Lovelace – Il Quorum
Cinema ENTERTAINMENT

Lovelace

Tra fama, pornografia, violenze domestiche, sesso e sfruttamento

Lovelace è un film biografico diretto da Robert Epstein e Jeffrey Friedman. La pellicola tratta la storia vera di Linda Susan Boreman, dall’incontro col primo marito Chuck Traynor fino alla sua crociata contro l’industria del porno. La pellicola viene presentata il 22 gennaio 2013 al Sundance Film Festival ed in febbraio al Festival internazionale del cinema di Berlino. E’ stata distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 9 agosto 2013 e in Italia sarà nelle sale il 27 marzo 2014, a cura di Barter Multimedia.

I fatti vengono riproposti a distanza di 40 anni. Nel 1972, prima dell’avvento di Internet e dell’esplosione dell’industria del porno, “Gola Profonda” fu un fenomeno: si trattava del primo film pornografico pensato per il cinema, con una vera e propria trama, dello humour ed una sconosciuta ed improbabile protagonista. Costato complessivamente 25.000 dollari, la pellicola ne incassò, nelle varie trasmissioni mondiali, 100 milioni (600 con l’uscita in home video): il guadagno è (in proporzione al costo del film) vicino a quello di opere come “Titanic”, “E.T.” e “Biancaneve e i sette nani”.

In Italia il film arrivò nel 1975 con il titolo “Gola profonda”, successivamente cambiato in “La vera gola profonda”, per via di un’omonimia (“Gola profonda” uscito nel 1974). Il grande successo di questo e di altri film pornografici determinarono verosimilmente qualche anno dopo la comparsa delle prime sale “a luci rosse”.

Questa la storia (spoilers):

Nel tentativo di fuggire dalla morsa di una famiglia severa e religiosa (Sharon Stone interpreta Dorothy Boreman), Linda scoprì la libertà quando si innamorò e sposò il carismatico amante e protettore Chuck Traynor (Peter Sarsgaard). Sotto lo pseudonimo di Lovelace divenne una celebrità a livello internazionale, non tanto come pin up di Playboy (“non aveva i fianchi giusti”), ma in quanto “accattivante ragazza della porta accanto con lentiggini ed una capacità notevole nella pratica della fellatio” (sic). Completamente immersa nella sua nuova identità, Linda assurge ad entusiasta portavoce della libertà sessuale e dell’edonismo senza freni. Sei anni più tardi presentò al mondo un’altra versione dei fatti, in cui emergeva come sopravvissuta ad una storia molto buia. Si sottopose alla macchina della verità per certificare l’attendibilità del suo racconto ad un editore, e raccontò la sua storia nell’autobiografia “Ordeal”, dove scrisse di essere stata costretta a girare film a luci rosse dal marito, “che la picchiava, la faceva prostituire e che non aveva esitato a puntarle addosso una pistola”.

A portare sul grande schermo questa storia sono il duo di registi Rob Epstein e Jeffrey Friedman che hanno da sempre mostrato grande capacità nel riprendere personaggi complessi e/o controversi: dall’opera Premio Oscar “Common Threads: Stories from the Quilt”, passando per “Lo schermo velato”, l’adattamento della pioneristica ricerca di Vito Russo sull’evoluzione degli stereotipi sugli omosessuali nei film di Hollywood, fino all’analisi delle vite degli omosessuali in Germania prima e dopo il Terzo Reich in “Paragraph 175”.

Il loro approccio ponderato e rispettoso è stato applicato anche nella loro prima prova in un film non documentario, il biopic su Allen Ginsberg “Urlo”, con James Franco, Jeff Daniels, Jon Hamm e Mary-Louise Parker. Ora il duo racconta con discreta sensibilità (e qualche passaggio a vuoto) la storia di Linda (Amanda Seyfried, bravissima), in cui il respiro sulla presunta libertà ed emancipazione raggiunta dalla donna negli anni Settanta viene soffocato da una violenza graduale che si fa ragnatela e a cui è difficile sottrarsi.

Massimo Lanzaro