La ciclicità dell’universo: confronto tra scienza e filosofia – Il Quorum
Scienza

La ciclicità dell’universo: confronto tra scienza e filosofia

Breve riepilogo dell’idea di ciclicità nel cosmo. Partendo dalle teorie di Penrose, passando per Nietsche, alla scoperta dei collegamenti tra filosofia e fisica

L’universo si trova in uno stato metastabile. L’evoluzione del cosmo, se il valore misurato del Bosone di Higgs è corretto, arriverebbe ad uno stato finale di bassissima energia che porterebbe l’universo ad un inevitabile collasso: tutto questo emerge da uno studio pubblicato su ”Physical Review Letters” nei scorsi giorni. Le domande sul destino ultimo dell’universo iniziano con l’umanità stessa, molti pensatori di ogni credo religioso hanno dato una propria interpretazione e oggi la fisica quantistica, attraverso delle misurazioni, prova a comprendere come l’universo finirà e se alla fine del suo ciclo potrebbe esserci l’inizio di un nuovo universo.

Uno degli iniziatori di questa teoria, nella fisica teorica contemporanea, è stato Roger Penrose. Lo scienziato è uno degli accademici più stimati a livelli mondiale, nel 1988 ha ricevuto con Stephen Hawking il premio Wolf per la fisica grazie al lavoro sui buchi neri. La pubblicazione del suo testo: ”Dal Big Bang all’eternità”, ha rivoluzionato per sempre la concezione della teoria dell’universo ciclico, teorizzando che alla fine dell’universo tutto si ricongiungerà in una singolarità che darà vita ad un nuovo universo. Gli universi sono contenuti in lassi temporali chiamati eoni, il cosmo in cui viviamo sarebbe proprio parte di uno di questi infiniti eoni.

Le prove sperimentali per il fisico sono contenute nella radiazione cosmica di fondo mappata dal satellite Planck, in questi dati ci sarebbero infatti tracce dei passati universi.

Dopo questa intuizione molti hanno dato vita ad una serie di interpretazioni di questa teoria, come ad esempio Lee Smoolin che la inserisce nella sua teoria della selezione naturale cosmologica.

Prima della Cosmologia Ciclica Conforme di Penrose, un modello ciclico era stato offerto da Aleksandr Aleksandrovič Fridman, il quale, basandosi sulla relatività di Einstein, aveva concluso che ad un certo punto l’universo raggiunta la sua massima espansione tornerà in uno stato simile a quello del Big Bang e rimbalzerà nuovamente creando un nuovo cosmo.

Nella filosofia l’idea della ciclicità si trova grazie all’intuizione dell’ecpirosi, che ipotizza la fine del mondo a causa di una conflagrazione universale, che rigenererà e aprirà un nuovo ciclo per l’universo grazie ad una palingenesi. Il primo sostenitore di questa dottrina è stato sicuramente Eraclito, che poneva il principio di tutte le cose proprio nel fuoco, forza generatrice e distruttrice allo stesso tempo.

Il filosofo greco ispirerà anche molti padri della chiesa come Origine e Gregorio di Nissa a sviluppare il concetto di Apocastasi, ovvero una reintegrazione di tutto alla fine dei tempi in Dio. Questo tipo di dottrine saranno condannate duramente nel Concilio V Ecumenico a Costantinopoli, con queste parole: ”Se qualcuno dice o sente che il castigo dei demoni e degli uomini empi è temporaneo o che esso avrà fine dopo un certo tempo, cioè ci sarà un ristabilimento (apocatastasi) dei demoni o degli uomini empi, sia anatema”.

Nella filosofia moderna, Nietsche, subendo l’influsso di tutte queste idee riguardo la ciclicità del tempo, dell’universo e della vita, sviluppò una filosofia rivoluzionaria: l’eterno ritorno.

Nella Gaia Scienza presenta così la sua idea: “Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: ”Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”.

Il filosofo tedesco sicuramente non mirava a dare una spiegazione di tipo cosmologico, ma piuttosto insisteva su una riflessione di natura ontologica, tuttavia rimane interessante leggere questi passi alla luce delle teorie scientifiche e delle dottrine religiose.

La religione che sicuramente insiste di più su questo concetto è l’Induismo, con la sua visione temporale basata sui cicli della vita, dell’universo e del tutto. Approfondire concetti come quello del Samsara è sicuramente illuminante per uno studioso di scienza o filosofia che non vuole fermarsi ad una visione dogmatica della propria materia.

In un famoso libro divulgativo: ”Il tao della fisica”, lo scienziato Fritjof Capra coniuga la visione delle filosofie orientali con la fisica moderna, mostrando i rapporti tra alcuni testi sacri e le ultime teorie scientifiche.

Questi collegamenti tra varie discipline sulla ciclicità della natura, ci mostrano ancora una volta quanto sia profondo il legame tra l’uomo e l’universo.

Gianluigi Marsibilio