CULTURA Musica

Il 7 luglio 2006 ci lasciava Syd Barrett, diamante della musica

“Remember when you were young, you shone like the sun. Shine on you crazy diamond. Now there’s a look in your eyes, like black holes in the sky. Shine on you crazy diamond”

All’età di 60 anni, il 7 luglio 2006, Syd Barrett lasciava per sempre questa terra. Il fondatore dei Pink Floyd è una delle figure che più ha contribuito a costruire e cambiare la storia della musica psichedelica. Ad alimentare il mito, una controversa esistenza personale tra genio e malattia.

LA TEORIA – Mario Campanella è l’autore di una ricerca italiana che ipotizza: “Syd Barrett: was he suffering from schizophrenia or Asperger’s syndrome?”. Lo studio comparso su Clinical Neuropsychiatry esamina la possibilità di un collegamento tra il comportamento di Barrett e la sindrome di Asperger. “La sinestesia, la sua passione per i colori, il portamento ondulante tipico degli aspergeriani, l’isolamento, l’attrazione per la pittura fanno propendere per l’ipotesi dell’Asperger. L’Asperger può essere ad alto funzionamento sociale – scrive Mario Campanella – ma, nella fattispecie, fu complicato da un uso smoderato di droghe e dalla co-presenza di un disturbo di personalità di cluster A. Del resto non vi è mai stata prova che Barrett fosse stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, non ha mai ricevuto diagnosi di psicosi”.

LA STORIA PERSONALE – A 22 anni, all’apice del successo con i Pink Floyd, Syd Barrett si ritira per dare l’avvio a una carriera solista e poi sparire lentamente dalle luci della ribalta. Rimase sostanzialmente in disparte per più di trent’anni, fino alla morte. Ogni tanto, per ricordarci ancora di lui, spunta qualche scatto di un fan che lo pizzica fuori casa a gettare l’immondizia o a comprare un giornale. Foto rare di curiosi che, al tempo, avevano sete di sapere che fine avesse fatto il loro idolo, ormai irriconoscibile e niente affatto lieto di ricambiare le loro attenzioni.

L’OBLIO – L’influenza di Barrett sui primi Pink Floyd ha dettato le regole del sound ma non solo, su dieci pezzi del primo album “The Pipes at the gates of down”, otto sono di Syd e in due ha collaborato. Inoltre, è dietro i primi 45 giri Arnold Layne e See Emily Play. L’enorme successo porta la band in tour alla volta dell’America e tutto va a gonfie vele, tranne il suo umore. Sono gli anni dell’LSD, delle droghe pesanti, e Syd arriva sul palco quasi sempre in condizioni disastrose. Alcuni ipotizzano che fosse difficile mantenere i dettami del successo, ad avvalorare questa tesi il riscontro del flop del terzo 45 giri Apple and Oranges. Nel frattempo l’assunzione della droga, come evasione, continua fino all’abbandono del gruppo nell’aprile del 1968.

IL RITIRO – Syd, il rocker bello e maledetto, si ritira per vivere a Cambridge in una modesta abitazione insieme a sua madre. Un’esistenza tranquilla che nulla ha a che fare con i clamori della band che ha fondato. Passa le giornate incollato al televisore e si mantiene con una piccola pensione di invalidità. “Occupa il suo tempo pensando, scrivendo e dipingendo. Non ha più un interesse attivo per la musica e desidera essere lasciato alla sua vita tranquilla” scriveva il fratello Alan J. Barrett, nel 1990, in risposta a un fan che credeva Syd morto.

Poi Syd è andato via davvero il 7 luglio del 2006 eppure, ancora oggi, splende come un diamante.

“Come on you raver,
you seer of visions,
come on you painter,
you piper,
you prisoner and shine!”

Utilizziamo i cookie per personalizzare la tua esperienza utente e raccogliere dati statistici sulla navigazione del sito. Continuando ad utilizzare questo sito web acconsenti ad utilizzare i cookie. Maggiori Informazioni | Accetto