Cinema ENTERTAINMENT

RENT

La Bohème al tempo dell’AIDS: il lascito di Johnatan Larson

Il terzo episodio della quinta stagione di “Glee” si intitola “The Quarterback” ed è andato in onda negli USA il 10 ottobre. Si tratta di un tributo per l’attore Cory Monteith, recentemente scomparso, e per il suo personaggio, il quarterback Finn Hudson.

L’episodio si apre con una bella esecuzione di “Seasons of Love” tratto dal musical “Rent”. In pochi giorni dalla messa in onda, gli acquisti della colonna sonora dell’opera, sia nella sua versione di Broadway del 1996 che in quella cinematografica del 2005, sono andati alle stelle. Per non parlare del film, sia nella sua versione liquida (iTunes, Netflix ecc.) che in quella solida (Blu-Ray e DVD). Questa nuova ondata di ragazzi, in media tra i 15 e i 18 anni, ai tempi dell’uscita del film erano bambini, ai tempi di Broadway alcuni di loro non erano neanche nati.

Ma cos’è “Rent”? Come è possibile che l’opera di un esordiente appena trentenne, ambientata in una comunità di squatters, omosessuali e tossicodipendenti, abbia lasciato il teatrino off-Broadway degli esordi per trasferirsi prima nella Broadway “che conta” e poi addirittura a Hollywood?

Lo dico senza mezzi termini: “Rent” è un capolavoro.

Ma non è soltanto grazie alla bellezza della storia, delle parole e della musica che il successo di questo “labour of love” non accenna a diminuire.

Johnatan Larson a 23 anni era un ragazzo con un talento immenso e il grande sogno di portare il Musical alla generazione di MTV, che non si riconosceva in quel genere.

Era la fine degli anni ’80 e Johnatan lavorava dal venerdì alla domenica come cameriere in un diner per guadagnare il minimo indispensabile per mangiare e per pagare l’affitto di una soffitta senza ascensore. Dal lunedì al Giovedì scriveva musica e testi, per 8-10 ore al giorno. Un giorno il suo migliore amico dai tempi delle scuole medie gli confessò di avere l’AIDS, e a quei tempi equivaleva a una condanna a morte senza appello. Le persone intorno a lui e i suoi amici cominciarono a morire uno dopo l’altro nell’indifferenza generale. Gli estremisti religiosi consideravano l’AIDS un castigo di Dio contro i comportamenti “devianti”, l’omosessualità, la tossicodipendenza.

Purtroppo era convinzione diffusa che chi si ammalava “se l’era cercata”, questo faceva di persone ammalate, bisognose di cure e comprensione, dei pariah, dei reietti senza speranza.

Johnatan decise di fare del flagello dell’AIDS la colonna portante della sua opera, una riedizione in chiave moderna de “la Bohème”, e si gettò anima e corpo nell’impresa. La sua Mimì non è più una sartina con la tubercolosi, ma una spogliarellista tossicodipendente e sieropositiva. Al posto di un pittore e un poeta ci sono un videomaker, Mark, e un cantautore, Roger, che vivono nel lower east side in un palazzo occupato, troppo poveri per pagare l’affitto (“Rent” significa proprio affitto).

L’opera racconta un anno nella vita dei protagonisti e dei loro amici, una comunità colorata ed eterogenea, da Tom, professore omosessuale espulso dal MIT, al suo amore Angel, drag queen sorridente e positiva, da Maureen, femme fatale con il piede in più staffe a Joanne serio avvocato, sua nuova compagna. E’ un’opera che parla, anzi canta, d’amore, amore per la vita, amore per le persone, persino amore per i luoghi.

L’autore inserì nella sua opera moltissimi riferimenti personali. Alcuni dei personaggi sono ispirati a persone a lui care, ad esempio Maureen è ispirata a una sua ex ragazza che lo lasciò per mettersi con una donna, e molti piccoli particolari sono mutuati dalla realtà, come il citofono rotto che obbliga gli amici a telefonare a Mark e Roger per farsi gettare le chiavi dal balcone, esattamente come dovevano fare gli amici di Johnatan se volevano salire da lui.

Dopo sette anni di durissimo lavoro, di delusioni e di rifiuti, finalmente Johnatan riuscì a coronare il suo sogno. La prima dello spettacolo si tenne al New York Theatre Workshop, un piccolo teatro off da 150 posti, il 25 gennaio 1996 (esattamente 100 anni dopo la prima de La Bohème) ma Johnatan Larson non era presente, era morto lo stesso giorno a causa di un aneurisma cerebrale, più o meno alle due del mattino, dopo aver assistito alla prova generale con i costumi e aver concesso un’intervista al New York Times. Quell’intervista, uscita postuma e ripresa da testate di tutta la nazione, fece conoscere la qualità del suo lavoro al grande pubblico, che cominciò a fare ore di fila per accaparrarsi un biglietto. A tre mesi dalla prima lo spettacolo si trasferì al Nederlander Theatre di Broadway, restaurato per l’occasione.

Pochi giorni dopo cominciò la sfilata dei vip, che culminò con la presenza in platea del presidente degli Stati Uniti. Lo spettacolo restò in cartellone ininterrottamente per 12 anni, incassando più di 280 milioni di dollari e vinse nel 1996 sia il premio Pulitzer che il Tony Award. Il film di Chris Columbus del 2005 ha mantenuto miracolosamente quasi tutto il cast originale dello spettacolo di Broadway del 1996, che era stato scelto da Johnatan stesso, con le sole eccezioni dei ruoli di Mimì e Joanne, che sono stati affidati a Rosario Dawson e Tracy Thoms.

Consiglio spassionatamente entrambe le versioni home video dell’opera, sia l’ultima rappresentazione filmata live a Broadway (cast del 2008) che l’ottima versione cinematografica, reperibili a prezzi interessantissimi anche in HD. Nel Blu-Ray della versione cinematografica è presente inoltre, come bonus, un bellissimo documentario di quasi due ore su Johnatan Larson e sulla sua odissea per creare e mettere in scena quello che sarebbe stato il lavoro di una vita.

Non credo che sia un caso se gli autori di “Glee” hanno deciso di aprire l’episodio più emozionante della serie con uno dei pezzi più iconici tratti da “Rent”. Johnatan voleva raggiungere i ragazzi con un genere musicale ritenuto morto, lo prendevano per pazzo per questo ma lui non demorse e, anche se non poté godersi il frutto dei suoi sforzi, vinse, vinse su tutta la linea. Probabilmente senza “Rent” non ci sarebbe stato “Glee”.

There’s only now, there’s only here
Give in to love or live in fear
No other path, No other way
No day but today

There’s only us, There’s only this
Forget regret, or life is your’s to miss
No other road, no other way
No day but today

C’è solo ora, c’è solo qui
Arrenditi all’amore o vivi nella paura
Non c’è altra via, non c’è altro modo
Non c’è un altro giorno, c’è solo oggi

C’è solo noi, c’è solo questo
Dimentica il rimpianto o ti perderai la vita
Non c’è altra strada, non c’è altro modo
Non c’è un altro giorno, c’è solo oggi

Pierluigi Bigotti   

L’ouverture della versione cinematografica di “Rent”