Cinema NEWS

Il Club

È ormai diventato un cult il film “Il Club” del regista trentanovenne cileno Pablo Larraín. Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino 2015 e presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma parla di un argomento, la pedofilia nella Chiesa Cattolica, già ampiamente trattato, sotto forma d’inchiesta giornalistica, in “Il caso Spotlight”. Ambientato in Cile, mostra come la vita tranquilla di quattro ex sacerdoti e una suora che vivono in una casa per preti esiliati a La Boca dell’inferno, un villaggio sulla costa, venga turbata dall’arrivo di padre Lazcano, che, accusato di pedofilia, è costretto al ritiro come gli altri.

L’uomo, come una sorta di coscienza vivente, è seguito nei suoi spostamenti da un individuo chiamato Sandokan, un ragazzo di cui ha abusato da bambino.  Restando fuori dal cancello della villetta, la povera vittima snocciola in una cantilena delirante e senza fine, le molestie che ha subito. Tormentato dal senso di colpa, padre Lazcano prende la pistola che di nascosto porta con sé e si uccide davanti a Sandokan, come atto di espiazione finale. Per fare chiarezza sull’accaduto, nella casa viene mandato ad indagare un gesuita psicologo, il giovane padre Garcia, che cercherà di rimettere ordine. Alla fine, Sandokan sarà ancora più vittima, condannato dal paese intero per un reato che non ha commesso, mentre i “criminali” resteranno al loro posto, senza scomporsi più di tanto, salvando l’apparenza.

“Il Club” è un film di rara perfezione, solido, che si avvale di una sceneggiatura curata, senza cedimenti e una regia eccellente.

Il gruppo di attori, a partire da Alfredo Castro, emana una forza interpretativa notevole che rende vibrante e tangibile la freddezza e il groviglio interiore dei personaggi. Ognuno di loro porta con sé sofferenze e insofferenze, provenienti dalla loro vita passata (costellata di azioni peccaminose) e presenti nella routine quotidiana, che dovrebbe essere votata al pentimento. Dovrebbe, perché la loro esistenza attuale non è solo dedita alla preghiera e alla ricerca della spiritualità perduta (semmai l’avessero avuta), ma anche a passatempi più terreni come le scommesse per le corse dei cani, alle quali partecipano facendo gareggiare un loro greyhound. Non una casa dove i sacerdoti, ritirati dalle cose mondane, riacquistano la fede, ma un posto dove alimentare la pochezza umana che li contraddistingue, attraverso i loro piccoli egoismi.

“E’ un carcere”, dice uno di loro, dove però non vi sono sbarre e non si ha neanche tanta voglia di cercare la luce. Seppur controllati dall’occhio vigile di madre Monica (la bravissima Antonia Zegers), hanno la possibilità di uscire, passeggiare lungo l’oceano, vedere altre persone che non conoscono il loro passato.

Peccato che la voce insistente di Sandokan si faccia sentire così forte da tutti, tagliando stridula il silenzio del giorno e della notte. Miserabile quel prete che non è riuscito a liberarsene e lo ha portato con sé fino a La Boca dell’inferno (un nome che parla chiaro). Padre Lazcano (José Soza) ha fatto bene a togliersi di mezzo, ma ora bisogna che tutto ritorni come prima e pulire il suo sangue sporco. I quattro  sacerdoti non cambieranno la loro natura alla fine, resteranno impassibili davanti alle accuse e alla morte, si faranno più scaltri e architetteranno un piano per rendere colpevole un innocente.

Padre Garcia, idealista che lotta per  una Chiesa umile e giusta, si rende conto che la ricerca di salvezza tra quegli uomini è assai lontana. Anche ne “Il caso Spotlight”  si parla di questi “rifugi” dove i preti pedofili o che hanno commesso crimini contro la Chiesa e la comunità vengono rinchiusi.

Uno dei giornalisti che si sta occupando dell’inchiesta scopre che ce n’è uno proprio vicino casa sua e avverte i suoi bambini di starne alla larga. Nel film, basato su una storia vera, seppur con immense difficoltà e lunghi tempi d’attesa, alle vittime viene data la possibilità di avere giustizia per le molestie subite.

Ne “Il Club”, l’abusato non ha l’opportunità che gli venga riconosciuta, nonostante la sua dettagliata confessione. La sconfitta è per i più deboli, costretti al sacrificio in nome di un’istituzione che non si può toccare.

Clara Martinelli