Archeologia

La movimentata storia della Barcaccia

Il Monumento danneggiato dai barbari olandesi è la prima fontana della storia ad essere concepita interamente come un’opera scultorea…

In prima pagina su tutti i giornali c’è l’assalto e l’accanimento di barbari travestiti da tifosi del Feyenoord contro uno dei monumenti più significativi di Roma, la Fontana della Barcaccia, sita nel cuore di Piazza di Spagna ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti. Ridotta a pattumiera e usata come obbiettivo di un assurdo tiro al bersaglio che ha provocato scheggiature nel tripode centrale, la fontana barocca era appena stata restaurata e ripulita (grazie alla somma di 200.000 euro ottenuti da privati). Mentre si contano i danni e, si spera, vengono puniti i responsabili del terribile scempio, è interessante conoscere meglio questo ferito monumento.

Per quanto riguarda il nome, oltre al chiaro riferimento alla forma di tale opera idraulica, una fonte popolare lo attribuisce alla presenza sulla piazza di una barca in secca portata fin lì dalla piena del Tevere del 1598, mentre altre fonti la associano a una probabile piccola naumachia che avveniva in età rinascimentale nella piazza.

Commissionata da papa Urbano VIII nel 1627, iniziata da Pietro Bernini e terminata dal figlio Gian Lorenzo nel 1629, è la prima fontana della storia ad essere concepita interamente come un’opera scultorea, allontanandosi dai canoni della classica vasca dalle forme geometriche.

La sua caratteristica forma è infatti derivata invece dalle tipiche imbarcazioni che risalivano il Tevere per attraccare al vicino porto di Ripetta nel diciassettesimo secolo.

Collocata al centro di una bassa vasca ovale, l’imbarcazione, interamente in travertino, raccoglie l’acqua che fuoriesce da due grandi soli (emblema araldico della casata Barberini) collocati internamente allo scafo e quella che zampilla da un piccolo catino centrale. L’acqua, straripante dai fianchi della barca (che dà l’impressione che l’imbarcazione stia affondando), viene raccolta nella vasca sottostante dove confluiscono anche i getti delle quattro bocche di cannone poste simmetricamente all’esterno della prua e della poppa che sono di forma identica e molto rialzate rispetto ai bordi laterali della braca più bassi, appena sopra il livello del bacino. Completano la decorazione dello scafo i due grandi stemmi di papa Urbano VIII, con la tiara e le api, altro simbolo della nobile famiglia del papa. La posizione interrata della vasca rispetto alla piazza fu determinata dalla scarsa pressione delle condutture dell’Acquedotto Vergine che la alimenta.

Con il tempo è divenuta il simbolo della piazza che la ospita, meta molto amata (ma spesso usata in maniera impropria e discutibile) dai turisti, mentre in passato è stata ripetutamente utilizzata nel corso dei secoli per la creazione di “macchine” sceniche in occasione di feste e celebrazioni.

I primi restauri erano stati fatti già durante il Settecento e l’Ottocento, mentre diversi sono stati nel corso del Novecento gli interventi di conservazione e restauro, ben tre solo tra 1986 e 1999. L’ultimo restauro si era concluso nel settembre 2014 e aveva comportato la disinfezione e la pulitura delle superfici per la rimozione delle formazioni biologiche e delle incrostazioni calcaree; il consolidamento dell’impianto idrico con la riparazione del boccaglio e delle vele di fuoriuscita dell’acqua e la sostituzione della griglia di protezione del sopravanzo; la rimozione delle stuccature inidonee e non più funzionali; la stuccatura delle mancanze e delle fessurazioni e infine l’applicazione di un protettivo finale e l’impermeabilizzazione delle vasche.

Cinzia Colantoni