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Il Cliente, un film di Asghar Farhadi

Emad e Rana sono due persone tranquille, incasellate nella normalità, con qualche specificità perché si occupano di cultura e teatro, ma basta un tassello che salta nella loro vita per far subentrare il caos

L’iraniano Asghar Farhadi, sceneggiatore e regista di “Il cliente”, nominato agli Oscar come miglior film straniero, non potrà essere presente alla cerimonia di premiazione, a causa dei decreti amministrativi sull’immigrazione firmati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il film ha già vinto all’ultimo Festival di Cannes i premi per la migliore sceneggiatura e per il miglior attore protagonista e, molto probabilmente, trionferà anche nella serata dedicata agli Oscar. Il regista di “Una separazione” (vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 2012), in questo lungometraggio torna a parlare dei conflitti di coppia e, in generale, delle difficoltà esistenti tra le relazioni umane.

A causa di urgenti lavori di ristrutturazione, Emad (Shahab Hosseini) e Rana (Taraneh Alidosti), una giovane coppia di attori che vive nel centro di Teheran, sono costretti a lasciare la propria abitazione. Un amico che recita nella loro compagnia teatrale, li aiuta a trovare una nuova casa. In una stanza dell’appartamento trovano ancora oggetti, mobili e vestiti lasciati dall’inquilina precedente e, nell’attesa che la signora mandi qualcuno a ritirarli,  decidono di ammassarle sul balcone. Appena finito di sistemare il nuovo alloggio, Rana purtroppo avrà un brutto incidente. La donna infatti subirà un’aggressione da parte di un uomo che si è intrufolato nel bagno, mentre lei era sotto la doccia. Girata di spalle, non lo ha visto e non può riconoscerlo, ma l’uomo ha lasciato un furgoncino parcheggiato sotto casa.

Un evento che colpisce la coppia in modo indelebile, sconvolgendo l’equilibrio dei due coniugi, e che trasforma il film in un thriller psicologico.

Emad non si darà pace fino a quando il responsabile non verrà catturato, in un crescendo di rabbia, frustrazione e ricerca di vendetta che lo porterà a mostrare i lati oscuri della sua personalità. Anche Rana, colpita dal disturbo post traumatico da stress, conoscerà un percorso d’incertezza e d’inquietudine, costellato da mille paure. Un periodo che si chiuderà per lei con una sorta di accettazione dell’accaduto, dopo aver capito il motivo che ha causato l’evento e aver conosciuto chi l’ha compiuto. Sopravviene una sorta di perdono, ma forse  dettato più dalla voglia di lasciarsi tutto alle spalle, da parte di Rana che, forse, comincia a pensare di aver provocato troppo rumore per nulla. Una situazione molto femminile, che si affaccia nella mente delle donne quando vedono che gli uomini di fronte a certe situazioni non si calmano.

Farhadi spiega tutto questo con profondità in una trama che si scopre pian piano, lo spettatore ha così modo di entrare nelle anime dei personaggi e provare una forte empatia con loro. Viene da chiedersi: “Come avremmo reagito noi al posto loro?”. Accanto a quello che è lo snodo principale, la storia della coppia e il loro modo di affrontare l’evento traumatico, esiste la vita passata a teatro, dove i due stanno mettendo in scena “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, nel quale sfoceranno tutte le inquietudini dei protagonisti, derivate dal momento difficile.

“Avevo letto il dramma quando ero studente – ha raccontato Farhadi – e mi ha segnato profondamente per ciò che dice sulle relazioni umane. E’ un’opera molto ricca, che si presta a molteplici livelli di lettura. La sua dimensione principale è quella della critica sociale di un periodo della storia americana, in cui l’improvvisa trasformazione urbana ha causato la rovina di una certa classe sociale”.

Il regista ha colto questa similitudine per spiegare ciò che attualmente sta avvenendo in Iran, dove le cose stanno cambiando troppo in fretta, distruggendo il vecchio a favore del nuovo irrazionale e anarchico. E’ in questo clima che maturano i disagi che fanno da traino ne “Il cliente”,  macchinato da una sceneggiatura ben scritta, movimentata da Farhadi con una regia raffinata. Una coppia normalmente borghese (Emad è un insegnante), ma creativa, si ritrova a dover controllare la rabbia e la paura. Una rabbia che non si calmerà neppure quando il colpevole verrà trovato, reso inoffensivo e messo davanti alla responsabilità del suo delitto, alla vergogna di quello che ha compiuto.

Il luogo della scena dove si svolge la presa dell’aggressore sarà proprio quell’appartamento che la coppia ha dovuto lasciare. Un cerchio che si chiude, perché se non ci fosse stata l’urgenza dei lavori di ristrutturazione nella palazzina definita inagibile, la violenza non sarebbe mai avvenuta e tutto sarebbe rimasto invariato. In un’atmosfera claustrofobica densa di emozioni, Emad diventa sadico con l’uomo che ha davanti, vuole fargliela pagare, nonostante le debolezze che palesemente gli dimostra. Si tratta di un individuo qualunque che ha commesso un errore, e che non vuole essere messo in imbarazzo davanti alla sua famiglia. La vittima che diventa carnefice, rendendosi conto che il confine tra i due stati è piuttosto labile.

Emad e Rana sono due persone tranquille, incasellate nella normalità, con qualche specificità perché si occupano di cultura e teatro, ma basta un tassello che salta nella loro vita per far subentrare il caos.  Un film, “Il cliente”, che fa riflettere.

Clara Martinelli

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