Oriente e Occidente: incontri e scontri – Il Quorum
Storia

Oriente e Occidente: incontri e scontri

Quando Europa venne rapita da Zeus a Tiro, di certo non pensava di diventare il simbolo della rivalità tra Oriente e Occidente, anzi, credeva di rimediare al torto subito a danno dei Greci anni prima con il rapimento di Io ad Argo

Quando Europa venne rapita da Zeus a Tiro, di certo non pensava di diventare il simbolo della rivalità tra Oriente e Occidente, anzi, credeva di rimediare al torto subito a danno dei Greci anni prima con il rapimento di Io ad Argo; o almeno così credeva Erodoto quando scrisse le sue Storie. Per secoli si era sedimentata questa idea di sfida, curiosità e senso del mistero tra gli Elleni, capostipiti della civiltà occidentale, e gli Orientali, raggruppati poi sotto l’immenso Impero Persiano, che potevano vantare ben più millenni di storia dei loro vicini.

La guerra di Troia prima e le guerra persiane poi erano solo tappe di un lungo percorso di rivalità, che sarebbe culminato e terminato solo con Alessandro, detto Il Grande, di Macedonia. La sua lungimiranza lo aveva portato a credere di poter stabilire un incontro, creare un legame stabile, una fusione tra i grandi popoli del mondo, accettandosi l’un l’altro e favorendo matrimoni, cui lui diede l’esempio sposandosi per primo con Roxane, fanciulla battriana.
Il progetto di Alessandro era ambizioso e per quanto egli non poté coglierne i frutti a causa dell’improvvisa morte all’età di trentatré anni, le conseguenze furono eclatanti e stravolgenti. La cultura che si formò fu l’Ellenismo, un modo di pensare, di governare, di esprimersi attraverso l’arte, diverso da tutti i precedenti, intriso del sapere occidentale e orientale, che avrebbe influenzato i vari popoli ed etnie che si sarebbero affacciati tra la Grecia e l’India per molti secoli a venire.

Ciò ricadde anche su uno dei più grandi Imperi mai esisti e che riuscì a racchiudere buona parte del mondo conosciuto sotto un’unica istituzione e legislazione: l’Impero Romano. Pur sotto continue lotte interne e guerre esterne, i Romani riuscirono nell’impresa di pacificare quel grande teatro di scontri accettando in buona parte la cultura, i costumi e la religione dei popoli sottomessi, facendosi inoltre influenzare a loro volta da quasi tutti: dagli Etruschi ai Cartaginesi, dai Greci agli Egizi e alle filosofie orientali.

L’eredità di quel grande agglomerato fu riscossa dal mondo bizantino, mentre l’Impero d’Occidente soccombeva ai barbari e dava vita a nuove entità politico-sociali. Secondo lo storico Pirenne si arrestò qui la continuità spazio-temporale dell’incontro tra Occidente e Oriente che vedeva il Mediterraneo come fulcro dei loro contatti. Un nuovo popolo, unito sotto le insegne religiose e poi politiche dell’Islam, si affacciò nel lembo di terra occupato dai Sasanidi, per poi sottrarre territori ai Romani d’Oriente riuscendo a creare un’ entità geografico-politica di vaste dimensioni, che toccava nei suoi punti estremi i regni romano-barbarici, i Bizantini, i nomadi delle steppe asiatiche e le etnie indiane. In verità, anche se si trattò di scontri tramite incursioni navali, i contatti dal punto di vista economico-tecnologico non si fermarono; gli Arabi fecero da tramite occupando l’antica via della seta, importando innovazioni e materiali dalla Cina e dall’India, facendosi promotori e innovatori di nuovi saperi, come l’astronomia, l’algebra, la medicina, le tecniche bancarie e agricole.

Scontri di successione, migrazioni di popoli nomadi quali i Turchi e i Mongoli da Oriente, portarono nel corso dei secoli alla frammentazione politica di quei territori, nonostante la cultura e la lingua araba avesse ormai posto salde radici. Si vennero a stabilizzare anche delle separazioni nette sia politiche che religiose tra la nascente cultura occidentale-cristiana e orientale-mussulmana che portarono ad una sorta di vendetta e riconquista dei luoghi santi ai danni degli infedeli, le Crociate, e che tuttavia terminarono in un totale fallimento per gli invasori; per la gente araba, ciò non fu che una delle tante guerre che provocarono ulteriori spartizioni territoriali tra i califfi e i potentati locali. Per secoli, infatti, quelle terre erano rimaste (e rimasero) un crocevia fondamentale di cultura e commercio, immerse tuttavia in guerre e continue lotte intestine tra Turchi, Mongoli e Arabi autoctoni, fino all’istituzione dell’Impero Ottomano. Quest’ultimo, abbattendo prima le vecchie entità statali arabe e poi quel che rimaneva dell’Impero bizantino, si interpose massicciamente tra la nascente Europa moderna degli Stati nazionali e le grandi civiltà indiane, cinesi e mongole.

Marco Polo e i Veneziani, per molti secoli della loro storia, furono la prova di come l’India, la Cina e gli altri territori asiatici non fossero poi così lontani; arrivarono a commerciare anche con loro, ma soprattutto con e tramite i vicini Ottomani, per quanto spesso si ritrovassero a guerreggiare per dispute territoriali. L’Europa riscopriva il proprio passato culturale antico con il Rinascimento e si sentiva unita sotto l’insegna del Cristianesimo, e ciò contribuì all’irrigidimento delle relazioni con gli Ottomani, cui fecero seguito l’inizio delle esplorazioni geografiche alla ricerca di nuovi sbocchi economici e politici. La scoperta dell’America fu un cruciale punto di svolta spostando il baricentro commerciale verso l’Atlantico: verso le colonie insediatesi nel nuovo continente e in direzione dell’Oriente tramite un nuovo percorso che circumnavigava l’Africa.

Per un lungo periodo di tempo i due continenti sembrarono ignorarsi, chiudendosi in se stessi e cercando di risolvere problemi interni, religiosi, sociali e politici. Quando i contatti ripresero, il “vantaggio” economico-tecnologico dei grandi Imperi orientali era svanito, sorpassato dagli Europei che, grazie alle rivoluzioni industriali e politico-giuridiche, figlie delle nuove scoperte scientifiche e dell’Illuminismo, imposero il proprio modello al resto del mondo che si preparavano a dominare. Dal mito del “buon selvaggio” si passò al “fardello dell’uomo bianco”, dal Colonialismo, si passò all’Imperialismo, fondato sull’idea che esistesse un unico esempio di civiltà e un solo modello economico-sociale, entrambi nati e sviluppatisi nel contesto europeo.
La presunzione e l’eccessiva concentrazione del potere economico-politico nelle mani dei paesi occidentali, portò, nel giro di trent’anni e attraverso due conflitti globali senza precedenti, all’implosione di quel sistema mondiale a guida “atlantica”; la maggior parte dei paesi asiatici dichiarava l’indipendenza, mentre si andavano formando due blocchi che incameravano e rappresentavano in sé due modelli completamente opposti, oltre che in campo politico ed economico, anche in quello di intendere la vita e le relazioni sociali di ogni individuo. Gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e il Giappone da una parte, l’Unione Sovietica, l’Europa orientale e buona parte dei nascenti Stati asiatici dall’altra.
Quella che passò alla Storia come “Guerra fredda” durò una cinquantina d’anni, facendo emergere come vincitore il sistema capitalistico; il vero protagonista fu però la terza rivoluzione industriale che mutò in pochi anni il volto del mondo ormai in continuo contatto e cambiamento, lasciando pochi, se non assenti, segni di differenza fra Occidente e Oriente. La globalizzazione, culturale, politica ed economica sarà il segno evidente del mutamento dei rapporti tra gli Stati e tra gli individui, aspettando magari di andare a rapire una fanciulla da un altro pianeta.

Fabrizio Roscini