INTERVISTE Musica

Honeybird, i Tre Allegri Ragazzi Morti e il favoloso talento di Monique Mizrahi

Una straordinaria musicista, un vulcano di creatività e un’artista con cui tutti amano collaborare: Monique “Honeybird” Mizrahi. Abbiamo fatto due chiacchiere con lei e ci ha raccontato un po’ della sua vita e dell’attuale tour con i Tre Allegri Ragazzi Morti. Scopriamo insieme cosa sta combinando in giro per il mondo.

– Ciao Monique, allora come vanno le prime date con i Tre Allegri Ragazzi Morti?

Le date stanno andando benissimo, grazie! Abbiamo appena concluso le prime 12 date e devo dire che sono molto felice del risultato. C’è una grande energia sul palco e un’apertura musicale verso il mio arrivo da ragazza morta / farfalla monarch. Ho delle ali con un espanso di quasi 3 metri!

– Com’è nata questa collaborazione?

La collaborazione è nata l’anno scorso dopo un concerto dei Tre Allegri a NYC [dove vivo]. Mi hanno invitato a suonare il charango sul loro nuovo album Inumani. Pochi mesi dopo mi sono trovata sul palco dell’Alcatraz, suonando insieme a loro. E poi, il messaggio via whatsapp da parte di Davide [Toffolo] chiedendomi se volevo essere una ragazza morta in tour con loro per il tour estivo 🙂

– Questo tour ti terrà occupata almeno tutta l’estate, quindi possiamo dire che per un po’ ti fermerai in Italia.

Sì, esatto. Sono qui in Italia fino alla fine del tour estivo. Il tour ci sta portando in giro per tutto lo stivale, compreso anche Sardegna e Sicilia. Ieri, ad esempio, abbiamo suonato a Mezzocorona in Trentino circondati dalle Dolomiti, un posto magico.

– Parlaci dell’evoluzione del tuo progetto personale Honeybird che adesso è + The Monas.

Honeybird è nata nel 2002 a Roma e con questo nome scrivo, canto e suono dal vivo da allora! Tante sono state le evoluzioni nel corso degli anni, tra cui la scoperta del charango in Bolivia nel 2003 che oramai è diventato il mio strumento principale di scrittura e dal vivo. Oggi giorno ho un trio che mi piace da matti: Honeybird & The Monas, con Gigi Funcis all’elettronica e Gioele Pagliaccia alla batteria. Stiamo vivendo un sacco di avventure e torneremo in Italia per un tour a novembre.

– Non solo sei una grande musicista ma sei anche una donna impegnata nel sociale, ricordiamo la tua presenza al Brooklyn Museum per parlare di bisessualità: cosa ti ha lasciato questa esperienza?

È stata un’esperienza nuova per me, di attivismo legata alla musica in prima persona. Abbiamo fatto la presentazione proprio nell’atrio del Brooklyn Museum, il secondo più grande museo di New York. L’idea è stata di farci vedere in prima persona, un gruppo di donne, dimostrando di essere presenti per dare una faccia alla bisessualità che spesso risulta invisibile. We put the “B” in LGBT! La bisessualità è un’identità in cui mi identifico. Mi fa piacere pensare che se una persona aveva dei dubbi, o si vergognava di essere bisessuale, ci abbia visto e sentito, realizzando che non c’è niente di cui vergognarsi.

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– Le parole sono un elemento importante delle tue canzoni, dove affronti tematiche importanti come il coming out o l’emancipazione femminile

È vero! Per me la musica è sempre stata il miglior modo per me di espressione, attraverso la canzone, la performance e l’interazione con il pubblico e il mondo. Per me è importante esprimere a tutte le donne che noi siamo più forti di quel che immaginiamo, cioè che abbiamo dentro di noi un potere e saggezza istintuale e ancestrale. Da un anno faccio incontri della luna piena con donne e mi connetto sempre di più con la ciclicità della vita, del nostro bioritmo, e delle fasi della luna. Sì, con le parole posso esprimere davvero ciò che penso, sento e desidero.

– Inoltre, i testi abbracciano l’inglese e l’italiano: questo favorisce la tua espressione artistica?

In realtà ho sperimentato la scrittura di canzoni in tantissime lingue negli anni, come lo svedese, l’ebraico, il macedone, l’arabo, il mapudugun, etc. Trovo che lingue abbiano una loro musicalità e che di canzone in canzone la lingua viene con la musica. Nel caso di “Sono Donna” il mio primo vero brano in italiano, è stato Davide Toffolo a chiedermi di fare brani in italiano. Mi sembrava un’ottima idea riprovarci (tempo fa ci avevo provato ma abbandonato l’idea) ed è andato benissimo.

– In “Sono Donna” ti basti da sola: in passato ti è capitato di essere dipendente dall’amore?

Più che dipendente dall’amore, mi sono trovata in passato dipendente dall’attenzione dalla persona con cui stavo. Anche oggi osservo questo dentro di me, però il fatto che sono consapevole cambia molto la cosa. La frase di “sono abbastanza” si riferisce non solo alle relazioni dell’amore, ma anche all’essere se stessi e non subire il giudizio degli altri, che a volte può far male.

Grazie Monique!

Gli Honeybird & The Monas sono:
Monique Honeybird Mizrahi – basso, charango, voci
Gigi Mona Funcis – electronics
Gioele Pagliaccia – batteria, percussioni

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