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F1: Ayrton Senna, l’ultimo mito dell’era romantica

Un campione unico. Una stella carica di luce spentasi 20 anni fa in un tragico incidente a Imola…

Ayrton Senna è stato uno dei più grandi campioni della Formula 1, ha attraversato questo sport come una stella carica di luce, ed è entrato nella leggenda grazie agli innumerevoli successi, ad una morte eroica avvenuta a soli 34 anni sul circuito di Imola il 1 maggio del 1994, ma soprattutto grazie ad un carisma unico che sapeva esprimere anche fuori dalle competizioni.

Piloti come Villeneuve, Lauda, Schumacher hanno lasciato il segno, ognuno a suo modo, chi per l’irrefrenabile coraggio chi per la propria glacialità, ma Ayrton Senna ha segnato questo sport grazie un intelletto raffinato e ad un fascino che nessuno ha saputo eguagliare.

Guidava come un uomo posseduto, parlava spesso del proprio rapporto con Dio, aveva una fierezza da eroe leggendario.

Introspettivo e passionale all’estremo, si spingeva costantemente alla ricerca dei propri limiti; una ricerca che aveva una componente di misticismo e di interiorità. Tentava di andare più veloce degli altri ma soprattutto più veloce di se stesso.

Biografia:

Ayrton Senna da Silva naque il 21 marzo 1960, in una ricca famiglia brasiliana, dove, con il fratello e la sorella, potè godere di una educazione privilegiata.

In carriera non ha mai avuto bisogno di correre per guadagnare denaro ma il suo amore profondo per le corse iniziò precocemente a 4 anni quando il padre gli regalò il primo go-kart.

Da ragazzo seguiva con trepidazione i Grand Prix in televisione. A 13 anni corse la prima gara ufficiale con un kart e subito vinse. Otto anni dopo andò in Gran Bretagna a correre con le monomarca, dove in tre anni vinse cinque campionati. Decise, quindi, di abbandonare l’idea di un futuro nell’attività di suo padre in favore della propria irrefrenabile passione.

In F1 debuttò con la Toleman nel 1984.

Proprio con la Toleman a Monaco espresse uno dei suoi capolavori correndo sotto una pioggia torrenziale una gara perfetta tutta all’attacco, una gara dove sarebbe certamente arrivato primo se la competizione non fosse stata interrotta a pochi giri dalla fine. Arrivò secondo dietro alla McLaren di Alain Prost, impressionando tutti i responsabili delle principali scuderie. Considerate le risorse limitate della Toleman, inadeguate per la propria ambizione, l’anno seguente Senna acquistò un contratto con la Lotus, dove in tre stagioni mise in mostra le proprie doti con ben 16 pole position (alla fine il proprio record fu di 65) e 6 vittorie.

Quindi nel 1988 arrivò il salto di qualità con la McLaren, dove rimase 6 stagioni, vincendo 35 gare e tre Campionati del Mondo. Nel 1988, quando la McLaren-Honda vinse in totale 15 delle 16 gare, Senna sconfisse il proprio compagno di squadra Alain Prost otto vittorie a sette e si aggiudicò il suo primo titolo.

Successivamente i due piloti divennero protagonisti di una rivalità acerrima e a volte sleale.

Nel 1989 il pilota francese conquistò il titolo buttando fuori pista Senna alla chicane di Suzuka.

“A sei giri dalla fine, i due contendenti si ritrovarono a lottare per la prima posizione quando Prost chiuse bruscamente la traiettoria a Senna durante un tentativo di sorpasso di quest’ultimo.

Prost terminò la propria gara, Senna invece ripartì grazie a una spinta dei commissari, e attraversando la chicane rientrò in gara, pur con l’ala anteriore danneggiata per il contatto col francese. Dopo la sosta ai box e una rimonta da grande campione, come solo lui poteva fare, Senna riuscì a tagliare per primo il traguardo, dopo aver superato Alessandro Nannini nello stesso punto del tracciato e con una manovra analoga a quella tentata con Prost.

Il brasiliano venne, però, squalificato dai commissari di gara per essere rientrato in pista tagliando la chicane. Nannini vinse quindi la sua unica gara in carriera e Prost poté fregiarsi del suo terzo alloro mondiale, sottraendo il titolo iridato a Senna, in maniera quanto meno dubbia.

L’episodio inasprì definitivamente i già compromessi rapporti che Senna aveva col compagno di squadra e con tutta la Federazione, a quel tempo retta da Jean-Marie Balestre (francese come Prost). Seguirono una serie di polemiche durante tutto l’inverno dell’anno: Senna, profondamente rattristato e scoraggiato, considerò il ritiro dalle corse, parlando di cospirazione ordita dal Presidente della FIA nei suoi confronti, mentre la Federazione minacciò al brasiliano la revoca della superlicenza per guidare in F1 e gli venne inflitta una squalifica di sei mesi con la condizionale.

Per rendere pubblica l’ipotesi di una cospirazione di Balestre e della federazione nei confronti del pilota brasiliano a vantaggio del francese e connazionale Prost, il direttore della McLaren Ron Dennis, alla vigilia del GP d’Australia, ultimo appuntamento di quella stagione, decise di mostrare su un maxi-schermo in una sala d’albergo gremita di giornalisti, alcuni filmati che dimostravano chiaramente come tutti i piloti in circostanze di gara simili avessero fatto la stessa manovra di Ayrton (passare tra le barriere di pneumatici all’esterno della chicane) senza subire alcuna penalità e di come il regolamento fosse stato manipolato solo per quell’occasione.” (fonte Wkp)

Nel 1990 Senna restituì “il favore” a Prost (passato alla Ferrari dopo le polemiche dell’anno precedente) buttandolo fuori pista alla prima curva del circuito giapponese, vincendo il suo secondo campionato.

Il terzo titolo del pilota brasiliano, arrivò nel 1991, una stagione in cui espresse tutta la propria maturità e la propria ossessione per la perfezione.

Alcune delle sue più grandi prestazioni arrivarono con la McLaren, dopo di che si trasferì alla Williams per la sfortunata stagione del 1994.

Il Mito:

Al di là della propria genialità alla guida Senna è stato uno dei personaggi più interessanti del circus.

Seppure minuto di statura possedeva una forte presenza fisica, e quando parlava, con i suoi profondi occhi castani e la voce tremante d’intensità, la propria eloquenza era affascinante tanto da ipnotizzare i presenti. Il pregio di Ayrton è stato di aver messo in questo sport tutto se stesso, la propria anima, le proprie emozioni, la propria ricerca di perfezione e di Dio.

Quando rivelò questa sua relazione mistica, Alain Prost ed altri affermarono che era un pazzo e pericoloso perché pensava che Dio fosse il suo co-pilota.

La verità è che quando correva aveva una carica inarrestabile, viaggiava lontano, così come avvenne nel Gran Premio di Monaco 1988, dove confessò di essere entrato in uno stato di grazia della mente che lo spinse giro dopo giro ad andare sempre più veloce oltre ogni limite.

“Ho capito di essere entrato in una dimensione che era ben oltre la mia comprensione cosciente”, affermò riguardo quella giornata.

Quindi, aggiunse:

“Nel 1988 a Monaco durante le prove avevamo le gomme da gara non quelle da qualifica, cosi la pressione degli pneumatici durava giro dopo giro. Non solo un giro. Ero arrivato ad un punto dove ero due secondi al giro più veloce del mio compagno di squadra che stava usando la stessa macchina e lo stesso motore. Ma improvvisamente mi resi conto che stavo andando troppo veloce. Che non c’era più margine per l’errore. Quando ho sentito questa cosa dentro di me, ho alzato il piede. Ad un certo punto il circuito non era più il circuito ma solo un tunnel. Ho detto a me stesso: oggi è un giorno speciale. Non uscire più in pista. Sei vulnerabile!”.

Senna aveva raggiunto a Montecarlo, il circuito che più amava, una specie di catarsi. Si era reso conto che non poteva fare di più, che Montecarlo gli aveva fatto tirare fuori il suo limite, oltre il quale non poteva più andare.

Il giorno dopo in gara al 56esimo giro, forse a causa di una perdita di concentrazione, Senna colpì leggermente il muro della curva Portier. Perdendo una gara che stava ampiamente dominando.

Disse, allora, che era consapevole della propria mortalità e la paura gli era necessaria per controllare l’estensione dei confini, ma dentro si sentiva in dovere di esplorare e di andare oltre.

Ayrton, considerava le corse come metafora della vita e utilizzò la guida come mezzo per analizzare il proprio io.

“Per me, questa ricerca è affascinante. Ogni volta che spingo, trovo qualcosa di più, ancora e ancora. Ma c’è una contraddizione. Nello stesso momento in cui divento il più veloce, divento enormemente fragile”.

Il suo animo non escluse, anche, sentimenti profondi per l’umanità più povera e in particolare i per bambini ed per i diseredati del Brasile cui donò molti dei suoi guadagni.

All’inizio del 1994 aveva parlato del suo futuro, dichiarando:

“Voglio vivere pienamente, in modo intenso. Non vorrei mai stare in disparte, affetto da malattia o infortunio. Se mai capiterà di avere un incidente che alla fine mi dovesse costare la vita, spero possa avvenire in un istante.”

E così accadde, il 1° maggio del 1994, durante il Gran Premio di San Marino, mentre era in testa alla gara la propria Williams, probabilmente a causa della rottura dello sterzo, deviò improvvisamente fuori pista colpendo il muro di cemento alla curva Tamburello.

Dopo Ayrton Senna, arrivarono altri campioni, Michael Schumacher, in particolare, capace di superare ogni record di vittoria, con ben 7 titoli mondiali. Ma era già terminata da tempo con Ayrton Senna l’era romantica della Formula 1, quando ad ogni gara s’incendiava il cuore degli appassionati.