Attualità

Il mestiere del padre

La storia di Yu Xukang, una storia da ricordare…

Le cronache di questi giorni hanno consegnato alla storia una storia da ricordare, celebrare e continuare ad osservare perché abbia una bella sorte. Una storia come tante, ma un’altra storia rispetto a tante altre. La terra è quella della Cina meridionale, colline della città di Yibin, provincia del Sichuan, e i passi e soprattutto le spalle sono quelle di Yu Xukang, un padre quarantenne divorziato che nella testa e nel cuore ha un solo pensiero, la promessa fatta al figlio disabile Xiao: portarlo a scuola.

La scuola è distante. Una distanza di 4.5 miglia che si quadruplica perché tale è anche la distanza dal lavoro, una distanza che l’uomo annulla ogni giorno perché vuole amare il figlio. Vuole che abbia il futuro che merita, e che, pur disabile, abbia la dignità di avere una vita come gli altri bambini. La strada percorsa è dissestata, ma i passi sono decisi. Sembra un’impresa da record, ma vivere è come gareggiare col tempo, un tempo che non si può superare, a volte per pochi secondi, ma che, vivendolo, si può assecondare.

Il governo cinese, incalzato dall’attenzione dei media, ha annunciato che aiuterà l’uomo. Il Daily Mail ha già nominato Yu Xukang “padre dell’anno” perché il mondo, in fondo, ha la lacrima facile e vedere un rapporto normale tra padre e figlio è degno di nota, quando la musica dei figlicidi suona ogni giorno con l’orchestra della prepotenza. Il moralismo è inevitabile e sembra come una sequenza di opposti per ottenere una sorta di equilibrio. Ma è un equilibrio instabile che destabilizza. Perché la contraddizione mette in dubbio il senso di ogni azione, e la costanza è risucchiata da un’altalena fatta di volontà che arrugginiscono.

Chissà quanto il piccolo Xiao apprezzerà questo gesto paterno. Probabilmente sarà in lui lontano anni luce, o due secoli circa, il pensiero parricida che animava gli intellettuali del Decadentismo che rifiutavano gli ideali paterni e la società che essi rappresentavano.

Quel famoso “schiaffo di Svevo”, che il suo Zeno cosciente ricevette, è il simbolo di una rottura generazionale, animata da una continua e disarmante incomunicabilità. È una guerra aperta tra padri chiusi e figli bombe che dalla trincea dei loro pensieri riflettono sugli orizzonti di futuro, innescando le bombe del passato.

E anche se  il fuoco della rabbia langue, ormai questo rapporto tra padre e figlio è in fumo. Il fumo delle pipe intartarite di Pirandello che nel 1902 con la novella Il figlio cambiato fa leggere, senza scriverlo, il suo disagio col padre Stefano che non ha mai digerito un figlio letterato, perché è un pasto pesante per stomachi chiusi alla comprensione.

Ma nel rapporto tra padri e figli è il contesto che fa testo. La testardaggine che si appoggia sulle convinzioni del tempo e che sfoggia in un lampo in azioni che fanno a botte con le rotte tracciate da navi di avi di luce propria. Quel contesto che Emile Zola, influenzato dal Naturalismo, sintetizzava in tre fattori: razza, ambiente e momento.

Al momento viviamo in un’epoca strana, dove lo scambio dei ruoli confonde e si fonde con la mancanza di riferimenti. Si parla di grandi fratelli, ma nell’animo si cercano grandi padri, la cui grandezza non sia solo anagrafica. Un’epoca di crisi, dove ci si accontenta per essere contenti, dove manca sempre qualcosa o qualcuno.

Forse un padre…

Santi Germano Ciraolo