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Le statue di Igor Mitoraj esposte a Pompei in un dialogo tra passato e futuro

Arte passata e futura possono dialogare, anche e proprio quando sono molto diverse.

Arte passata e futura possono dialogare, se pensiamo a Pompei, dove sono state esposte 28 statue di Igor Mitoraj, un artista franco-polacco recentemente morto (6 ottobre 2014).

Ecco alcune informazioni sul grande evento espositivo ideato e promosso dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e organizzato dalla Soprintendenza Pompei, dalla Galleria d’arte Contini e dall’Atelier Mitoraj (Pietrasanta).

“Dei ed eroi mitologici popoleranno le strade e le piazze della città sepolta dal Vesuvio, emergendo come sogni dalle rovine – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale della Soprintendenza Pompei – Simboli muti e iconici, le opere di Mitoraj ci ricordano, nella loro immanenza, il valore profondo della classicità nella cultura contemporanea. A Pompei, come scrive Théophile Gautier nel 1852, «due passi separano la vita antica dalla vita moderna»”.

Igor-Mitoraj-Templi

LA MOSTRA – La mostra, aperta il 15 maggio di quest’anno, rimarrà visitabile fino all’8 gennaio 2017. Le statue riprendono quello stile antico, e in tal senso il dialogo risulta ancora più riuscito, data la similarità. Del resto il nostro Paese già nel Rinascimento e prima ancora nell’Umanesimo fece della riscoperta del classico la sua cifra. Eppure ogni ritorno è sempre un ritorno nel presente, così la somiglianza non sarà mai copia e basta, e del resto la semplice copia non è arte, ma esercizio. Così Pompei, i cui resti sono unici anche per ciò che ne causò la distruzione, ha ospitato statue che nella loro stessa opera sono non finite, finite nell’incompiuto, richiamando a sua volta alla mente gli incompiuti di Michelangelo.

LE STATUE DI POMPEI – Le sue statue sono fintamente morte, spezzate, rovinate tra le rovine, ma vive come le rovine. Pompei e le statue sono ancora una cosa sola, l’arte qui non aggiunge nulla perché l’arte è una sola. È facile in fondo riprender le forme dell’antico, dare alla materia la stessa forma, così diventa ancora più difficile dargli vita diversa, seppur simile. Sono così grandi queste statue, che ricordano come idea l’immenso colosso scomparso di Rodi o altre delle sette meraviglie, e in fondo, nel loro essere a metà, anche queste statue appaiono richiamare la rovina e l’oblio che queste sette opere distrutte, cioè spezzate anch’esse, simboleggiano. Eppure anch’esse sono ancora ricordate, e le statue di Mitoraj sembrano dire la stessa cosa dell’antico a Pompei o delle sette meraviglie, e questa cosa è “non dimenticate”. Non dimenticate che il passato è ciò da cui si giunge, è radice, l’albero della contemporaneità. Ciò che si vede esiste solo con le radici, il passato e ciò che non si vede.

Andrea Forte

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