogna parlare di più, aldilà della insoddisfazione o dell’invidia che impedisce di imparare da chi è migliore. Esempi di persone virtuose ce ne sono. Personaggi eccellenti, come quelli coinvolti nel video, ma anche tanti giovani tenaci e talentuosi, che ho avuto la fortuna di incontrare girando il mondo. E che, dalla scienza al management, dalla musica alla gastronomia, stanno facendo i numeri!

– In voi c’è una leggerezza che non è mai imprecisione o sbavatura. La ricetta è: studio e voglia di giocare?

Sì, è voglia di giocare. Come la parola “play” o “jouer” suggeriscono chiaramente. L’interpretazione della musica è soprattutto non prendersi mai troppo sul serio, ma impegnarsi perché grazie ad un bel canovaccio, preciso, puoi permetterti di sbizzarrirti con allegria e fantasia sulle cose che hai costruito. Ma ci vogliono le fondamenta per fare un grattacielo.

– A proposito di sbizzarrirsi, cosa dobbiamo aspettarci dall’album in preparazione?

Un album ancora una volta innovativo, mi auguro e, soprattutto, molto internazionale come suono. Perché in questo momento, nel mondo sta succedendo davvero di tutto e mi dispiacerebbe confinarmi troppo in un ghetto semplicemente italiano. Non l’ho mai fatto e non lo farò neanche adesso.

– Sappiamo della tua passione in cucina! Quali abbinamenti faresti per Villa Ada incontra il mondo e per l’album?

Io sono uno che sperimenta molto, ma nel caso di Villa Ada ci vorrebbe un piatto primordiale, sostanzioso… E’ difficile dirlo: Villa Ada è tanta roba! Non vorrei offendere i vegetariani, ma mi viene in mente proprio un piatto di rigatoni con la pajata! Da accompagnare ad un bel vino rosso italiano robusto, come un amarone, un barolo. L’album nuovo invece è un bel Riesling: deve avere quella mineralità che dia il tocco giusto al progetto in sé.

– Allora noi aspettiamo di assaggiarlo!

Grazie.

Sara Cascelli | Foto: Danilo D’Auria