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Liberi di emozionarsi sotto un cielo di stelle

Il Gran Galà internazionale del balletto classico Les Etoiles a Roma

Per un caso inaspettato e di puro piacere, mi sono trovata all’Auditorium Conciliazione di Roma per il Galà Internazionale di Danza, Les Etoiles, a cura di Daniele Cipriani. E assistere ad un evento del genere non può che portarmi a fermare un momento “sulla carta” l’emozione che è riuscita a suscitare in me.

Proprio questi giorni leggevo che è possibile scrivere di qualcosa di cui non si è esperti se a farne nascere l’esigenza è una particolare vibrazione, quella che senti nello stomaco quando un fatto artistico ti colpisce.

Così è: la due giorni dedicata alla danza classica presentata nell’ambito della rassegna “Tersicore”, alla quale il caso mi ha dato modo di assistere, si è rivelato, a me profana del genere, armata solo di un modesto bagaglio personale, un evento di grande impatto.

Per me come per la gremita platea che affollava la sala: applausi a scena aperta, trasporto generale, grida di apprezzamento e approvazione. Pubblico variegato, comunque partecipe: da ballerini, ex tali e appassionati a vario titolo, ad anziani “abbonati” alla danza, fino ai numerosi bambini che con garbato entusiasmo sussurravano meraviglia davanti ai “tutù” e ai costumi di scena o alle perfette evoluzioni dei ballerini – che i più esperti di me distinguono tra piroette, jetè, ronde de jamb e movimenti en l’air.

Anch’io, come loro, non posso che lasciarmi emozionare dall’interpretazione che le stelle del firmamento della danza classica internazionale, fanno di alcune tra le pagine più classiche del repertorio, nonché di altrettante meno note ai più. Un livello tecnico altissimo, una carica di energia ed un pathos evidenti.

Vedi danzare Lucia Lacarra con Marlon Dino (perfetto sodalizio artistico e personale), il russo Danil Simkin con Iana Salenko che si alterna in scena con Marian Walter, Marianela Nunez, con la loro leggerezza, la plasticità e perfezione dei movimenti, e comprendi perché si è scelto per i ballerini proprio l’appellativo di “stelle”, les etoile.

In quei corpi che sembrano sempre allungati in una naturale tensione al cielo, fasci di muscoli che sembrano disegnati ma sono vibranti strumenti di un’interpretazione che scorre dalle “punte” alle estremità delle dita. E in quei movimenti leggeri e potenti, leggi la tenacia dell’allenamento, la costanza dell’impegno, la carica del talento.

Talenti non sono solo esaltati dalle musiche, ma anche da coreografia, regia e da una cornice adeguata. Nel cuore di Roma, una pioggia di stelle a pas de deux del balletto classico e ad assolo di brillante virtuosismo.

In uno spettacolo diviso in due parti, chiuse entrambe tra applausi scroscianti e soddisfazione generale, hanno danzato: i giovani italiani Rebecca Bianchi, dell’Opera di Roma, e Claudio Coviello, del Teatro alla Scala di Milano, che aprono lo spettacolo sulle note di “Romeo e Giulietta”. Il tedesco Marian Walter, la spagnola Lucia Lacarra, già prima ballerina del San Francisco Ballet, e Marlon Dino entrambi della Bayerisches Staatsballett di Monaco. Marianela Nuñez, argentina, stella del Royal Ballet di Londra, l’ucraina Iana Salenko dello Staatsballett Berlin, Daniil Simkin, astro russo dell’American Ballet Theatre, Thiago Soares Royal Ballet di Londra.

Un cast stellare appunto!

Esco dall’Auditorio, mi ritrovo su via della Conciliazione con davanti San Pietro illuminata. Mi soffermo a pensare a queste due ore trascorse, ad un evento che mi conferma come l’arte, tutta quanta, sappia riempire il cuore di emozione anche quando usa un linguaggio che non a pieno conosciamo e che si esprime talvolta con codici da cui a priori ci si sente esclusi. Ma l’arte, appunto, non è mai esclusiva.

La sala piena, la calorosa partecipazione del pubblico, il brusio di commenti entusiastici che accompagnava l’uscita, ne sono forse una buona dimostrazione. E per la prossima edizione (che mi augurò si organizzerà e con lo stesso successo), ci sarò e non sarà una fortuita occasione.

Sara Cascelli