La melagrana, tra simboli, miti e leggende – Il Quorum
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La melagrana, tra simboli, miti e leggende

Un frutto salutare che è, anche, l’emblema, presso molte popolazioni, della fertilità, della prosperità, della fratellanza e dell’energia vitale

Un’antica leggenda ellenica racconta che Dioniso, figlio di Zeus, uscito dalla coscia del padre, che ne costituiva il rifugio, venne catturato dai Titani, i quali, su suggerimento di Era, gelosissima moglie del re dell’Olimpo, lo uccisero facendolo a pezzi; i suoi resti furono messi a bollire in un paiolo e dalle stille del sangue del dio del vino, nacque un albero: il melograno.

Un altro mito greco racconta, invece, che Side, moglie di Orione, rea di aver osato sfidare Era in una gara di bellezza, venne scaraventata, per punizione, nell’Ade, ove si trasformò in una melagrana.

Ulteriori miti della tradizione ellenica narrano della melagrana quale frutto piantato per la prima volta da Afrodite a Cipro, l’isola a lei dedicata, e quale alimento per aver mangiato il quale – su costrizione di Ade, suo rapitore e sposo, che la ingannò non informandola della circostanza che, chi consumava i prodotti dell’Oltretomba, era destinato a rimanervi per l’eternità – Persefone non poté più risalire sulla terra e restarci ma fu costretta, da allora ogni anno di tutti gli anni a venire, a trascorrere sei mesi negli Inferi.

Attorno al frutto della melagrana ruotano miti e leggende antichissime, ma anche una pluralità di significati simbolici.

Nella simbologia cristiana, ad esempio, la melagrana rappresenta l’unità, nella fede, fra popoli e culture diverse, la fecondità e l’abbondanza, come testimoniano la decorazione e l’iconografia religiose; nella simbologia ebraica, invece, la melagrana emblematizza l’onestà e la rettitudine, in quanto contenente un numero di semi uguale o molto vicino a 613, il numero di prescrizioni contenute nella Torah, osservando le quali si agisce come individui saggi e corretti; nella simbologia islamica, infine, la melagrana figura come uno dei frutti che crescono nel giardino del Paradiso.

Ancora oggi la melagrana continua ad essere l’emblema, presso molte popolazioni, della fertilità, della prosperità, della fratellanza e dell’energia vitale: in Turchia, ad esempio, le neo spose sono solite gettare a terra una melagrana e contare i chicchi che ne fuoriescono, i quali corrisponderebbero al numero di figli che avranno, mentre in Cina i futuri sposi hanno l’usanza di mangiare una melagrana la notte prima delle nozze in segno di buon auspicio.

A partire dai tempi più remoti fino ad arrivare ad oggi, la melagrana, forse per via della sua forma rotonda, o della sua somiglianza con la mela o per la molteplicità dei semi contenuti al suo interno, ha saputo, quindi, attirare l’attenzione dell’uomo, venendo a configurarsi come uno dei frutti più ricchi, in assoluto, di simboli, miti e leggende.

Il decantato frutto nasce da una pianta antichissima, presumibilmente originaria dell’Asia occidentale e dell’Africa settentrionale, che giunse in Europa grazie ai Fenici; oggi è coltivato soprattutto nella fascia compresa fra Azerbaijan e Iran, in Egitto, in Armenia e in Palestina, ma è presente anche in alcune zone dell’ America e nel Mediterraneo e, più in generale, nelle aree caratterizzate da un clima temperato.

Tra i gustosi frutti di cui ci fa dono Madre Natura, la melagrana è indubbiamente uno dei più difficili da consumare (chi non incontra qualche difficoltà nel sbucciarla?), ma è altresì uno dei più gustosi e, soprattutto, uno dei più salutari.

Il primo ad accorgersi delle proprietà “medicamentose” della melagrana è stato Ippocrate, il quale la prescriveva come antinfiammatorio, antidiarroico, antibatterico e antielmetico; le intuizioni del più famoso medico dell’antichità circa le proprietà curative del frutto, hanno trovato conferma, molti secoli dopo, nella ricerca medica.

Alla melagrana sono oggi attribuite, col beneplacito della medicina ufficiale, proprietà antidiarroiche, gastroprotettive, decongestionanti, diuretiche, astringenti, antiossidanti, antitrombiche e vasoprotettrici.

Le sostanze che risultano salutari per l’organismo umano, si trovano sia nella pianta sia nel frutto.

Nelle radici del melograno sono contenuti i tannini, che si trovano anche nei petali dei fiori, e la pellettierina, un alcaloide indicato per la cura della elmintiasi, una parassitosi intestinale; la scorza dei frutti, ridotta in polvere e utilizzata unitamente a quella delle radici, ha proprietà tenifughe e lenitive, oltre che restringenti, mentre i semi eduli vantano proprietà diuretiche. Il frutto vero e proprio, la melagrana, contiene, invece, vitamine (A, B, E, C, K), sali minerali, sostanze polifenoli che, acqua, fibre e zuccheri, in altre parole una miscela di sostanze che ne fanno un “integratore” utile nella cura della depressione, della fragilità ossea, dei disturbi legati alla menopausa, della dissenteria e dei fastidi gengivali.

A fare della melagrana il “frutto della medicina”, sono, tuttavia, i polifenoli, gli antiossidanti e l’acido ellagico: tali sostanze rappresentano, infatti, delle potenti armi naturali per la lotta alle malattie cardiovascolari, all’invecchiamento e persino ai tumori.

Com’è noto, un’alimentazione scorretta, soprattutto se associata a uno stile di vita sedentario, aumenta notevolmente il rischio di aterosclerosi – infiammazione delle arterie di grande-medio calibro consistente in un inspessimento dello strato più interno delle stesse -, patologia che può portare all’infarto, all’angina pectoris, all’ictus e all’aneurisma.

Diversi studi – tra cui quello recentemente eseguito da un gruppo di ricercatori dell’“Istituto Catalano di Scienze Cardiovascolari”, nel quale, somministrando quotidianamente e per un determinato periodo di tempo una dose pari a 200 grammi di punicalagine a un gruppo di suini, ha avuto modo di verificare empiricamente la capacità dei polifenoli di contrastare i danni causati all’apparato cardiovascolare da una dieta ricca di grassi -, hanno dimostrato che la melagrana, per via delle sostanze polifenoliche in essa contenute, può aiutare a prevenire, o perlomeno a ritardare, le disfunzioni dell’endotelio e, quindi, a ridurre le probabilità d’insorgenza di malattie cardiache.

Dalla melagrana, e più precisamente dal succo del suo frutto, pare, inoltre, arrivare un valido ausilio nella lotta contro il tumore alla prostata.

Una ricerca condotta nel 2010 dall’Università della California avente ad oggetto il carcinoma prostatico, ha, infatti, evidenziato che i flavoni, gli acidi grassi coniugati, gli acidi idrobenzoici e i fenilpropanoidi, inibiscono il movimento delle cellule tumorali rendendo più difficile l’insorgenza e la diffusione delle metastasi; un analogo studio condotto nello stesso periodo da un gruppo di ricercatori californiani ma incentrato sul carcinoma mammario, è pervenuto alle medesime conclusioni, rilevando che il succo della melagrana, essendo ricco di acido ellagico, una sostanza antiossidante capace di rallentare, se non di impedire la proliferazione delle cellule tumorali, agisce come un antitumorale naturale.

Che il succo di melagrana possa fungere da “arma” contro la diffusione di tutti i tipi di cancro, appare più di un’ipotesi suggestiva, ma sarà cura della ricerca medica verificarla.

Sembra, invece, certo, in quanto dimostrato da un costoso esperimento condotto in un laboratorio spagnolo nel 2011, nel quale sono stati studiati gli effetti della melagrana sul D.N.A. attraverso la comparazione delle risultanze ottenute confrontando due gruppi sperimentali che avevano assunto, rispettivamente, estratto di melagrana uno e placebo l’altro, che l’assunzione regolare dell’estratto del frutto, in virtù delle sostanze antiossidanti nello stesso contenute, sia in grado di determinare un rallentamento nell’invecchiamento delle cellule.

Alla luce di quanto sopra esposto, risulta evidente come il melograno e la melagrana rappresentino un vero e proprio “toccasana” per la salute: va da sé che lo stesso non debba essere assunto in sostituzione dei farmaci bensì inserito nella dieta quotidiana, affinché possa essere d’aiuto per la prevenzione e la cura di determinate patologie.

Una melagrana al giorno”, insomma, non sarà sufficiente a togliere il medico di torno, ma potrebbe aiutarci, forse, a consultarlo di meno.

“L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano
il verde melograno
Dà bei vermigli fior…”

Dalila Giglio