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MOONCOP, TOM GAULD racconta la sua Luna a IL QUORUM

Tom Gauld è un giovanissimo illustratore che da anni collabora come vignettista per il NY Times, il  Guardian e New Scientist. Il fumettista, in questi giorni, sta lanciando la sua nuova graphic novel, Mooncop e noi proprio per questo l’abbiamo contattato per parlarci della sua ultima meraviglia.

Gauld con le sue vignette è di una disarmante genialità, e nelle sue rappresentazioni c’è una forma di umanità tanto reale quanto surreale, per questo vi consigliamo veramente di correre a prendere i suoi lavori dopo aver letto la nostra chiacchierata.

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– Cosa rappresenta la Luna per i personaggi di Mooncop?

Mi piace l’idea di vivere sulla Luna. Sembra che venga da un periodo nel quale eravamo semplicemente più ottimisti sulla scienza e sulla capacità della tecnologia di cambiare le nostre vite al meglio. Sembra stupendo che la Luna fosse lì da milioni di anni e gli umani la guardavano stupiti poi ci siamo andati e per alcuni anni la gente ha fantasticato di giocarci a golf o guidare un’auto sulla luna. Ora di nuovo è completamente priva di vita e nessuno ci va più da oltre quarant’anni.

Considero Mooncop un sogno, non avendo ancora realizzato che il progetto Luna sia finito. Nel corso della storia lui arriva ad accettare questa distanza dalla Luna…

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– Come si colloca Mooncop in questa nuova corsa allo spazio? C’è stato qualche cambiamento significativo nel modo di considerare lo spazio per un artista?

Non sono certo che Mooncop abbia molto da dire sulle attuali missioni spaziali: l’ISS, il turismo spaziale, i Robot su Marte ecc.  La storia ha più un’idea della Luna che risale al 2001 di Kubrick e alle esplorazioni sulla Luna di Tintin. Forse è emblematico che entrambe le cose sono state realizzate prima che qualcuno fosse stato sulla luna.

Il grande vuoto dello spazio e la Luna sono per me interessanti e mi meravigliano.

C’è un libro che si chiama Full Moon che contiene le foto prese dagli astronauti che camminavano sulla luna, sono stata ispirato dall’atmosfera e dalla bellezza di queste foto. Sono così calme e vuote. Era questo che volevo mettere in Mooncop.

– Cosa ti ha ispirato nei personaggi e nel setting della storia? Possiamo considerare 2001 Odissea nello spazio come una fonte di questa ispirazione?

Con Mooncop volevo inserire dei normali sentimenti umani in un contesto insolito.

Credo che nella storia di Mooncop si giunga alla conclusione che le persone e le relazioni sono più importanti dei suoi sogni dell’infanzia di essere un POLIZIOTTO e sconfiggere i criminali nello spazio. L’ambientazione luna/spazio rende i personaggi più vulnerabili e solitari e probabilmente fa si che sia più importante il fatto che si aiutino l’un l’altro.

Sì sono stato certamente ispirato da 2001 di Kubrick, il cui futuro risale ormai a 15 anni fa, ma è così ben immaginato e meravigliosamente rappresentato che sta ancora in piedi. Ho immaginato la mia colonia lunare come presa dal film,  ma vent’anni dopo, quando le cose si  stavano logorando, e sfilacciando ai bordi.

L’atmosfera di Mooncop conta sul fatto che il lettore senta la differenza tra il mondo sci-fi e le storie presentate di solito (nei fumetti,libri, TV, e film) e il mondo di Mooncop.

L’idea di un poliziotto sulla luna mi è venuta da un giocattolo di latta degli anni ’60 che ho visto, era un’auto con “Space Patrol” da un lato e con un guidatore in una cupola di vetro che maneggiava un cannone laser. La confezione mostrava l’auto su una Luna deserta, con la Terra al di sotto nel cielo scuro. Il giocattolo suggeriva un futuro dove non solo avremmo colonizzato la Luna, ma perché l’impresa fosse di successo richiedeva un corpo di polizia pesantemente armato. La distanza tra questa idea del futuro obsoleta e ottimistica e il fatto che nessuno avesse rimesso piede sulla Luna dal 1972, sembrava buffa e un po’ tragica. Ho iniziato a immaginare la vita di un poliziotto solitario che pattugliava il satellite e l’idea si sviluppò da lì.

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– Spesso parli di scienza, spazio e tecnologia. Tutto questo può essere una buona fonte di ispirazione per una graphic novel?

Non considero mai se un soggetto è adatto: faccio cartoni solo su ciò in cui sono realmente interessato. Mi interessano la scienza, lo spazio e la tecnologia… in più hanno il vantaggio di essere visualmente interessanti.

– La divulgazione scientifica può appoggiarsi al fumetto?

I fumetti sono davvero diagrammi di storie e quindi possono essere molto utili per spiegare cose che hanno un lato visuale (mostrato attraverso le figure) e un lato concettuale (spiegato nel testo).
In New Scientist (la rivista scientifica per la quale faccio settimanalmente cartoni) il testo è accompagnato spesso da immagini, diagrammi e carteggi.

Il prossimo passo sarebbe di integrare tutte queste cose in un fumetto. Questo non si vede realizzato troppo spesso.

Penso perché la gente più anziana pensa ancora che i fumetti sono per bambini, ma ciò sta radicalmente cambiando.

– Hai fatto una vignetta dal nome  “A dickensian alphabet”.  Pensi che anche i grandi scrittori abbiano influenzato lo sviluppo della Graphic Novel?

Non ci ho mai pensato prima, ma posso capire la tua domanda. Le sue storie vennero pubblicate mensilmente, come accade oggi per molti fumetti. Forse tu puoi comparare il fumetto di Adrian Tomine “Optic Nerve” in uno dei periodici di Dickens che uscivano a puntate da raccogliere successivamente in  libri.

Naturalmente i romanzi di Dickens erano illustrati così i lettori avevano una chiara idea dell’aspetto dei personaggi. Amo i romanzi di Dickens, ma non sono certo che abbiano avuto una grande influenza diretta sul mio lavoro.

Gianluigi Marsibilio

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