CULTURA Letteratura

Madame Bovary sono io

Quando Gustave Flaubert disse “Madama Bovary c’est moi”, sancì la presenza di se stesso in ogni sua opera

“Un giorno s’incontra, un giorno all’improvviso, e quando si disperava. Allora si schiudono nuovi orizzonti, e pare che una voce gridi: “Eccola!”. Si sente il bisogno di confidare a quella persona tutta la propria vita, di darle tutto, di sacrificarle tutto! Non ci si spiega più, ci s’intuisce. Ci si è intravisti in sogno. Finalmente è là quel tesoro tanto cercato, là davanti a noi; brilla, risplende. Eppure se ne dubita ancora, non si osa credervi; si rimane abbagliati come uscendo dalle tenebre alla luce.”

(Madame Bovary, G. Flaubert)

Nella storia della letteratura ci sono date importanti, coincidenze che alle volte ci capita di sottolineare. Il 1821 è l’anno in cui morì Napoleone a Sant’Elena, il Corso, il dominatore d’Europa, ma è anche l’anno in cui videro la luce due grandi scrittori e un poeta, artisti che incisero il tessuto letterario dell’era moderna: Dostoevskij, Flaubert e Baudelaire.

Il grande russo ha segnato un’epoca, inaugurato quella mirabile trasformazione della letteratura che assunse la fisionomia di una speculazione filosofica. L’escatologia si fece letteratura e la narrativa cominciò a riflettere sugli stadi ultimi dell’uomo (rimando alla lettura del mio saggio “Dostoevskij e la tensione verso l’assoluto”).

C. Baudelaire fu un poeta, un artista maledetto, un uomo oscuro,  folle, avventuroso, avvitato nel profondo della sua vena poetica, un carattere difficile e ribelle. Scrisse molto ma Les fleurs du mal è l’opera che lo consacrò al grande pubblico, una raccolta di liriche che è un capolavoro assoluto. I critici coniarono una definizione suggestiva per la sua opera, Il morbo e il marmo. Il morbo perché nella sua poesia troviamo l’inquietudine, l’angoscia, il tormento, la perversione, il rovello dell’epoca contemporanea, le oscurità dell’uomo. Il marmo perché si esprime attraverso la forma classica del sonetto, dotato, secondo Baudelaire, di una bellezza pitagorica.

Anche Gustave Flaubert nacque nel 1821, era il 12 dicembre e il vento invernale spazzava le strade di Rouen. Ma chi era Flaubert? Flaubert era uno scrittore francese, figlio di un medico chirurgo e nipote di veterinari. L’educazione familiare prevedeva tutt’altro per il giovane Gustave. Fece studi regolari ma fu espulso per insolenza, poi decise di continuare la formazione seguendo la sua vocazione di lettore infaticabile.

Lesse glorie nazionali come Hugo, Dumas, Beaumarchais, Rabelais e Voltaire. Più tardi Balzac e Montaigne, gli inglesi Shakespeare e Byron sviluppando uno spirito critico e un giudizio aspramente anticonformista. I suoi amici lo descrivevano come una persona pigra e indolente che sapeva trasformarsi in un brillante e appassionato conversatore. La sua produzione non fu prolifica, pubblicò poco scrivendo molte lettere, se ne contano centinaia e alcune hanno la dignità letteraria di un romanzo. La letteratura deve molto a questo parco scrittore, il suo capolavoro è Madame Bovary.

Tutti conoscono la vicenda della signora Bovary, il personaggio tratteggiato da Flaubert incarna l’anticonformismo, la reazione alle rigide convenzioni sociali che impongono schemi dentro i quali l’esistenza deve svolgersi giocoforza. Emma Rouault  sposa senza amore un ufficiale sanitario, Charles Bovary, leale e benestante ma privo di verve, tedioso ma allo stesso tempo capace di appagare il sogno di una vita lussuosa e aristocratica.

Emma imparò a vagheggiare una vita nobile leggendo romanzi intrisi di romanticherie e caratterizzati da un forte distacco dalla realtà. Questa dissociazione sarà in parte la rovina del personaggio. Madame Bovary è il romanzo dell’adulterio come l’Anna Karenina di Tolstoj. Emma è una donna capricciosa e ingenua, romantica e passionale, a suo modo intelligente e sentimentale, incapace di dominare la sua incostante personalità.

Generazioni di donne hanno provato ad identificarsi con il complesso personaggio di Emma, traendo le più disparate conclusioni. L’unica caratteristica non controversa è quella relativa al coraggio, la signora Bovary è a suo modo coraggiosa, spavalda nell’assecondare le ragioni del cuore e della passione amorosa. Incurante della riprovazione sociale commette adulterio abbandonandosi tra le braccia di Rodolfo. E’ consapevole di quello a cui corre incontro ma a vincere sono i moti dell’anima e la volontà di spezzare le catene del pregiudizio che la società ottocentesca impone.

La fine di Emma sarà tragica e qui Flaubert si allinea con la prassi abituale, condanna l’adulterio uccidendo il suo personaggio. Gustave Flaubert non ha pensato solo alle lettrici, è un romanzo godibile anche per il pubblico maschile. Taluni tenderanno, secondo l’indole, ad esaltare la figura di Rodolfo, o si immedesimeranno con Charles una volta decodificato il suo animo.

Charles fa da contraltare a Emma (come Karènin ad Anna, nel capolavoro tolstojano), la sua mitezza si rivela delicatezza d’animo,  cosa che gli impedisce di infierire contro Emma (ruolo di cui si è appropriato l’autore).

Se di colpa si può parlare, essa riguarda entrambi. Si sono scelti in fretta e male, senza ponderazione: lui per fuggire dalla recente vedovanza, lei per allontanarsi dalla casa paterna. Emma è infelice perché è andata in sposa a Bovary e ancora non si rende conto, non prospetta la catastrofe di là da venire. Non va sottovalutato, insomma, il personaggio di Charles Bovary, “Rozzo, goffo e pigro, si direbbe persino scemo, in realtà si mostra capace di ciò che nessuno dei personaggi flaubertiani sa fare: amare con dedizione materna, con tenerezza protettiva, con generosità infinita, la persona che ha scelto di amare” (Dacia Maraini).

Il suo è un sentimento alquanto sofisticato, non borghese: sarà goffo e vinto, ma le sue emozioni sono lontane da quelle dozzinali di altri personaggi. Alle cose giunge per intuito, anche se tardivamente, la personalità non si esprime in parole inutili ma nel comportamento. Non ne vuole a Emma, ha capito che l’unica responsabile è la fatalità. Questa è l’amabile e potente mitezza del vinto.

Flaubert fu uno scrittore realista, il suo romanzo è l’emblema del realismo in letteratura, questo non gli impedì di gettare le fondamenta di quello che poi verrà chiamato Naturalismo. Emile Zola, massimo esponente del Naturalismo, si rifece a Flaubert nello sviluppare questa corrente letteraria. Quando Gustave Flaubert disse “Madama Bovary c’est moi”, Madama Bovary sono io, sancì la presenza di se stesso  in ogni sua opera.

Ha indirettamente affermato che ogni libro, ogni trama, ogni personaggio è autobiografico. Il “Bovarismo” è contemplazione dell’amore appassionato, esaltazione dei sensi, vita avventurosa, frequentazione degli ambienti cittadini, romanticismo puro ed estremizzato fino all’estraniazione dal quotidiano e dalla praticità mondana. Questo allontanamento dalla realtà, citato poc’anzi, sta alla base ed è la causa precipua del suicidio di Emma Bovary, donna intrappolata nei suoi sogni e nei suoi desideri di bellezza sentimentale.

Il libro, pubblicato nel 1856, fu stigmatizzato prima di essere riconosciuto come capolavoro, poiché l’adulterio ripetuto di Emma poteva spingere le giovani lettrici a considerare il tradimento del tutto legittimo in un matrimonio infelice. Una sorta di invito all’evasione sessuale, radicalmente condannato sia dalla famiglia che dalla società.

Altri capolavori flaubertiani sono “L’educazione sentimentale” e “Memorie di un folle” dove si dispiegano la critica di costume e la lotta contro la stupidità umana. Quest’ultima per Flaubert ha caratteristiche ben definite: pregiudizi, atteggiamenti posticci, adulazioni interessate, agire calcolato, limitazione della capacità critica di giudizio, accettazione pedissequa del punto di vista del potente dettata dall’interesse e non da un’intima convinzione.

La vita di Gustave Flaubert fu segnata dalle difficoltà economiche e da patologie mai completamente guarite. Il successo riuscì solo parzialmente a sistemare la situazione. Nel 1880 si trovava a Croisset e fu il suo ultimo anno di vita, morì a 59 anni a causa di una emorragia cerebrale.

Giuseppe Cetorelli