Archeologia Storia

Il mistero del papiro di Artemidoro

Storia vera di un falso storico

Era il 2006 quando questo singolare reperto sale agli onori delle cronache, esposto a Torino, in una breve mostra organizzata da Salvatore Settis a palazzo Brichesario, troppo breve considerata la cifra esagerata di 2 milioni e 750 mila euro che una Fondazione per l’Arte della compagnia San Paolo aveva investito due anni prima per il suo acquisto da un mercante d’arte d’origini armene, Serop Semonian. Dopo questa fugace apparizione il “tesoro”, acquistato per il Museo Egizio di Torino, viene ritirato dall’Università di Milano, e mai più esposto, tanto da indurre, lo scorso novembre, il procuratore di Torino, Armando Spataro, ad aprire un’inchiesta e riportando alla luce quello che è candidato a diventare il più scottante caso di falsificazione degli ultimi decenni.

Si tratta di un papiro di quasi due metri, interamente ricoperto con parti di un testo greco, una carta geografica e disegni di animali e sezioni anatomiche, reperto che ha destato subito la curiosità degli studiosi e portato a indentificare, come autore dello scritto, Artemidoro di Efeso, geografo vissuto nel II d.C.. Il testo, frammentato ma ben leggibile, ha contenuto geografico, mentre la mappa, l’unica emersa dalle nebbie dell’antichità, rappresenta linee orizzontali, il tracciato di strade, un fiume, alcune case. Si è pensato che rappresenti una sezione della Spagna, poiché, il testo restante reca una trattazione sulla penisola iberica, estrapolata dal II libro dei Geographoumena di Artemidoro. Sulle restanti sezioni sono rappresentate parti anatomiche, mani, piedi, teste maschili e femminili e 39 disegni di animali attribuibili a un solo disegnatore: uccelli, giraffe, pesci, animali fantastici e animali in combattimento.

Verso la fine degli anni Novanta comincia a circolare tra gli studiosi la notizia dell’esistenza di questo prodigioso reperto, conservato da un collezionista armeno, che lo avrebbe salvato dal macero durante lo smontaggio del cartonnage (l’involucro) di una maschera funeraria egizia, in un laboratorio di Stoccarda. Accortosi delle scritte e dei disegni, che erano emersi grazie alla lunga esposizione alla luce della maschera, il collezionista, capendo di avere tra le mani un reperto prezioso, ha dato avvio alla sua oscura vicenda. Nessuno studioso ha mai visto la maschera, e di essa non esistono fotografie.

Un papiro unico nel suo genere, tanto da attirare inesauste polemiche sulla sua autenticità. Dell’opera geografica di Artemidoro non ci resta nulla, se non qualche citazione di altri autori antichi. E qui casca l’asino. Il testo greco vergato sul reperto è stato con certezza attribuito al geografo efesino perché un frammento di esso ci era pervenuto già da una citazione di Costantino Porfirogenito, imperatore bizantino del X secolo, nel suo De administrando imperio. Il testo di Costantino con questa citazione è stato pubblicato, per la prima volta, in un’edizione del 1849 ritoccato da un filologo, A. Meneike, che vi ha apportato alcune modifiche, allontanandosi dalla versione del codice Parigino greco 2009, redatto nell’XI secolo, quindi vicinissimo all’autore. Sorprendentemente il testo di Artemidoro che noi leggiamo sul papiro che, stando ai fatti e alle analisi chimiche effettuate sulla carta, sarebbe del II secolo presuppone già le modifiche di Meneike che, ovviamente, non lo aveva presente quando ha fatto la sua edizione del Porfirogenito del 1849 recante la citazione del geografo. Altro elemento curioso è che la colonna del papiro inizia proprio con questa citazione di Costantino, che di certo non è da considerarsi un inizio.

Nella vicenda di inserisce in tempi recenti la figura di Costantino Simonidis, un falsario greco attivo nell’Ottocento che, avvezzo a ricostruire testi antichi mai pervenuti sulla base di frammenti, avrebbe annoverato tra i propri lavori anche l’opera geografica di Artemidoro, il pezzo del papiro, la parte sulla Spagna che inizia con la citazione del Porfirogenito.

Una vicenda destinata a restare aperta, che da un decennio divide i più illustri studiosi tra chi sostiene convintamente l’autenticità e chi la falsità di questo papiro, eccezionale reperto o colossale bufala? La risposta è ancora lontana.

Chiara Merlin