Ecologia

Nessun uomo senza clima

Perché si deve ricordare che un clima sul pianeta ci sarà sempre, non è scontato che ci sia l’uomo

E’ iniziata a fine novembre a Parigi la conferenza mondiale sul clima (COP21), o meglio, su che clima per sopravvivere. Perché si deve ricordare che un clima sul pianeta ci sarà sempre, non è scontato che ci sia l’uomo.

La conferenza vuole mantenere il clima tale da rendere possibile una vita anche all’uomo. La vita di oggi, cioè la vita fatta dei luoghi in cui si vive (a rischio inondazioni) e di stagioni (alterate) come si sono finora conosciute.

Già gli antichi greci si interrogavano sul senso del clima, pur forse non chiamandolo così. Pensano che l’universo, tranne qualche eccezione di pensatori che parlano di infiniti mondi, sia finito. Unico.

Oggi l’uomo non ragiona più così. L’uomo moderno ha dissacrato questa verità, non c’è un confine, perlomeno attualmente conosciuto, all’universo.

L’universo è forse infinito, la Terra è minima. E poiché per l’uomo ogni infinito non è altro che risorsa a sua disposizione, anche la scoperta di eventuali seconde terre (Kepler 452b individuato dalla Nasa) non fa che portare inconsciamente l’uomo a consumare la sua Terra, perché in fondo sostituibile: immaginando un futuro, che l’uomo di oggi non vivrà e di cui forse non sente il problema, e dove sarà magari possibile trasferirsi su un altro pianeta. Con il riconoscimento (giusto) dei diritti dell’uomo si dice che l’uomo è sacro… e sovrano. E la natura, dalla rivoluzione industriale in poi, deve adattarsi.

L’uomo è rimasto anche libero, abbastanza libero da fare una conferenza a Parigi e cercare delle soluzioni. La storia non è mai destino. L’uomo può scegliere oggi la natura. Non serve pensare che ci sia Dio dietro. Basta pensare che non c’è nulla dietro, distrutta la natura, è distrutto anche l’uomo. E la natura ogni tanto, con i nubifragi e altri catastrofi più silenziose, più lente, ma anche più letali, ricorda che l’uomo non potrà mai andare oltre quella parte finita che è, e che la sua grandezza morale, per ricordare il filosofo tedesco Kant, è assoluta, ma non materiale. La natura invece, sempre richiamando quel filosofo, rimane quel sublime, quell’infinitamente grande in potenza che attrae e inquieta, innalza, ma anche annichilisce.