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Kandiskij: lo spirito e la musica nell’arte

Perché per lui, padre dell’astrattismo, la pittura era una musica capace di toccare l’anima di chi guardava e ogni colore aveva un suo significato

“L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”, scriveva Vassily Kandiskij nella sua opera Lo spirito nell’arte. Perché per lui, padre dell’astrattismo, la pittura era una musica capace di toccare l’anima di chi guardava e ogni colore aveva un suo significato e si accostava a uno strumento musicale.

Nasceva il 16 dicembre 1866 a Mosca ma la sua storia di pittore inizia tardi all’età di trentanni. Laureato in Giurisprudenza rifiuta la cattedra per dedicarsi alla pittura ma da piccolo si è sempre dedicato alla musica. Un amore quello per la musica e per la pittura che esplode nell’astrattismo.

Kandiskij vuole trasmettere una nuova concezione dell’arte, attraverso le sue opere e lo fa esponendo le sue teorie sul colore. Lui stesso ha sperimentato ascoltando la musica di visionare i colori e viceversa di vedere nei colori degli strumenti musicali: «Già molto presto mi resi conto dell’inaudita forza d’espressione del colore. Invidiavo i musicisti, i quali possono fare arte senza bisogno di raccontare qualcosa di realistico. Il colore mi pareva però altrettanto realistico del suono».

Il colore, per il pittore, da due tipi di reazioni sullo spettatore: un “effetto fisico”, quindi superficiale e che si basa su sensazioni spontanee e momentanee, prodotte dalla registrazione di un colore piuttosto che di un altro da parte della retina; e un “effetto psichico” l’effetto che il colore ha sull’anima, le vibrazioni che suscita nell’interiorità di chi guarda un dipinto. Perché per lui il colore ha tre caratteristiche: un odore, un sapore, un suono. Qualità che rendono il colore essenziale per un’opera d’arte.

E’ così che il pittore usa la sua celebre metafora della pittura con la musica, per cui il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con tante corde. Inoltre, il colore è caldo o freddo, chiaro o scuro. Quattro “suoni” che si combinano tra loro. Ed ogni colore rappresenta uno strumento musicale… ad esempio, il giallo una fanfara o l’azzurro un flauto.

Infine, l’importanza della forma e del colore e del loro accostamento per cui il giallo si sposa bene col triangolo, il blu con il cerchio e il rosso con il quadrato. Kandiskij visse tutto questo nella sua pelle come affermò egli stesso: «I violini, i bassi gravi e particolarmente gli strumenti a fiato incarnarono allora per me tutta la forza di quell’ora di prima sera. Vidi nella mente tutti i miei colori, erano davanti ai miei occhi; linee tumultuose quasi folli si disegnavano davanti a me».

Federica Scorpo